5 feb 2010
Le bare dei nostri cari.
Questi giorni ho dovuto seppellire mia zia.
Non aveva più nessuno. Ha perso i figli in un incidente di auto è il marito per una malattia.
Nonostante questa mia zia aveva tantissimi amici.
Lei era una persona estremamente attiva, che per noia oppure per altri ragioni dedicava
tutto il suo tempo al lavoro. Quando il lavoro non bastava , si dedicava al volontariato.
Così, nonostante la sua perfetta solitudine, abbiamo ricevuto decine di telefonate da parte di
persone che desideravano essere presenti al funerale.
Molti altri sarebbero arrivati senza alcun invito.
Dunque, il problema è che la mia zia, nonostante i suoi infiniti impegni,
non aveva risparmiato un soldo.
Cosi tutti gli oneri della sepoltura sono caduti sulle spalle dei suoi familiari ed amici.
E' vero che aveva tanti amici, purtroppo, quelli più stretti si sono dileguati
quando li ho parlato di un' eventuale colletta. Per quanto riguarda noi familiari,
siamo arrivato alla conclusione che sarebbe comunque vergognoso non provvedere da soli
alla sepoltura.
Specialmente in un paesino come il nostro, la più piccola esitazione di assumerci
la responsabilità sarebbe stata giudicata come un'infamia.
Allora abbiamo fatto i conti, risparmiato quello che si poteva, ma su una sola cosa non si poteva risparmiare: sulla bara.
La barra non doveva assolutamente essere una bara da poveracci.
Almeno non doveva dare l'impressione che i familiari della buon anima hanno buttato la salma in uno scatolone.
Vedete, gli signori che gestiscono questi affari, conoscono bene il loro lavoro.
Talmente bene da non lasciarti un' alternativa a una bara abbastanza costosa.
Momento: una soluzione c'è, però la bara a basso costo e così triste,
così meschina che anche esibirla davanti a un popolo di gatti sarebbe troppo vergognoso.
Vergognoso oppure no , non abbiamo avuto scelta. Non importa quanto abbiamo pagato,
oppure quanto dovevamo aggiungere per una sepoltura dignitosa.
Il fato sta che al cimitero la zia è arrivata in un' scatolone da pezzenti.
Almeno un una cinquantina i presenti, tutti eleganti,
tutti sbalorditi, guardavano quella bara ridicola, troppo piccola, che stava per scoppiare, come quelle rane infilate nei baratolini con alcool.
Mia zia era una donna abbastanza alta, perciò, nonostante la morte sembra rimpicciolire i cadaveri, lei rimase piuttosto alta, tanto da tenere le gambe leggermente flesse ed aperte per starci nella bara.
Cosi hanno dovuto segarli i piedi, sotto le caviglie, infilando i pezzi sotto le ascelle. Nessuno doveva sospettare niente, solo che la disgrazia fecce inciampare uno dei addetti ai lavori e questo rovescio la bara.
Mia zia cadde nella fossa ancora umida dalla pioggia, infilandosi come una freccetta com le sue gambe affilate nella terra. I piedi segati ad arte, si rovesciarono davanti agli indogliati , come compimento di un'antica maledizione.
Nonostante i ricordi di orrore, non avrei potuto agire diversamente. A quanto pare, in questo mondo le nostre disgrazie non finiscono con la vita, bensì, la materia sembra seguire un destino suo, i nostri corpi devono giocare un' ultimo
atto.

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