In parte ha ragione Cicciput. In realtà non se ne può venire a capo in un forum di webmaster perché, anche a causa del fatto che gli argomenti trattati dai siti del webmaster di turno sono diversi, si sommano una serie di visioni parziali.
Gli unici dati sicuri sono quelli che Google comunica in quanto società quotata, a causa degli obblighi che ha nei confronti della SEC.
Ma, anche in quel caso, non si riesce a chiarire più di tanto perché i dati percentuali sono aggregati.
Sono dati che non distinguono fra supersiti e siti amatoriali (con i quali il potere contrattuale è del tutto diverso, con tutto ciò che ne consegue: quella differenza di potere contrattuale è un fattore da tener sempre presente).
Quello che si sa è che:
A) Si è ridotta significativamente la percentuale che Google destina agli affiliati.
B) Si presume che sia frutto dell'oligopolio e non del monopolio, perché la stretta è stata troppo vicina temporalmente con l'operazione "Panama Project" di Yahoo sul mercato a stelle e strisce, il che fa presumere che se anche un giorno Microsoft si svegliasse dal suo sonno si "aggregherebbe" anch'essa (alla fin fine è Micro$oft).
C) E' ancora fortissimo il trend di crescita dell'advertising online. Dal punto di vista dei bilanci Google è sempre più una formidabile macchina da guerra, perché beneficia sia di quel trend che della stretta sulle percentuali.
Per contro, per gli affiliati l'impatto della stretta è inferiore del beneficio della crescita: la maggior parte degli affiliati dovrebbe avere un marginale beneficio dal trend complessivo in atto perché la crescita del mercato della pubblicità online viaggia tuttora con percentuali multiple rispetto a quelle del PIL cinese.
D) Altro aspetto, siccome per i siti minori sicuramente bigG incassa più della metà in astratto potrà anche bannare per errore, ma è del tutto impossibile che banni in malafede. Non foss'altro perché in un paio di mesi ha già incassato quello che avrebbe dovuto pagare al bannato (che spesso paga lo stesso) e tutto il resto è guadagno supplementare.
Questo è garanzia assoluta che non banni mai in malafede e, piuttosto, è una spinta ad essere prudente nei ban (cosa che, piuttosto, potrebbe innervosire gli inserzionisti, che sono un patrimonio da tutelare perché senza di loro.........).
In ogni caso, non sapendo come siano stati suddivisi i dati, se bigG avesse aumentato le percentuali che incamera esclusivamente con riferimento ai siti minori (quelli con i quali ha più potere contrattuale) per loro la crescita dell'advertising online non compenserebbe il divario, mentre le cose andrebbero più che benissimo per quelli principali.
Quello che personalissimamente presumo è che, siccome le percentuali che incamera sono analoghe in tutto il mondo (forse identiche) il trend italiano non è sfavorevole, anzi.
Questo perché sarà già davvero tanto se nel 2007 l'advertising online supererà finalmente la fatidica (e misera) quota del 2% rispetto a quello complessivo.
E' un livello quasi simbolico rispetto al 6% di Eurolandia (per non parlare dei livelli dell'Internet a Stelle e Strisce o, più in generale, anglofona).
Se le percentuali che bigG incamera/ripartisce restano analoghe a quelle degli altri paesi (e non c'è motivo che non sia così) i siti in lingua italiana hanno il "vantaggio" di aver di fronte una crescita dell'advertising online ben più forte di quella degli altri rami linguistici.
In realtà vantaggio un par di balle, realisticamente crescerà molto di più, ma solo perché siamo dannatamente più indietro.
Comunque, se uno riesce a vivere di AdSense con siti in lingua italiana adesso e senza fregare non è che abbia particolari motivi per preoccuparsi se la prospettiva sono i prossimi anni.
E men che meno si dovrebbe preoccupare chi ha siti che convertono, visto che lo sforzo è valorizzare quel tipo di traffico, a discapito di quello sostanzialmente fittizio.
Dipende da troppe cose, ma il trend complessivo non è brutto, anzi.

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