Secondo me è sbagliato il presupposto:
La natura non ha trascurato la conservazione del singolo in favore della conservazione della specie.
Trovo più realistico il fatto che gli organismi che sopravvivevano in eterno annientavano le risorse del loro habitat fino alla morte dell’habitat stesso (e di tutto l’ecosistema attorno, quindi anche della specie metabolicamente eterna).
Per questo l’evoluzione ha selezionato solo esseri viventi che hanno un rapporto preciso tra durata della vita e capacità riproduttiva e impatto sul pianeta.
Una prova è il fatto che ci sono specie che vivono un giorno ma che hanno un altissima capacità riproduttiva (per esempio gli insetti), e altre specie animali (e anche vegetali) che durano invece centinaia di anni ma che hanno difficoltà a riprodursi o non hanno un impatto invadente sul territorio. Parliamo di una differenza di migliaia di punti percentuali, per cui mi risulta difficile credere che la natura non abbia saputo "andare oltre". Semplicemente non è evoluzionisticamente conveniente.
Andare ad alterare questi rapporti è seriamente pericoloso (del resto lo stiamo già facendo e il nostro pianeta infatti non scoppia di salute).

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