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  1. #21
    Originariamente inviato da andrea_o
    Acc..mi sono appena svegliato
    Ma affatto, sono una garanzia come ha appena detto wsim. Io mi riferivo al libro, che dei tre scritti da McCarthysul tema "west" e' forse il meno..valido

    Alda> Dopo non insultarmi se ti leggerai "cavalli selvaggi" 20 volte di fila
    io fossi in te un altro caffettino me lo farei, wsim l'ha "appena" detto un mese fa

    sugli altri libri non saprei, ho troppi arretrati per cominciarli ma di questo risalta non tanto la frontiera quanto la disillusione e la sconfitta di fronte alla violenza senza senso che travolge tutto
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  2. #22
    Originariamente inviato da wsim
    titoli, prego?
    a occhio direi Cavalli Selvaggi e Meridiano di Sangue
    il primo è ambientato negli anni '50, il secondo nel 1850
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  3. #23
    Utente di HTML.it L'avatar di alda
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    Originariamente inviato da the_hi†cher
    a occhio direi Cavalli Selvaggi e Meridiano di Sangue
    il primo è ambientato negli anni '50, il secondo nel 1850
    Meridiano di sangue, se è quello, l'ho letto anni fa. E', come dire... scioccante?
    Se capire significa mettersi al posto di chi è diverso da noi, i ricchi e i dominatori del mondo hanno mai potuto capire milioni di emarginati?

  4. #24
    Utente di HTML.it L'avatar di Uanne
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    Vincitore di quattro premi oscar, tra cui miglior film e miglior regia, approda anche nelle sale italiane "Non è un paese per vecchi", l'ultima fatica dei fratelli Joel e Ethan Coen, che per sceneggiare la loro pellicola hanno scelto l'omonimo romanzo di Corman McCarthy edito da Einaudi.
    Il film, lo diciamo subito, si iscrive di diritto tra i capolavori noir di sempre e consacra definitivamente la torbida visionarietà dei due cineasti di Minneapolis.
    Prendendo le mosse da Fargo (lì era uno sceriffo donna, qui è Tommy Lee Jones il tutore della legge), "Non è un paese per vecchi" spazia tra i generi (psicodramma, western, road movie), dando forma a una creatura che fa trattenere il respiro. Se in Fargo infatti l'atmosfera restava perennemente sospesa tra il tragico e l'ironico, questa volta si ride meno. A cominciare dal lento e putrido realismo della scena da cui si innesca la storia: il ritrovamento nel deserto texano da parte dal saldatore Llewelyn Moss (Josh Brolin) dei cadaveri trivellati di colpi di due bande di spacciatori di droga che si sono eliminate a vicenda. L'uomo si impossesserà di una valigia contenente due milioni di dollari e da qui in poi sarà braccato dal killer Anton Chigurh (Javier Bardem), una sorta di moderno Norman Bates animato da una furia cieca e insensata, come il gioco del testa o croce a cui sottopone le sue vittime.
    E' un film poco compromissorio quello dei Coen, a cominciare dalla "sporca" fotografia del fedele Roger Deakins, che ingiallisce i paesaggi dei desolati motel della provincia americana dei '70/'80 quasi il film ci fosse arrivato da un passato tremendamente reale e al tempo stesso confuso. Sono cristalli di un mondo in decomposizione, dove il Bene e il Male si mischiano in una sinistra danza di morte e in cui i vecchi non si riconoscono più.
    A differenza del fumettismo splatter di Tarantino, "Non è un paese per vecchi" non concede sconti, sbattendoci in faccia tutta la sua carica di sciatta violenza.
    Film dell'anno per davvero.
    A me mi dà la carica, agli italiani gli dà la carica

  5. #25
    Utente di HTML.it L'avatar di wsim
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    Allora, l’ho visto ieri sera, e non avendo letto il romanzo da cui è tratto non ho sofferto del paragone quasi obbligato che sorge in questi casi, e che spesso influenza il giudizio sulla visione. Meglio così, direi.

    Il film dei Coen è un film asciutto, essenziale, secco.
    In tutto.
    Nei paesaggi, nei personaggi, nella trama, dipanata con esemplare linearità, trama che si prende in ogni sequenza tutto il tempo che serve. Come è giusto, visto che si stanno raccontando delle storie.
    Storie in grandi spazi, mirabilmente fotografati.
    Manca quasi del tutto la colonna sonora. L’ambiente e i suoi suoni bastano.
    Non saprei in che genere inquadrare questo film: potrei dire che in fondo è un western e che i fratelli Coen hanno scelto di ambientarlo nel 1980 mentre avrebbero potuto ambientarlo nel 1880.
    Ma nel 1880 lo spirito della frontiera, per quanto intriso di polvere e sangue, era uno spirito positivo, promettente, speranzoso. Nel 1980 la ricca America l’ha perso, quello spirito.
    L’ha perso in VietNam, pochi anni prima. L’ha perso nell’illusione di una ricchezza che non è toccata a tutti. L’ha perso nell’avidità, nella corruzione, nella droga, nel male, nell’assenza di ogni minimo codice morale. Questo è l’ambiente del film, tipicamente noir. Ecco, si potrebbe dire che questo è un western-noir intriso di personaggi perdenti, disillusi, dove paradossalmente chi conserva un barlume di codice morale, del “suo” codice morale, è uno dei più spietati e cinici rappresentanti del male visti al cinema, il killer Chigurgh: “Io e la moneta siamo la stessa cosa”.
    Uno Xavier Bardem raggelante nella sua fissità ipnotica, vacua.

    Non vorrei dire di più, così allargo un po’ il discorso sui paralleli che mi sono venuti in mente.

    C’è anche in questo film l’America che piace ai Coen, quella provinciale, minimale, campagnola, ordinaria, volti comuni che potrebbero raccontare all’infinito ma che restano nell’indifferenza, luoghi senza storia, motel anonimi, strade perdute oltre gli orizzonti…
    Direi anche che c’è molto di “Fargo”. Il deserto di neve e ghiaccio viene sostituito da polvere e sabbia, ma il deserto morale è lo stesso, anche se non c’è traccia della vena grottesca del precedessore.
    Ha un problema, a mio avviso, e ripeto a mio avviso, questo “Non è un paese per vecchi”.
    Mi è parso, al di là dell’eccellente costruzione, un po’ freddo.
    Per dire, mi hanno emozionato più due film similari per ambientazione e tematiche come “Le tre sepolture” (dove c’è sempre Tommy Lee Jones) e “L’Assassinio di Jesse James…” . Ecco, proprio quest’ultimo, film difficile e per pochi, adesso che ho visto il film dei Coen, mi sembra grandioso, affascinante, profondo.
    Come, tornando ai loro film, ho trovato grandioso e inarrivabile “L’uomo che non c’era”, che per me rimane il loro capolavoro indiscusso.
    Ma è chiaro che potremmo parlarne all’infinito, ciascuno con i propri gusti, sensazioni, sensibilità…

    Due note a chiudere.

    1) Il killer ha un illustre precedente, molto simile anche moralmente (sempre a mio avviso): il non dimenticato Rutger Hauer di “The Hitcher”.

    2) L’America: perché i suoi film più “vincenti” (sia per pubblico, critica e premi) sono sempre intrisi di violenza, spesso cieca, irrazionale, malata? Perché l’anima profonda di questo paese appare ancora come quella che imbraccia l’arma, che devasta, che uccide, che massacra? Penso all’Oscar dello scorso anno, Scorsese e “The Departed”, ma anche a questo e a tanti altri. Si porteranno sempre dietro quel retaggio da coloni e pionieri?

    Aggiungo che credo sarebbe interessante vedere anche "Il petroliere" che credo si collochi su tematiche simili, e guarda caso entrambi erano favoriti agli Oscar...

    Diciamo la verità: quante cose abbiamo in più da raccontare, noi europei, e quanti modi in più per raccontarle.
    me ne sono andato, ma posso sempre riapparire con la grazia e la leggerezza di un B-52 carico di bombe.

  6. #26
    questa è una delle rare volte in cui prima vedrò il film e poi leggerò il libro.
    così se il libro non dovesse piacermi ne ho già un riassunto....
    rouge... for ever rouge...

  7. #27
    Originariamente inviato da wsim
    Allora, l’ho visto ieri sera, e non avendo letto il romanzo da cui è tratto non ho sofferto del paragone quasi obbligato che sorge in questi casi, e che spesso influenza il giudizio sulla visione. Meglio così, direi.
    [...]
    ti dirò, in questo caso è impossibile o quasi distinguere il libro dal film, l'unica differenza è costituita dal fatto che nel libro Chigurgh poteva rimanere una entità incorporea indescrivibile, mentre il film è ovviamente obbligato a restituire un corpo all'assassino. raramente mi sono trovata di fronte a trasposizioni così fedeli di un racconto scritto, mi sentivo sfogliare le pagine scena dopo scena

    non sono molto d'accordo nè con te nè con uanne sul fatto che questo sia meno ironico e grottesco di Fargo, non lo è in maniera esplicita, plateale, ma in molti atteggiamenti sia di Lee Jones che di Bardem si riesce a ritrovare l'ironia dissacrante dei Coen e il mortale testa e croce ha un che di grottesco niente male
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  8. #28
    vabbè, ma dobbiamo vedere questo o 'il petroliere'?

    non so, io per il fatto che un attorino insulso come voi_sapete_chi sia già al secondo oscar sarei propenso per il primo, poi ditemi voi..
    piattola.com/thule

  9. #29
    EPICO.
    La prima regola di Utonter è: non parlare di Utonter. La seconda regola: non si parla di Utonter - Ich habe eine schön bratwurst in mein leder hosen -... -.-. . -- --- / -.-. .... .. / .-.. . --. --. .

  10. #30
    Utente di HTML.it L'avatar di wsim
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    Originariamente inviato da the_hi†cher


    non sono molto d'accordo nè con te nè con uanne sul fatto che questo sia meno ironico e grottesco di Fargo,
    Meno grottesco lo è, anche per il fatto che qui c'è poco spazio per tale caratteristica. C'è, questa sì, una vena di humor nero.
    me ne sono andato, ma posso sempre riapparire con la grazia e la leggerezza di un B-52 carico di bombe.

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