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  1. #1

    rete aziendale.. cosa possono vedermi?

    beh nn sono ancora così esperto e nn vogliatemi se la cosa è banale (ma non credo). Per semplicità il pbm lo pongo come fosse mio:
    lavoro in una azienda, c'è ovviamnete la rete aziendale, stanno impostando le cose per farmi acceder ad internet. Il server fino a che punto "registra"? spiego meglio.. immagino che si saprà che siti guardo e come uso internet.. ma se immetto qche password c'è possibilità che il server la prenda e la sput**ni al tecnico o chicchessia amministratore che voglia saperla?

    tutto qua.. io qke risposta ce l'ho ma vorrei saperene di +! grazie
    if u think u'r too small to make a difference, try sleeping with a mosquito!!

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  2. #2
    Utente di HTML.it L'avatar di barney09
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    è possibile che il tecnico sniffi tutto cio che passa dal tuo PC...

  3. #3
    Utente di HTML.it L'avatar di indre
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    re

    esatto sei nelle mani dell'amministratore di rete...
    come diceva barney09 un semplice sniffer come tcpdump e ti vede tutti i tuoi bei dati che passano dalla rete.
    che ingiustizia
    When I was young I used to pray for a bike. Then I realized that God doesn't work that way. So I stole a bike and prayed for forgiveness.

  4. #4

    beh..

    e la privacy dove va finire? io ero sicuro di questo e infatti la persona ke mi ha kiesto questa cosa è rimasta un pò turbata sentendosi dire da me:"l'amministratore se vuole sa vita morte e miracoli del tuo computer"..
    nn dico che nn devono esserci controlli.. ma poi ki me lo dice ke l'amministratore per pura curiosità (e ki nn ne ha!)mi controlla la posta? o facesse qcosa ke è effettivamente punibile da legge? meglio quali sono le clausole?
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  5. #5
    Utente di HTML.it L'avatar di indre
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    re

    beh hai ragione ma può benissimo guardare la tua posta e non te ne accorgi nemmeno.. può capitare.. ma hanno di meglio da fare...
    When I was young I used to pray for a bike. Then I realized that God doesn't work that way. So I stole a bike and prayed for forgiveness.

  6. #6

    ok hanno da fare..

    nn lo metto in dubbio.. ma è pioi così semplice? intendo io ke nn ne capisco una mazza posso riuscirci? No xkè l'idiota figlio del proprietario dell'azienda (pirla.. in quanto pure milanese.. nn vogliatemene per carità) ha così minacciato la persona in questione (ke poverina grazie ad internet fa le cose 20 volte + velocemente -> efficienza): "Internet te lo mettiamo, ma attento a quello ke fai xkè IO vedo tutto".. certo qui già ci sarebbero i presupposti per una bella denuncietta.. ma vogliamo essere buoni.. il tipo è buono solo ad aggiungere un utente (ke difficoltà) secondo voi riesce a monitorare?

    ah poi altra cosa strana.. in questa rete i computer accedono senza password.. come fanno ad identificarli?? (infatti volendo al momento dell'accensione di winzoz se alla rikiesta della passwd clikki annulla accedi comunque..)
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  7. #7
    Utente di HTML.it L'avatar di indre
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    re

    questa non mi è piaciuta..
    pirla.. in quanto pure milanese..


    comunque ci sono molti programmi per vedere cosa fai.. stabilire se legittimo o no non è cosa semplice..
    comunque non è una cosa così difficile...

    leggi questri articoli.. scusa la lunghezza ma potrebbero darti delle info in più..
    -----------------------------------
    State leggendo queste pagine dal posto di lavoro? Attenzione: se siete collegati dagli Stati Uniti, può darsi che la vostra azienda stia registrando il percorso della vostra navigazione. Ci auguriamo quindi che vi siate tenuti lontani dai giochi online o, ancor peggio, dai frequentatissimi siti costellati di signorine discinte. In questo caso, il capufficio potrebbe convocarvi per chieder conto di come passate il tempo sulla Rete e, nei casi più gravi, perfino licenziarvi. Un vento di intransigenza sta infatti attraversando molte aziende americane che, dopo aver investito per anni soldi e risorse umane nell'alfabetizzazione informatica dei loro dipendenti, cominciano a interrogarsi sulle ricadute negative dell'uso del computer, e soprattutto di Internet, nel luogo di lavoro.
    Che aumentino la produttività non sembra esserci dubbio. L'impiegato che dispone di un computer e di un modem lavora meglio e di più: ma siamo proprio sicuri che stia lavorando? Fino a poco tempo fa, le aziende tendevano a chiudere un occhio sui giochi: in fondo, il tempo passato con Tetris o con gli immancabili solitari elettronici poteva servire a familiarizzare l'impiegato con il computer e col mouse. Ma l'arrivo di Internet ha cambiato molte cose, sollevando questioni che toccano, oltre alla produttività, anche lo spinoso problema della privacy. Secondo una recentissima indagine commissionata dalla Novell, un lavoratore maschio su quattro userebbe l'accesso aziendale a Internet per "collegarsi con siti pornografici durante le ore di lavoro". Altri dati parlano di una media di 10 ore settimanali passate dai dipendenti a scambiare email personali o a effettuare ricerche su Internet non strettamente collegate ai loro compiti lavorativi. E non si contano le ore passate sui giochi anziché sui fogli di calcolo. L'altra faccia dell'aumento di produttività, insomma, sarebbe un aumento delle occasioni per perder tempo e per sfruttare le attrezzature aziendali per scopi completamente diversi da quelli a cui sono destinate. Per certi versi, siamo di fronte alla versione high-tech dell'eterno braccio di ferro tra impiegato e datore di lavoro, ma come spesso accade con le nuove tecnologie, i confini tra diritti e obblighi sono ancora tutti da definire.

    Negli Stati Uniti, il monitoraggio dei collegamenti Internet dei dipendenti si diffonde a macchia d'olio. Un software molto diffuso, battezzato con ironia forse involontaria "Little Brother", permette tra l'altro di controllare quali siti si visitano, quanto tempo si passa su ciascuno e cosa ci si fa. Inoltre, individua quali utenti vanno nelle chat-rooms e quali nei giochi, suddivide i siti in categorie e blocca quelli "improduttivi", calcolando anche la perdita di risorse derivata dall'uso "improduttivo" di Internet e della rete aziendale. Sul fronte dei giochi non in linea, ci sono programmi che controllano periodicamente il calcolatore cancellando all'istante qualunque copia di software non autorizzato. Perfino il Congresso degli Stati Uniti è stato investito del problema: qualche giorno fa, il Senato ha approvato all'unanimità un emendamento anti-giochi. Se supererà il voto finale (ma i costi dell'operazione sono ancora da stabilire), tutti i computer federali dovranno essere bonificati da ogni genere di gioco e sarà categoricamente proibito acquistare nuove macchine con giochi pre-installati.

    La legalità di queste misure è apparentemente indiscutibile, anche se c'è chi ha parlato di integralismo. I computer e i modem che si trovano sul luogo di lavoro sono di proprietà dell'azienda e per quanto si possa percepire la propria macchina come "personale" in realtà non lo è per nulla. Ma fino a che punto può arrivare il diritto del datore di lavoro di leggere files o messaggi di posta elettronica? Chi stabilisce (e chi fa rispettare) il limite tra il legittimo controllo sull'uso delle attrezzature e l'illecita intrusione nella privacy del dipendente? Un messaggio di posta elettronica può rivelare informazioni sulle tendenze sessuali, religiose o politiche della persona, che rientrano in una sfera rigidamente tutelata dalla legge. Senza contare i casi in cui è arduo stabilire un confine tra usi privati e usi aziendali: l'informazione e l'aggiornamento via Internet vanno a vantaggio del dipendente come di chi gli paga lo stipendio. In realtà, fanno notare alcuni esperti di gestione aziendale, il problema reale non sono i giochi o le visite ai siti porno, che sono solo l'evoluzione tecnologica del folclore burocratico della pausa caffé. E' il concetto stesso di produttività ad essere rimesso ancora una volta in discussione. Il grado di indipendenza consentito dal computer e rafforzato dal collegamento ad Internet è un elemento fondamentale dell'aumento di produttività; l'autonomia di scelta del dipendente su come svolgere il proprio lavoro si riflette in maggiori profitti per l'azienda. Irrigidirsi ed esasperare i controlli può far perdere proprio gli aspetti più positivi dell'ingresso dei personal computer e della Rete nelle aziende, facendo retrocedere lavoratori potenzialmente creativi al ruolo di semplici esecutori, anche se digitali. Insomma, sia per i lavoratori che per le aziende, si tratta di stabilire a quale tipo di produttività si vuole puntare.

    Questione 8

    Quali tutele ha il lavoratore contro possibili intrusioni di estranei sul suo computer, o contro controlli della sua attività lavorativa effettuati tramite il suo computer?

    L’informatizzazione della nostra società è ormai un fatto acquisito e pacifico e le persone che utilizzano un computer sul luogo di lavoro sono ormai numerosissime. Nei loro confronti si pongono alcune questioni giuridiche: in che limiti, innanzitutto, il lavoratore dipendente può utilizzare il computer aziendale, di cui abbia l’uso, a fini personali? In che limiti il datore di lavoro può accedere al computer utilizzato dal dipendente e rilevare i dati inseriti, sia personali che lavorativi? Per i computer collegati in rete, ma anche per i computer privi di password, poi, quale protezione può porsi nei confronti delle attività lavorative svolte con il computer, da modifiche o intrusioni arbitrarie da parte di altri soggetti?

    Premesso che manca radicalmente una normativa specifica su questi temi, e che neanche la recente legge sulla tutela della privacy si occupa di questi argomenti, si può rispondere alla prima domanda sostenendo che l’uso personale del computer, da parte di chi ne abbia l’utilizzo per ragioni di lavoro, è da ritenersi legittimo, alla stessa stregua dell’uso di una penna aziendale, a due condizioni: la prima, che l’uso personale avvenga fuori dall’orario di lavoro (nell’intervallo per il pasto, alla fine dell’orario), la seconda, che l’utilizzo personale non presupponga l’installazione di un software che impedisca o comunque diminuisca le capacità del computer ai fini lavorativi.

    La seconda questione può invece ritenersi normativamente regolata dagli articoli 4 e 8 dello Statuto dei lavoratori. Il datore di lavoro non può accedere all’archivio del computer assegnato in uso al dipendente. Se ciò accadesse verrebbe in primo luogo violato l’art. 4, che sancisce il divieto per il datore di lavoro di controllare a distanza (che in questo caso sarebbe temporale) e con particolari apparecchiature (in questo caso il computer) l’attività lavorativa dei dipendenti. Ma verrebbe violato anche l’art. 8, che sancisce il divieto di indagini sulle questioni personali del dipendente, in quanto nell’ambito dello spazio personale del computer potrebbero essere reperiti documenti personali su questioni politiche, sindacali, religiose, sessuali, con ciò violando la sfera di riservatezza che la legge riconosce al dipendente.

    La terza questione riguarda vicende, già realizzatesi nella pratica, di soggetti che per motivi personali, ma illeciti, danneggiano il lavoro compiuto da colleghi di lavoro, introducendosi, attraverso il sistema in rete o attraverso altri accessi abusivi, nell’archivio elettronico altrui, manomettendolo o danneggiandolo o modificandolo, creando comunque un danno all’utente e all’azienda. In materia l’unica protezione possibile può essere rinvenuta nell’installazione di sistemi informatici di protezione che impediscano l’accesso a terzi del lavoro compiuto, o, nel caso di necessità di intervento legittimo di terzi, consentano comunque di individuare il soggetto che ha operato le modifiche, attraverso il riconoscimento di una Password o di una User-Id.
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  8. #8

    molte grazie..

    questo articolo mi ha rassicurato su molte cose e skiarito le idee... thanks

    per il "pirla" è pirla.. "è pure milanese".. beh lasciamo stare.. ovviamente nn tutti i milanesi sono uguali.. c'è anke di peggio!
    skerzo..ciao e grazie ancora
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  9. #9
    Prova a leggere qui:

    http://www.infovr.it/infoverona/fatti99/99824crp.htm

    Ad ogni modo l'azienda dovrebbe provvedere a stilare una politica per la sicurezza e il controllo della rete, e farla firmare ai dipendenti.

    Se esiste questa policy, che per esempio avverte i dipendenti che qualsiasi e-mail può essere controllata dal datore (in quanto deve essere attinente al lavoro e non a fini personali), i dipendenti non possono poi contestare eventuali controlli.

    Al contrario, se non esiste questa informativa approvata dai dipendenti, qualsiasi controllo sull'attività del computer del dipendente può essere illegale. Nel caso particolare dell'e-mail, l'articolo 15 della Costituzione sancisce che la libertà e la segretezza della corrispondenza sono inviolabili (corrispondenza epistolare ma anche elettronica, perchè sono equiparate).

  10. #10
    Utente di HTML.it L'avatar di indre
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    re

    mitico..
    buono a sapersi
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