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vanloon
30-09-2005, 10:10
M'ha colpito molto questo articolo tratto da "Il Messaggero"
(http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050929&ediz=01_NAZIONALE&npag=1&file=MARIDA.xml&type=STANDARD)

Balla Chiara, balla sul cubo luminoso, balla seminuda, scintillando come un frammento di stella intrappolata. Balla lassù, levitando in un paradiso di sogni ciarlatani, galoppando al ritmo di fasci di luce intermittenti, del cuore raggirato, della musica house che sfonda il cervello. Cori tribali: eddàje-eddaje-eddàje, ebbòmbe-ebbòmbe-ebbòmbe , le canne, marjuana. Chiara, quattordici anni il mese scorso. Mosse goffe e sensuali, grazia puerile, acerba. Chiara impacciata, con le mani che scendono a sollevare pochi centimetri di gonna, le dita che sfiorano la sua stessa pelle o quella delle altre, onde di chiome seriche nell’aria, spina dorsale flessuosa, e davanti un tubo di ferro, che scende dal soffitto. lei scivola, s’avvinghia. Muscoli compatti, ventre piatto, arti snodati che sembrano senz’ossa, brava la prof di ginnastica della seconda media, l’anno scorso, brava la mamma, che schizza dall’ufficio per portarla a danza. Sabato. Sulla pedana Chiara, cubista di discoteca pomeridiana. Cubista per minori. Orario: sedici-diciannove. Età degli avventori: sedici-dieci. Benvenuti ragazzi. E benvenuti anche a voi, cari bambini. Oggi niente compiti, domani niente scuola. Sabato, finalmente, anche se qui non ci sono donzellette che vengono dalla campagna.
C’è una ragazzina, invece, che chiameremo Chiara, viene dal quartiere Trieste. E ci sono le altre. «Mi hanno selezionata tra quasi duecento. E’ fic o. Ti guardano tutti. Puoi guadagnare. E’ il primo giorno, vediamo se piaccio, poi parleremo di soldi». Mamma non lo sa. Mamma, comunque, non potrebbe entrare. Vietato l’ingresso agli adulti ed alle adulte, mamme comprese, mamme soprattutto. Entriamo con uno stratagemma. E fortuna per te che non ci sei, mamma di Chiara, e sfortuna per Chiara, invece: se mamma ci fosse, verrebbe trascinata via dalla pedana, dove se ne sta a far guizzare i fianchi oltre qualche centimetro di stoffa, a farli oscillare assieme a qualche centinaio di sguardi affamati, a dominare un tappeto di ciuffi e di riccioli sudati, di visiere e di baschi, di epidermidi acneiche tutte in fiamme. Cinquecento, mille. Ne balza fuori un flusso imbizzarrito di mani rapaci, si allugano per sfiorare Chiara, fotografarla e filmarla con i cellulari, così da portarsela a casa, e custodirla. S’accalcano ai suoi piedi. Venerano le caviglie esili, barcollanti sui tacchi alti, raso nero, le scarpe da sera della mamma. Chiara e le altre: quattordici anni o quindici, qualcuna tredici, dodici talvolta, altre, più rare, sedici, le veterane. Terza media, quarta ginnasio, quinta, poi basta, troppo grandi. Famiglie borghesi o popolari, ignare. Chiara: «Mi hanno detto che puoi guadagnare tra i quindici e i cento euro». Interpelliamo un gestore: «Ma no, niente soldi, si figuri, entrano gratis, e offriamo loro da bere coca-cola». Laura è molto bella. Dice che a lei hanno offerto molto, però ha rifiutato. «Volevano che compilassi una scheda, nome, età, una foto in bikini. E magari poi ti ritrovi la foto sul sito del locale». Cerchiamo il sito. Bloccato. «In costruzione».
E intanto benvenute sul cubo, ragazzine. Trucco pesante, come le bimbe a Carnevale. Seni in germoglio sotto la trama di un top traforato. Biancheria intima in guizzo da ogni centimetro di pelle. Reggiseni che qualche volta saltano per aria. Pelle compatta, luccicante di strass e di sudore. Flussi di fumo bianco, ormoni in tempesta, caldo. Aria densa, malsana. Marco, 16 anni, ha nuotato nella calca imbizzarrita, all’ingresso, ma poi non è entrato. «Ho sedici anni, sono troppo grande. E poi li vede? So’ bbori, vengono da Talenti o Vigne Nuove, pedofili diciottenni a caccia di qualche femmina undicenne. Fanno casino, spacciano gesso per droga. E poi rischi di calpestare i pischelleti, bimbe vestite da m..tte , bimbi che si toccano sui divani, fanno girare le canne nei bagni, guai se li becca il buttafuori». Canne? «Le portano da casa». Come la merenda. «Robb a da ridere, non trova?». Non ridiamo.
Migliaia, solo nelle due ”disco” più frequentate, nel giorno di apertura. Undici euro a cranio, anche grazie all’infaticabile lavoro dei pierre : dieci, undici, massimo quindici anni, piccole, laboriose formichine. Durante la settimana, distribuiscono ingressi nelle scuole. Prendono una ”tangente”. Fiumi di coca-cola, aranciata, succhi di frutta. Alcol? Tu ne hai mai visto, Marco? «Spesso s o ’mbriachi . I buttafuori li cacciano. Bevono, ma non so dire se bevano qua dentro». Ed ecco le cubiste. Sciamano giù della pedana, fradice, senza fiato, gorgheggiando. Visi rotondi, guance arrossate, piccole mele acerbe. Esili nuche infantili semi-strangolate dalle spalline dei reggiseni per issare il petto, piccoli cigni al laccio. Sguardi velati, vocine stridule, fresche, radiose, bugiarde, manipolatrici. Chiara: «Esco in camicetta e gonna, dico che vado al cinema, a fare shopping, a ballare, così non è una menzogna. Mi spoglio e mi trucco in camerino. Qui trovo i reggiseni e il top, gli slip o il perizoma, gli strass , quello che serve». Giorgia, tredici anni: «Mamma? Neppure sospetta, dice che sono tanto brava, si vanta di me con le sue amiche». Soldi? Arianna, 13 anni: «Le più piccole no. Tipo la sorellina di un’amica mia, undici anni. Ha ballato con indosso un pareo. Le hanno dato solo coca-cola. Noi, invece, trattiamo con gente di diciassette, diciott’anni. Puoi guadagnare bene, ma dipende». Da cosa? Carlotta: «Da come balli. Da come sei fatta». E che ne dite di quel che si vocifera, cioè che dovete essere un po’ disponibili, andare nei camerini con quelli che contano, d j , gestori? Ridono. «E allora? Certi sono strafichi, ’bboni da paura». Magari inventano, sono bambine. Magari.
Piero è un gestore, diciannove anni. Siamo qui, gli mentiamo, per un casting di piccole danzatrici, alla tivvù. «Fiiico! Facciamo un co-marketing . Lei pubblicizza il casting , io gliele faccio ballare tutte qui, vedrà, vengono in trecento. La lista? Non gliela posso dare. I genitori non ne sanno niente». Compensi? «Cento, centocinquanta le migliori». Sesso? «Hai voglia! Vengono loro da te, se tu hai potere». Chissà se è vero. Chissà chi usa chi. Chissà se si tratta dell’anticipazione precocissima di un gioco delle parti antico, degradante. Oppure di un’inversione di ruoli, l’ultimo passo dell’emancipazione femminile, la sua evoluzione estrema ed imbrogliona. O forse si tratta di un fenomeno genetico, una moltiplicazione di ninfette nabokoviane, di Lolite. E se fossero, invece, solo bimbe incoscienti, Barbie in discoteca, giochiamo alle ballerine, all’ entraineuse s? Più verosimilmente, sembrano figlie della Repubblica delle Veline, scoperto e descritta anche dal New York Times. Ma sembrano soprattutto naufraghe in un vuoto, travolte con gli altri da una specie di auto-consumismo, da una contaminazione, da una catena di assenze, di disattenzioni, da un mancato controllo, da un mancato allarme. Sfruttate, in ogni caso. Ostaggi inconsapevoli di una rete invisibile, intrappolate nella trama della loro stessa, sventata leggerezza. Una simile a quella che tempo fa, raccontano, fu issata sotto il soffitto di un locale. E loro là dentro sospese, a denudarsi, a dimenarsi come pesciolini. Magari è una leggenda. Magari, invece, è stato uno dei soliti ”eventi speciali”, il Tresca party, miss Intimo, miss Maglietta Bagnata, Sexy Spring party, Schiuma party. E tutto che ruota sempre attorno alle cubiste. Reclutamento per passaparola, e-mail , sms , abbordaggi a scuola o in discoteca, selezione, piramide rovesciata, ci spiegano, «come a miss Italia». In agosto si sono presentate in cento, per uno dei locali. Adesso sono venti. Ed ora ballano, spregiudicate e innocenti, vulnerabili, bisognose di essere protette da se stesse. Ballano, e sono il motore dell’impresa. L’attrazione. L’oggetto di culto, nei blog dei locali. «Le vostre so’ sfigatelle, le cercano tutti per vivere 40 secondi da campione. «Le nostre, se ballano tutta acchittate , ai ragazzini je pja un embolo». «Da noi la cosa bella -scrive Giovanni- è quello che fanno dentro i camerini». Segue un elenco dettagliato. Luca invoca prezzi più modici. Andrea informa che Lisa è incinta, per colpa di uno ”smanicato”, sprovvisto di preservativo intatto. Un coro di cubiste insorge: «Ve sfonniamo, ci vediamo al ponte». Attenti al nuovo club delle ragazze, femmine di palestra, bulle, se occorre, e predatrici. Alessandro: «Scelgono loro chi portarsi in camerino». Diamo un’occhiata ai camerini. Vietato l’ingresso. Qualcuno entra. Si intravede una fuga di piccole stanze, specchio, armadio, puff. La porta si richiude.
Abbiamo usato un trucco, per entrare. «Cerco mio figlio è urgente», «non può entrare», «chiamo la polizia, sono una mamma». Infine la mamma, in quanto tale, viene scortata da un gorilla. Eccoci qui, adulte accompagnate tra bambini alti un metro, si annoiano, vagano inoccupati tra i divani sui quali si ”tresca”. ”Trescare”, attività emergente tra i più grandi. Ed i bambini? Per tutti loro che cosa si organizza? Spiega un gestore, sul blog : «Lo so, danno fastidio, giocano, litigano. Ma, senza di loro, la gente come me non riuscirebbe a guadagnare nulla». Perle di saggezza. Ammette: «Era più bello prima, senza i piccoletti. Ma ogni stagione è diversa da un altra». Questa è la peggiore.

(Continua)

vanloon
30-09-2005, 10:11
(http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050930&ediz=01_NAZIONALE&npag=1&file=MARIDA.xml&type=STANDARD)

Onde fluttuanti, imbizzarrite, gonfie di adolescenti. Allagano alcune strade di Roma, tracimano fin dentro ai vicoli, schiumano rabbia, tensione, ansia febbrile.. Entrare, entrare, bisogna farcela, non restare fuori. Febbre del sabato pomeriggio, nel cuore di Roma. Migliaia di ragazzi, quindici, dodici, undici anni. Ore sedici, aprono le ”disco” pomeridiane. Barriere travolte da cavalloni altissimi, gonfi di chiome setose e di berretti, fragranti di profumo e deodorante, staripanti di epidermidi imbrunite con nicchie affrescate da tatuaggi, di t-shirt striminzite, di camice candide, di jeans in caduta verso il pube, con scorcio sull’intimo, griffato. Grida, spintoni, rabbia in eruzione, t’ammazzo , te do’ foco, sei un negro, ebreo, fallito . «Sei peggio di un bimbo iracheno». Ragazzine in fuga, ragazzini di undici o dieci anni sbatacchiati come foglie al vento. Rissa. Quest’oggi c’è quella coi caschi delle moto. Buttafuori in azione pacifista. Tregua. «Ma ci vediamo al laghetto dell’Eur, più tardi», dopo le diciannove, quando la ”disco” chiude, e poi la notte è lunga. Là si faranno i conti, «porto un amico mio che ha buttato due negri giù dal ponte», «ti faccio sputare le budella», e boia chi molla.
Ma intanto aprite un varco, grida Luca, lasciate passare le cubiste, soprattutto Arianna, la più bella, la sua ”scoperta”, selezionata a scuola, lei terza media e lui seconda, durante la ricreazione. E’ grazie a lei che Luca, forse, realizzerà il suo sogno, farà ”carriera” nello staff della ”disco”. Luca ed Arianna, tredici anni a testa, ventisei in due. Parti in commedia: il boss e la ragazza. Copione classico, sesso, potere, soldi, qualche inganno, e un po’di violenza tutt’attorno. Amore no, i cuori sono acerbi. Scena: luci postmeridiane settembrine, discoteca. Ed oltre le sbarre di ferro a doppio giro, oltre le spalle tetragone dei buttafuori in grande affanno, comincia l’incantesimo. Varca la sbarra lei, camicetta Florence, pantaloni Carhart, trucco leggero come piace a mamma, che ignora la trasfigurazione che sta per consumarsi dentro al camerino: rossetto, occhi bistrati, pochi centimetri di stoffa addosso, tacchi a spillo, e poi danze sul cubo. «Devi abbracciare le altre», le hanno suggerito, sembrare un po’ sensuale, mostrare il talento addestrato davanti alla tivvù, con le Veline, perfezionato davanti allo specchio, quando mamma esce. Ed eccola in azione, Arianna, discinta, davanti a una platea in delirio. Incantesimo valido fino alle diciannove, poi a casa, calzando possibilmente entrambe le scarpette, quelle sportive, non coi tacchi a spillo. Gongola Luca, il talent scout. Forse ora lui salirà di un gradino, sarà coordinatore, invece di pierre.
Pierre, pubbliche relazioni, le piccole colonne delle ”disco”. Quindici, dodici, undici anni. E’ l’esercito alacre votato alla causa della ”disco”, vigile contro la crisi degli incassi. Centinaia. Vendono biglietti nelle scuole. Anzi, ”prevendono”: si pagherà all’ingresso. Durante la settimana, i pr dispiegano sui compagni di scuola il repertorio della propaganda, se occorre del bullismo: vediamo chi sta con quelli fichi e chi con i poppanti, chi entra nel gruppo e chi ne resta fuori, i soliti, i secchioni , quelli che studiano ed hanno la fissa dello sport, quelli con la mamma che rompe, ragion per cui verranno emarginati, talvolta insultati, ed ogni tanto menati, quando occorre. I pr sono divisi in gruppi. Schierati in competizione tra di loro. Ubriachi di incitamenti, gasatissimi, rintronati da un pressing ossessivo, seppur sgrammati cato. Fomentati, si dice così. « Fomentatevi al massimo», sprona il capogruppo, dal sito della ”squadra”. E allora tutti in gara, seguendo, all’occorrenza, la strategia dei trainer , e i suoi soggerimenti: «risolvete i conflitti faccia a faccia come avete sempre fatto, fino a che uno dei due non piangesse ». Perciò gioco di squadra, regole flessibili, possibilmente trucchi per sfilare ”paganti” agli avversari.
Paganti: unità di misura universale, nelle baby-disco. Perimetro di un microcosmo dilatato dai trucchi dell’immaginazione, trappola per ragazzini. Caccia al tesoro, un tesoro tossico, precoce miscela avvelenata, potere, prestigio, affari, soldi. Belli ricchi e felici, ammalia il ”promo” sul web . Vieni con noi, fai anche tu il pr , «potrai far carriera nelle alte sfere dello staff». Perciò compila la scheda, ragazzino: nome, indirizzo, scuola. Spiega Giuseppe: un pr può ritornare a casa con le tasche piene. Anche pienissime. Riceve una ”tangente”: uno, due, tre euro a pagante, «secondo la tua posizione nello staff». Cinque livelli, stratificazione piramidale di minori, gli adulti non intervengono mai direttamente, sono nell’ombra. La cupola. Gerarchie geometriche, sinistre evocazioni. Spinge, dal sito, uno ”young boss”. «Vi voglio vedere fomentati , dobbiamo sfondare, voglio vedere quanto siete forti, per sabato voglio almeno una cinquantina di paganti, però il mio sogno è cento, il nostro gruppo diventerà un impero, saliremo sul podio, pagante dopo pagante, con sacrificio e fatica, vinceremo, i forti agiscono, i deboli soccombono, chi ci odia ci teme, molti nemici molto onore, boia chi molla». E attenti: «Non voglio scuse, mia mamma, la mamma degli altri che non ce li ha mandati, mi hanno promesso e m’hanno dato buca, i compiti..». Prendere esempio da lui, che ha raggiunto la vetta, senza lasciarsi distrarre da sciocchezze. Perciò ora scrive: «stiamo già risquotendo il massimo successo, verremo consagrati vincitori, non smetterò mai di ribbadirlo, avremo sul sito una pagina addibita, dovete credere nel nostro proggetto». E boia chi molla, manco a dirlo. Pippo non molla. Ha dodici anni, grinta, è un tajo, (divertente), esercita carisma sugli amici. «So’ capogruppo, e ce ne ho sotto quattro. Gente da cinquanta paganti a testa. Me porto a casa fino a duecento euro a sabato». Magari le spara grosse. Speriamo. Dettagli, comunque. «Ci sono le riunioni settimanali», racconta, per affinare un po’ la strategia. Pippo ne ha una personale per gli abbonamenti, convince i compagni a firmarli con un nome falso, senza dirlo a casa. «Mia madre? Dice che meglio là che in strada, dice che è un gioco, in fondo, e si guadagna bene. Però tu non scriverlo, sennò quelli ti bruciano casa». Vittorio, tredici anni, invece ha mollato. Ora si dice in giro che è «un fallito», «uno da cinque paganti». Uno che, adesso, piagnucola sul sito: «scusate, so che ho tradito la fiducia di chi ha creduto in me, ma i miei genitori hanno scoperto dagli insegnati quanto vado male, cose banali, lo so, ma non per loro, mi rifarò, a costo di rovinarmi il profitto». E poi in agosto, da Portorotondo, annuncia «la bellisima notizia: grazie alle conoscenze dei miei genitori ho ”fatto” quattro abbonamenti. Poi vi mando i dati. E forse ne ”faccio” anche degli altri». Speriamo che i genitori riconoscano Vittorio, e che lo aiutino a cambiare i sogni, un castello stracolmo di ”paganti”, i boss che lo fanno entrare nei privè .
Saloncini, dove chi conta ospita i suoi amici, per fare, tra intimi, quello che, nella calca, si fa in tanti: ballare, scambiarsi baci e carezze. Teneri amori giovanili? Macchè: tresche. Da ”trescare”. «Piacere, mi chiamo Federica, vuoi trescare?» Due chiacchiere, qualche bacio un po’ spinto, palpeggiamenti, e ciao, «magari ci becchiamo ». La ”disco” organizza il ”Tresca party”. Due magliette abbinate da un numero, un maschio ed una femmina, al via ci si cerca, ci si trova, poi si ”tresca”. A Giorgio non è piaciuto ”Schiuma party”. Dal blog del locale: «Tutti a guardare i soliti spogliarelli di Luisa e Benni, tutti a buttarsi sopra ogni anima viva nella schiuma, tutti a trescare. Le solite cose, me so’ rotto». Chicca, undici anni, vuole trescare anche lei, come le altre. Vorrebbe perfezionare un po’ il know how , chiede istruzioni. Andrea, didascalico, gliele fornisce. Lei ringrazia. Luca non tresca, è uno strafico, tutte le vogliono e lui si nega a tutte, quelle gli chiedono se almeno potrebbe vendere loro una maglietta non lavata, offrono 50 euro, anche di più per l’intimo, se vuole. Maria racconta ad Alessia che ieri ha trescato con un certo Zozzo, «ho fatto una figuraccia, ero di nuovo ubriaca». Poi chiede un consiglio tra amichette. Un certo Ricca le ha offerto 150 euro per andare oltre una semplice trescatina, «ho detto che era un po’ poco, non ti pare? Risposta al più presto, per favore» .
Magari son solo sbruffonate, fantasie, un rito ludico antico, fare i grandi. Magari. Ma forse no, forse si tratta di un’accellerazione innaturale, di un flusso avvelenato che si va allargando in certi vuoti, e si dilata, e intossica, brucia le tappe, e infine chissà dove fluisce. Una maturità sazia, piena? Un precipizio? Il segreto corre lungo il tam tam degli sms con le parole svuotate di vocali e il ritmo sincopato, ritmato da tutte quelle ”kappa”. Corre lungo le chat sempre più sboccate, provocatorie, disperate. Dirrty girl l, con due erre, scrive: «Stasera faccio fatika anke a pensare, le frasi ke diko sono insensate, non posso andare avanti kosì, basta». Solitudine? Alcool? Marjuana? Forse la seduzione prematura di quella foglia verde con dentro una faccetta accattivante, che sorride nei poster di tendenza? Vanno a ruba, talvolta destinati a certe camerette ancora arredate da bambino. Nasce una nuova categoria,i fattoni , quelli che hanno perso il conto quotidiano.
Eppure qualcuno, talvolta, ha un soprassalto. Scrive Carolina, quattordici anni. «Al ”Tresca party”, Fede, il dj , mi chiede di trescare. Finalmente. In due giorni una decina di trescate. Poi è sparito. Perchè mi trovo accanto solo gente che vuole giocare col mio corpo? Non è stupro? Qualcuno può darmi una risposta?». Marco, 14 anni, si è dato da solo una risposta. Non va più in discoteca. Una sera, gli amici gli hanno chiesto di scambiare la sua ragazza con una passeggiata. «Tu ci fai trescare con lei, noi ti facciamo fare un giro sulla macchinetta». Ha rifiutato. Lo hanno picchiato. Da allora, al sabato pomeriggio, Marco va al cinema, o in palestra.

wsim
30-09-2005, 10:17
"figlie della Repubblica delle Veline"

hotel_vv
30-09-2005, 10:19
letto tutto.

pessimo articolo. :fagiano:

seifer is back
30-09-2005, 10:22
questo è il mondo dove l'importante è apparire, e loro appaiono.
c'è un bombardamento mediatico di queste cose, le stesse telenovelas che un tempo erano drammi d'amore, oggi sono ragazze in minigonna che s'atteggiano a donne mature.

la presunzione di saper le cose solo perchè rispetto ad alcuni coetanei sono un po' meglio, e poi finiscono a mignotteggiare dove capita.

il genitore da una parte non sa e dall'altra non vuol sapere, troppoimpegnato o dal lavoro o dai suoi tanti impegni, tutti in primo piano rispetto al figlio.

potrei continuare all'infinito ma ormai è roba trita e ritrita, come i tanti siti dove le ragazzine sparano posre da modelle, convinte che ciò le faccia sentire meglio.

vanloon
30-09-2005, 10:23
Originariamente inviato da hotel_vv
letto tutto.

pessimo articolo. :fagiano:

forse, proprio perchè l'hai letto tutto, non è un pessimo articolo!

hotel_vv
30-09-2005, 10:28
Originariamente inviato da vanloon
forse, proprio perchè l'hai letto tutto, non è un pessimo articolo!

per quanto condivida quello che c'e' espresso dentro, mi pare tanto la predica del parroco in chiesa. :fagiano:

(ps. non mi andava di chiamarlo pessimo se non lo avessi letto tutto :D)

wsim
30-09-2005, 10:30
un fondo di verità ci sarà sicuramente, ma sarei curioso di sapere come ha fatto il giornalista a raccogliere tutte quelle informazioni in un ambiente che, come parrebbe dallo stesso articolo, si presenta abbastanza "mafioso"...oltre a usare il trito e ritrito sistema delle vendite piramidali...

seifer is back
30-09-2005, 10:32
Originariamente inviato da wsim
un fondo di verità ci sarà sicuramente, ma sarei curioso di sapere come ha fatto il giornalista a raccogliere tutte quelle informazioni in un ambiente che, come parrebbe dallo stesso articolo, si presenta abbastanza "mafioso"...oltre a usare il trito e ritrito sistema delle vendite piramidali...

basta mandarci un ragazzino. non sarebbe la prima volta.

vificunero
30-09-2005, 10:36
Sì ma dai ma che cazzo di genitori hanno? A dieci anni in discoteca? Ma il sabato pomeriggio che fanno? Se ne stanno tranquilli a casa con i figli in giro chissà dove? Ma non esiste.

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