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  1. #11
    Utente di HTML.it L'avatar di Sgnafurz
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    Re: Re: [Sardegna] L'altro referendum

    [supersaibal]Originariamente inviato da galz
    Però RombodiSuono ve lo tenete, eh!! [/supersaibal]
    vabbé cercheremo di mimetizzarlo nella sabbia del Poetto

    questa è difficile da capire

  2. #12
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    Re: Re: Re: Re: [Sardegna] L'altro referendum

    [supersaibal]Originariamente inviato da jsmoran
    I soliti continentali che mandano i rifiuti tossici in Sardegna.
    Veramente, qui non se n'è parlato per niente, io l'ho saputo per caso qualche giorno fa che si faceva accoppiato ai referendum sulla procreazione assistita. [/supersaibal]
    ma nemmeno qui se ne parla

    solo ieri ho sentito un appello lanciato in una trasmissione di Videolina (per i sardi: da Massimiliano Medda)

  3. #13
    Grazie a tutti per la stima

    Io l'ho scoperto casualmente perchè ho visto un manifesto.
    Solitamente nemmeno li leggo
    Bah!

  4. #14

    Re: Re: Re: [Sardegna] L'altro referendum

    [supersaibal]Originariamente inviato da Sgnafurz
    vabbé cercheremo di mimetizzarlo nella sabbia del Poetto

    questa è difficile da capire [/supersaibal]

    Non andare, vai. non restare, stai. non parlare, parlami di te...
    .oO Anticlericale Oo.

  5. #15
    Mah, ci si lamenta dei rifiuti a Portovesme/Portoscuso...ma chi sa quanta robazza zozza si produce da quelle parti?


    P.S. Nell'oristanese c'e' un inceneritore 'sperimentale' che bruciava solo cosette particolari, praticamente tutte d'importazione.
    Ogni volta che ci andavo facevo il pieno di diossina
    Più la si cerca e più si allontana, la base dell'arcobaleno.
    foto

  6. #16
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    Doc. n. 1 (del Comitato Provinciale ARCI di Sassari)

    Il 12 giugno 2005 si terrà il referendum regionale per l’abrogazione della legge regionale n°8/ 2001 che consente l’importazione in Sardegna di scorie tossiche qualificandole come materie prime. La legge regionale n°8, infatti, consente l’introduzione di "(…) rifiuti di origine extra-regionale da utilizzare esclusivamente quali materie prime nei processi produttivi degli impianti industriali ubicati in Sardegna e già operanti alla data dell’approvazione delle legge regionale, non finalizzata al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti". In questo modo normative Europee che impongono una documentazione
    sull’origine, il trasporto, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti tossici vengono aggirate. Tra questi rifiuti tossici vanno compresi i fumi d’acciaieria.

    Cosa sono i fumi di acciaieria

    Sono le polveri metalliche altamente inquinanti e velenose che vengono raccolte filtrando i fumi dei forni elettrici che producono acciaio dai rottami ferrosi.
    L’acciaio viene ormai prodotto fondendo rottami ferrosi importati dai paesi dell’Est europeo o dagli stati dell’ex Unione Sovietica. Finiscono nel forno rottami d’ogni tipo che contengano ferro (tubature industriali, container,
    serbatoi di raffinerie e industrie obsolete, centrali nucleari dismesse, impianti petrolchimici,etc.). Ma quante sostanze velenose ed altamente inquinanti vengono fuse o vaporizzate assieme ai rottami?

    Cosa contengono i fumi di acciaieria e cosa determinano

    I fumi di acciaieria sono un distillato di sostanze chimiche e metalli pesanti (Zinco, Piombo, Cadmio Mercurio, Nichel, Vanadio, Arsenico, Birillio, Rame e Cobalto) alcuni dei quali capaci di indurre lo sviluppo di tumori. Ad esempio il
    Cadmio e i suoi composti, per i quali, nell’ area del Sulcis, si registra il record Europeo di rilascio nelle acque, è conosciuto come causa di tumori polmonari, prostatici e vescicali. Possono inoltre causare neuropatie
    degenerative e anche malattie cardio-vascolari e polmonari che trovano importanti cause inducenti nelle emissioni inquinanti atmosferiche.

    Cosa possono contenere o cosa possono aver contenuto

    Da un rapporto del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (NOE) il 6 ottobre 1999 si rileva:
    "Le considerevoli quantità di materiali radioattivi accumulate nelle strutture industriali tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 ed il concomitante dissesto delle organizzazione governative dei Paesi dell’est
    europeo, nonché i rilevanti incidenti nucleari verificatesi all’estero, sono fattori che hanno favorito la nascita e lo sviluppo di traffici illeciti di materiale contaminato da sorgenti radioattive.
    In particolare l'importazione di ingenti quantitativi di rottami metallici e materiale ferroso che entrano nel nostro territorio, destinati per buona parte alle fonderie del nord, diventa oggetto di attenzione da parte delle
    organizzazioni criminali nazionali ed internazionali, al pari dei traffici abusivi di armi e stupefacenti."
    Anche i nostri servizi di sicurezza conoscono bene il problema. Nel numero 19 (gennaio-aprile 2001) della Rivista del Servizio di informazioni e sicurezza democratica SISDE "Per Aspera ad Veritatem - Rivista di intelligence e di
    cultura professionale" si afferma :
    "Sono stati accertati 173 casi di traffico illecito di materiale nucleare dal 1992 al 1998. Su due milioni e 260 mila tonnellate di rottami ferrosi che passano attraverso i valichi doganali, sono stati rispediti al mittente, in
    quanto risultate contaminate, 15.000 tonnellate. Sono stati accertati e denunciati 66 responsabili di laboratorio, accertati 113 reati penali ed eseguiti 17 sequestri, tra il 1997 e il 1999, per un valore pari a 2.200 milioni. (… )"

    Rischi passati e presenti

    Il 13 gennaio 2004 all’Acciaieria AFV Beltrame di Vicenza è accaduto di fondere una sorgente radioattiva, finita per cause ancora non chiarite, tra i rottami in ingresso allo stabilimento. L’emergenza è scattata quando le emissioni dei forni sono transitate attraverso il portale di controllo della radioattività posto all’uscita dallo stabilimento. La sorgente radioattiva non è stata rilevata all’ingresso perché presumibilmente schermata o sigillata, ma solo dopo, quando a seguito della fusione, si è liberata nei fumi del forno fissandosi alle polveri con valori molto alti di Cesio 137 riscontrati pari a 25000 bequerel/kg.
    Incidenti simili posso essere accaduti in altre acciaierie senza che ne sia conseguito un comportamento virtuoso di denuncia .In questa situazione la Sardegna si trova in una condizione di estrema vulnerabilità per l’assenza di un portale radiometrico nello stabilimento per lo smaltimento dei fumi di acciaieria fino alla primavera del 2004 e per
    l’inesistenza di una Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente funzionante.


    Perché perseverare nell’errore?

    Nel Mondo si producono ogni anno per 3.430.000 tonnellate di fumi di acciaierie di cui 226.000 solo in Italia. Nello stato italiano lo smaltimento in discarica speciale costa ormai quasi 1000 euro per ogni tonnellata di fumi d’acciaieria.
    Per questo la stragrande maggioranza dei fumi di produzione occidentale è inviata nel terzo mondo e nell’estremo oriente per il recupero dello zinco e lo smaltimento dei rifiuti nocivi, disinteressandosi i committenti del loro destino
    finale. L'Assessorato della Difesa dell'Ambiente, di concerto con quelli alla Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, dopo la
    Valutazione di Impatto Ambientale ha concesso recentemente l’innalzamento delle quote di fumi di acciaieria da smaltirsi in Sardegna da 120000 a 300000 tonnellate, ignorando le gravi conseguenze (tra le prescrizioni richieste si insiste sulle emissioni in atmosfera, ma si dimentica la bonifica analitica delle condizioni del suolo e delle acque, sia pregresse che future).

    Perché trasformare la Sardegna in una pattumiera?

    In Sardegna non esistono industrie che producano acciaio, però sono presenti industrie che smaltiscono fumi d’acciaierie per ricavarne zinco. Se ne può recuperare fino al 10/15 %, mentre le altre sostanze tossiche che rimangono dopo il trattamento vengono emesse e disperse, parte in atmosfera e parte accumulate nel suolo e nelle acque. Dal punto di vista quantitativo questa prospettiva è tutt’altro che rosea per l’ambiente sardo. Infatti il 75-80% delle scorie residue rappresentano un quantitativo di 250.000 tonnellate/annue di scorie residue che in dieci anni risultano 2.500.000 tonnellate. Quantità e volumi enormi, soprattutto se tali scorie venissero vetrificate per la messa in sicurezza, cosa che, comunque, ancora non viene fatta. Nel caso,dove andrebbero a finire queste quantità e volumi di scorie?

    Necessità di una politica seria di bonifica

    E’ evidente che l’individuazione dei siti ad alto rischio ambientale, presuppone un programma di salvaguardia della salute dei lavoratori e delle popolazioni presenti in tali aree. E’ altresì necessario l’avviamento di un programma di
    bonifica che veda, proprio nei lavoratori presenti in tali aree ed in relazione alla loro alta specializzazione, i soggetti attivi sui quali contare per la stessa opera di bonifica. Esistono normative Europee e statali che prevedono
    finanziamenti indirizzati in questo senso. Chiediamo, alle organizzazioni sindacali ed in particolare alle strutture di base, una mobilitazione per concertare, assieme alle istituzioni, un programma che trasformi le imprese
    industriali sarde in fonti sane di opportunità di benessere, sia per chi ci lavora che per le popolazioni dei territori interessati.

  7. #17
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    Doc. n. 2 (del Comitato sardo Gettiamo le Basi)

    Oggetto: Referendum, scorie e basi militari


    Il referendum del 12-13 giugno non attiene esclusivamente le
    scorie industriali. La vittoria del SI ripristina il comma 19 art 6 della legge regionale N° 6 dell'aprile 2001 che recita:
    "E' fatto divieto di trasportare, stoccare, conferire,
    trattare o smaltire, nel territorio della Sardegna rifiuti,
    comunque classificati, di origine extraregionale".
    Tra i "rifiuti comunque classificati" rientrano a pieno
    titolo, sia le scorie prodotte dai sommergibili Usa, sia le
    scorie nucleari. Il progetto Jean-Berlusconi di usare la
    Sardegna come pattumiera nuke è sempre aperto. La Sardegna è
    l'unica regione che abbonda di aree militari individuate come i siti ideali che garantiscono la protezione delle scorie nuke dal terrorismo internazionale, secondo la versione ufficiale, o più verosimilmente per tenere sotto stretto controllo militare una materia prima indispensabile per i sistemi d'arma oggi in uso (uranio impoverito), in fase di sperimentazione o pensabili in un futuro più o meno lontano. E' probabile che Scanzano sia stato solo un diversivo. Noi abbiamo vinto una battaglia ma la guerra è ancora in corso. Dare la corretta dimensione al divieto d'ingresso di "rifiuti comunque classificati" conferisce una più ampia e più sentita valenza politica al referendum. La vittoria del SI non ha conseguenze solo sugli impianti che lavorano i fumi di acciaieria, comporta anche innalzare una barriera forte contro i progetti di stoccaggio delle scorie nucleari, porre un alt alle attività della base atomica Usa ed è spendibile come una sorta di prereferendum contro i mostri a stelle e strisce.

    Il giornale di Sardegna domenica 15 maggio 2005 (pagina 3)

    I documenti. La Marina Usa: Santo Stefano è la più sporca d'Italia
    La Navy: "La base genera molti rifiuti pericolosi"
    Sostanze tossiche: nell'isola stoccaggio per un anno, negli altri siti il massimo è due mesi.

    La Maddalena è la fogna della Marina militare degli Stati Uniti. Nelle tabelle del 2001 del Genio della Marina (il Naval Facilities Engineering Command, Navfac) la base di Santo Stefano - unica tra le italiane - è classificata al livello uno, ovvero tra gli impianti "produttori di grandi quantità di rifiuti pericolosi". Non solo. Le regole del Navfac, valide per tutte le installazioni della Us Navy pongono severe limitazioni allo stoccaggio delle sostanze altamente inquinanti. Regole con qualche curiosa eccezione. Leggiamo il documento ufficiale del 29 gennaio 2002 con i "criteri generali per lo smaltimento dei rifiuti" riguardante le basi navali americane in Italia.
    Pagina 22 del capitolo sesto: "La quantità totale di rifiuti pericolosi stoccati nei depositi temporanei per sostanze speciali pericolose all'interno dei confini delle basi deve rispondere a una delle due seguenti limitazioni: 1) il volume dei rifiuti non deve superare i dieci metri cubi in nessun momento, oppure 2) lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti non deve superare la durata di due mesi. In ogni caso - si legge nel documento ufficiale della Marina militare Usa - la durata dello stoccaggio in un deposito temporaneo di sostanze pericolose può essere esteso a un anno, senza richiedere nessuna autorizzazione, se la quantità totale di rifiuti pericolosi prodotta in quell'anno non superare i dieci metri cubi oppure se il deposito temporaneo si trova in una piccola isola, per esempio - testuale nel documento, ndr - La Maddalena". Le sostanze tossiche prodotte da una base di sommergibili o di incursori, risulta dall'Agenzia federale per l'ambiente, sono solventi cancerogeni, idrocarburi, vernici, composti altamente pericolosi come le diossine e i composti di cloro. Secondo le ispezioni dell'ente governativo americano, la base di Groton (Connecticut) dalla quale partono i sottomarini diretti a La Maddalena è fortemente inquinata da questi rifiuti liquidi, che si infiltrano nelle falde acquifere.

    MARCO MOSTALLINO Il giornale di Sardegna domenica 15 maggio 2005 (pagina 2)
    BASI INQUINATE ALLARME IN USA

    Danni per 8 miliardi
    Dopo le basi il disastro:
    rifiuti tossici, amianto, sostanze cancerogene e materiali radioattivi. Più l'inquinamento delle falde acquifere in profondità. È la condizione di 34 siti dove, dal 1988, il Pentagono ha chiuso le installazioni. Il rapporto non è
    dei pacifisti, ma giunge direttamente dalla Environmental Protection Agency, l'agenzia del governo degli Stati Uniti per la protezione dell'ambiente. I 34 siti si trovano negli Usa e la loro situazione è talemnte grave che sono stati inseriti nel programma speciale di bonifica chiamato Supefondo:
    la spesa prevista per la pulizia, che in genere richiede fino a trent'anni se non di più, è di oltre otto miliardi di
    dollari, circa seimila miliardi di vecchie lire. Secondo
    l'Agenzia, quando i militari vanno via vengono trovati
    "tricloroetilene, un solvente che provoca il cancro,
    appezzamenti di terra inquinati dall'amianto,
    materiali radioattivi e vernici al piombo". Ma il peggio,
    spiega l'Agenzia, è che in genere la falda acquifera
    risulta compromessa.

  8. #18
    Utente di HTML.it L'avatar di Sgnafurz
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    Cagliari, 30 maggio 2005
    Il punto di Marco Mostallino
    Andate al mare: sarà l'ultima volta

    Votare disturba. Dire SI ancora di più. Dai palazzi del potere sardo - politico ed economico - partono segnali di fumo imbarazzati e imbarazzanti in vista del 12 e 13 giugno. Consiglieri regionali, assessori, industriali e bizzarri sindacalisti dicono in giro, a chi li incontra, che questo referendum contro l'importazione di spazzatura tossica spacciata per " materia prima" delle fabbriche è frettoloso: non si può riconvertire un sistema produttivo in poche settimane, subito dopo la possibile vittoria del si ( il quorum regionale è del 30 per cento) all'abrogazione della legge che permette l'import di scorie industriali.
    Balle. Sparate da chi, per 30 anni, non si è posto il problema di sostituire un'industria pesante, declinante e inquinante, con aziende legate alla vocazione della Sardegna. Le ciminiere nell'isola, risalgono alla fine degli anni '60 e ai primi '70. Il loro crepuscolo è cominciato nel giro di un decennio: sono nate vecchie, cloni senza DNA produttivo. Se ci va di ridere, rileggiamo i discorsi dei presidenti della Regione di fine Novecento: si parlava di riconversione economica con le stesse frasi che la classe politica usa oggi: risulta chiaro ciò che costituisce un fatto e non una semplice opinione: l'approccio soft al cambiamento è inteso solo come una furbesca proroga.

    E' tempo che i Sardi dicano basta, costringendo - perché non c'è altro mezzo - gli abitanti dei Palazzi - Regione e Confindustria - a fare i conti con una realtà mutata. Oppure a cambiare mestiere, perché la volontà degli elettori è mutata più in fretta di loro.

    La grande industria sarda con sede legale e cassaforte a Roma e Milano è condannata: vive di sconti, contributi, di elemosina statale scaricata su Irpef e bollette dei contribuenti. E l'Unione Europea, pian piano, fa piazza pulita di regali e di elemosine. Insomma, la produzione e il lavoro sono alle ultime ore, restano gli scarti.

    A porto Torres c'è una montagna tossica di 40 ettari per 20 metri di altezza: rifiuti industriali importati da Marghera -è agli atti del processo del polo chimico - e da chissà dove. E l'arrivo, legale e illegale delle scorie del nord Italia, continua mentre il reddito e l'ambiente dell'Isola si consumano.

    Chi pensa che quarant'anni di accumulo di veleni siano pochi, il 12 e 13 giugno vada al mare. Potrebbe essere l'ultima volta prima dei divieti di balneazione

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