Eppure, Monti non sembra intenzionato a gettare la spugna. E l’ha ribadito parlando con qualche ministro prima della riunione del governo: «Dobbiamo dare continuità alla nostra azione».
«Non disperdere quanto fatto in questi tredici mesi. A Bruxelles me l’hanno chiesto tutti i leader europei, perfino il socialista Hollande... Ma non so ancora come, e se, è il caso di farlo. Troppe resistenze, troppe contrarietà incontra la mia scelta di impegnarmi direttamente...». Pausa: «Però ci sto riflettendo, sta valutando tutti gli aspetti e presto deciderò». Lo farà venerdì, prima dell’ultimo Consiglio dei ministri. Poi salirà al Quirinale per dimettersi. Infine, con le mani libere, alle 12 celebrerà la conferenza stampa di fine anno in cui potrebbe dare l’annuncio.
E pesa la sottolineatura del capo dello Stato, quando ha detto che affiderà l’incarico di formare il nuovo governo in base ai risultati elettorali. «Non ho mai pensato di tornare abusivamente a palazzo Chigi, di scippare la vittoria elettorale a chi l’ha legittimamente conseguita».
«Soprattutto il premier ha ripetuto e ripetuto che ci sta riflettendo. Boh?! E riflettendo su cosa?! La nascita di una nuova lista ad personam?». Uno sbocco che Bersani considera «uno sbaglio assoluto». Osservazione del suo portavoce Stefano Di Traglia su Twitter: «Se la novità politica di Monti è un’altra lista personale, significa non aver compreso le derive populistiche degli ultimi 20 anni».
La catechizzazione di Napolitano e Bersani ha lasciato il segno nell’animo del professore. Ha fatto lievitare il suo tasso di indecisione. Tanto più che c’è poco tempo per raccogliere le firme per la «Lista Monti» e «poi si porrà il problema di non imbarcare gente impresentabile...». Ma resta in campo il progetto di lanciare nel week-end un appello al Paese sulla base di un manifesto politico e di una lista con il suo nome con «le cose che non sono state fatte, quelle che ci hanno impedito di fare i partiti e che possiamo fare».