Originariamente inviato da wsim
Il labirinto del fauno è un film che si muove su due piani narrativi ben distinti. Uno, realistico, ambientato nella Spagna franchista degli anni ’40, nella quale gruppi isolati di partigiani repubblicani arroccati in montagna ancora resistono ai vincitori fascisti. L’altro, assolutamente fantastico, è l’universo nel quale si immerge la giovane protagonista, Ofelia, una ragazzina di nemmeno 12 anni, orfana di padre e la cui madre ha sposato in seconde nozze un capitano franchista. Il misterioso labirinto di pietra che sorge vicino al casolare dove abita Ofelia è al contempo fonte dell’universo fantastico della bambina e metafora di quel labirinto assai più reale, crudo e spietato nel quale si intrecciano le scelte, le meschinità, le passioni, gli orrori e i drammi degli uomini in ogni guerra e in ogni scontro di ideologie.
Ma non meno ambiguo, pericoloso e difficile si mostrerà agli occhi di Ofelia il mondo fantastico al quale si accede attraverso infinite scale di pietra, cunicoli fangosi e porte disegnate col gesso e nel quale si viene in contatto con mostri non dissimili dai mostri umani dell’universo reale. Eppure per Ofelia la speranza di accedere a un mondo migliore starà proprio nel superare le prove (reali e fantastiche) e nell’inseguire fino in fondo la sua fantasia.
Il film è ricchissimo di immaginazione, di simbologie, di riferimenti alla letteratura popolare e contemporaneamente traccia un quadro storico di un preciso momento di storia spagnola, nella quale preti, borghesi e fascisti avevano tolto ogni possibilità di avere un mondo dove anche la fantasia potesse avere i suoi spazi, anche per poter ridere di quegli uomini rigidi, vuoti e tutto sommato buffi che la storia aveva messo al potere.
Molto bello, splendidamente interpretato, con una fotografia e una colonna sonora veramente degne di nota.
Quattro stelline.