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  1. #11
    giornalisti che tirano fuori la notizia che muoiono tanti loro colleghi sul lavoro (come sempre, dalle zone di guerra, in cui vanno volontariamente, prendendo cifre astronomiche) e che tacciono sui morti sul lavoro di altre categorie, che muoiono purtroppo quotidianamente, lavorando per molto meno e non sempre per scelta propria...beh, sarà che ho un padre sindalista metalmeccanico, ma la vedo così...
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  2. #12
    Utente di HTML.it L'avatar di lookha
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    [supersaibal]Originariamente inviato da strunz
    sai bene che esistono due tipi di cronisti da guerra..quelli che stanno negli alberghi a bere e quelli che le notizie se le cercano, tipo la Ilaria Alpi e gli altri che hai citato.
    Credo faccia parte dei rischi del mestiere, l'unica cosa certa e' che trovandosi ad operare in zone particolamente ostili in cui i conflitti sono ancora attivi i rischi aumentano, anche perche' ho l'impressione che in tutti questi casi non si tratti di eserciti regolari ma di bande armate o gruppi al di fuori del coro, quindi non gestibili e non usi alle regole minime che ci sono, fra cui lasciare in pace croce rossa, medici e giornalisti. [/supersaibal]
    certo che è parte del rischio. Chi va in guerra sa cosa lo aspetta.
    Non per questo peró ci si puó girare di spalle e dire: "lo sapevi che poteva capitare". Non si puó perchè la missione per la quale vanno è quella di dare uno dei piú importanti servizi alla democrazia che esistano: informare.
    Per questo, insieme al dire loro "mi raccomando, state attenti" è un dovere morale quello di dire "dobbiamo fare di tutto affinchè possano svolgere il loro servizio nel modo migliore" e un obbligo quello di esigere la maggior protezione e cooperazione possibile da parte dei soldati.
    Il che non vuol dire convertire una zona di guerra in un campo di fiori, ma vuol dire maggior e miglior cooperazione e maggior e migliore appoggio alla loro attività da parte delle istituzioni.

  3. #13
    Utente di HTML.it L'avatar di lookha
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    [supersaibal]Originariamente inviato da babanetcom
    giornalisti che tirano fuori la notizia che muoiono tanti loro colleghi sul lavoro (come sempre, dalle zone di guerra, in cui vanno volontariamente, prendendo cifre astronomiche) e che tacciono sui morti sul lavoro di altre categorie, che muoiono purtroppo quotidianamente, lavorando per molto meno e non sempre per scelta propria...beh, sarà che ho un padre sindalista metalmeccanico, ma la vedo così... [/supersaibal]
    che minchiata!
    chi credi che denunci la precarieta sul mondo del lavoro?
    chi credi che segua le problematiche degli incidenti e della mancanza di sicurezza nelle fabbriche e nel settore, soprattutto, edile?
    i sindacati lo fanno ma caro mio, non sono certo gli unici. Senz ai giornalisti i sindacati pubbblicherebbero giusto giusto un foglietto illustrativo rosso e con 4 scritte in maiuscolo.
    Su dai, un po' di realismo per favore.

  4. #14
    Utente di HTML.it
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    [supersaibal]Originariamente inviato da Uanne
    se la sgrena non fosse andata in iraq non sarebbe successo il casino di calipari [/supersaibal]
    Se non ci fossero dei pazzi che stanno massacrando un popolo la Sgrena sarebbe rimasta a casa e sarebbe stata molto più contenta.

  5. #15
    [supersaibal]Originariamente inviato da lookha
    che minchiata!
    chi credi che denunci la precarieta sul mondo del lavoro?
    chi credi che segua le problematiche degli incidenti e della mancanza di sicurezza nelle fabbriche e nel settore, soprattutto, edile?
    i sindacati lo fanno ma caro mio, non sono certo gli unici. Senz ai giornalisti i sindacati pubbblicherebbero giusto giusto un foglietto illustrativo rosso e con 4 scritte in maiuscolo.
    Su dai, un po' di realismo per favore. [/supersaibal]
    ma credi davvero a sta cosa che hai scritto?
    un giornalista ferito: articolo in prima pagina, torna la moda di scrivere degli incidenti sul lavoro
    gente che ha incidenti gravi sul lavoro: articolo in spalla in 14esima pagina, nella cronaca locale

    non dico che debbano far la cronaca degli incidenti, ma nemmeno martirizzare i propri colleghi
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  6. #16
    Utente di HTML.it L'avatar di lookha
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    [supersaibal]Originariamente inviato da MasterLibe

    Dal momento che lo status di giornalista non garantisce l'impunità -- la libertà d'informazione non è assoluta, ma si deve bilanciare con le altre libertà e diritti -- sarebbe anche utile saperne il motivo. [/supersaibal]
    bè, quando un paese permette che si incarcerino delle persone per ció che hanno scritto mi sembra alquanto legittimo porsi dubbi sulla libertà d'informazione e di espressione nel suddetto paese.
    Non credi?

  7. #17
    Utente di HTML.it L'avatar di lookha
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    [supersaibal]Originariamente inviato da MasterLibe
    «Il disegno di legge delega per la revisione delle leggi penali militari (...) prevede, nei luoghi oggetto di missione militare italiana, l'applicazione della legge penale militare di guerra, anche indipendentemente dalla dichiarazione dello stato di guerra (...)»

    Questo, palesemente, non è costituzionale e se venisse approvato in questi termini il presidente della repubblica lo rimanderebbe alle camere e, alla prima occasione, la corte costituzionale lo casserebbe. Quindi dormo sonni tranquilli senza stracciarmi le vesti.
    [/supersaibal]
    io mi riferivo a questo "Two journalists were jailed for libel in Italy in 2004"

  8. #18
    Utente bannato
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    [supersaibal]Originariamente inviato da lookha

    Il che non vuol dire convertire una zona di guerra in un campo di fiori, ma vuol dire maggior e miglior cooperazione e maggior e migliore appoggio alla loro attività da parte delle istituzioni. [/supersaibal]
    Non ti seguo..tradotto in termini pratici vuol dire girare con una scorta?
    Il punto non e' cosa fare per garantire la loro incolumita', o meglio non solo. Se e' vero che esiste un diritto di cronaca e' altrettanto vero secondo me che alla fine vedere le pallottole che fischiano dal vivo non aggiunge nulla. La Sgrena che sembrava piu' una pacifista che una giornalista (e non lo dico con connotazione negativa), Ilaria Alpi che sembra aveva messo il naso dove non doveva ed altri..c'e' secondo me un limite oltre il quale prevale lo spirito di sopravvivenza, lo scoop non vale la propria vita.
    Ho citato la Sgrena ma e' tutta un'altra storia, prima al solito di essere frainteso.

  9. #19
    Utente di HTML.it L'avatar di lookha
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    [supersaibal]Originariamente inviato da MasterLibe

    Loro hanno il diritto di scrivere, ma io voglio avere il diritto di non essere leso da quello che scrivono e di essere informato con un po' più di precisione.
    [/supersaibal]
    totalmente d'accordo.
    Ma il limite è molto sottile quando si parla di informazione.
    Da una parte come dicevamo c'è la necessita di fare informazione e il diritto di riceverla, dall'altra ci sono i limiti strutturali del settore dell'informazione, oltre alle negligenze personali (comuni a tutti i lavori, del resto).
    Esigere una condanna di un certo tipo di informazione è legittimo, ma se la pena è sporporzionata si corre il gravissimo rischio di cadere nell'autocensura o ancor peggio, nell'impossibilità di informare.
    Il limite è molto sottile.

    @strunz
    Non sono mai stato in guerra e purtroppo non ho la soluzione a questo problema. So che non si chiede tanto protezione quanto cooperazione (maggiori e migliori informazioni da parte delle fonti istituzionali e militari, meno censura, meno intopp e restrizioni).
    Credo poi che non si puo giudicare il lavoro di un giornalista senza averlo visto. Se un gironalista se ne va in Iraq non si puo a priori dire che va a cercare lo scoop, o che il tipoi di informazione che fará sará inutile. Prima va visto ció´che scrive, e poi giudicato. O no?

  10. #20
    Utente di HTML.it L'avatar di lookha
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    http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...rtitalia.shtml

    Nessun giornalista italiano, tra quelli che hanno subito condanne, si trova attualmente in carcere. Ma il solo fatto che siano state elevate richieste di carcerazione è, per Rsf, il sintomo di una libertà di stampa fortemente limitata. Tra i casi citati, quello di Fabrizio Gatti che fingendosi un rumeno clandestino realizzò per il Corriere un reportage esclusivo sulle precarie condizioni sociali, igieniche e umanitarie del centro di permanenza per immigrati di via Corelli, a Milano: per aver dichiarato una falsa identità il 5 maggio 2004 è stato condannato dal tribunale di Lodi a 20 giorni con la condizionale e questo malgrado il suo servizio abbia consentito di scoprire cosa realmente accadesse all'interno del centro, dando modo alle autorità di prendere provvedimenti. Un altro caso segnalato è quello di Massimiliano Melilli, ex giornalista del settimanale Il Meridiano, condannato il 24 febbraio 2004 a un anno e mezzo di carcere e 100 mila euro di multa per diffamazione.

    Nel mirino di Reporters pure le perquisizioni nelle abitazioni di diversi giornalisti (Fiorenza Sarzanini del Corriere, Massimo Martinelli del Messaggero, Mario Spezi della Nazione, Gennaro De Stefano di Gente) dopo la pubblicazioni di notizie in esclusiva relative alle inchieste sul mostro di Firenze e sui disordini di Genova in occasione del G8.

    Un plauso è invece giunto al Parlamento italiano per l'avvio della revisione della legge che prevede la reclusione per i casi di diffamazione (che negli anni scorsi era stata oggetto di dure critiche). La cancellazione dell'arresto è già stata varata dalla Camera ed è attualmente all'esame del Senato.

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