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  1. #21
    Originariamente inviato da vin diesel
    Sono d'accordo con quello che dici, ho paura che però a noi manchino proprio le idee, se mi dici in Italia è difficile emergere in un determinato settore ti dico hai ragione, noi italiani però per esempio abbiamo le porte spalancate in alcuni altri settori.
    Nel senso che un americano può essere un genio ma se si mette a fare abbigliamento farà di certo più fatica dello stesso genio nato in Italia.
    Non so se mi sono spiegato.
    Però l'Olivetti, la Mivar e tante altre aziende di quel settore, che non avendo avuto stimoli per continuare la ricerca ,sono collassate giustamente. Forse ma forse sicuramente a noi manca la cultura di spendere danaro a fondo perduto per la ricerca e per lo sviluppo.
    L'Olivetti è collassata quando è morto il suo fondatore. Poi è arrivato De Benedetti che invece che fare industria ha fatto finanza e l'ha venduta a pezzettini distruggendo un patrimonio nazionale di potenzialità inestimabili (ai tempi di Adriano e Roberto Olivetti IBM veniva ad imparare da loro come fare le macchine per ufficio. E non per modo dire...).
    Poi è chiaro che quando i fondatori muoiono e subentrano solo capitani di finanza, la fine di un'azienda è segnata.

    Non ci mancano certo le menti, le idee e le potenzialità. Quel che manca è solo un ambiente appena appena vivibile per non stroncarle sul nascere, se non addirittura per agevolarne lo sviluppo.
    «Nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l'ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto» - Michael Jordan

    «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.» - Gandhi

  2. #22
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    Re: Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli...

    Originariamente inviato da lnessuno
    Oggi ho trovato una bella storia sul uéb ed ho subito pensato che ci stava bene quassù:

    Sarà romanzata, sarà eccessiva... ma non si discosta molto dalla realtà. Difficile in Italia fare business se non hai chi ti può dare una grossa mano per iniziare...
    vero.

  3. #23
    Utente di HTML.it L'avatar di wallrider
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    Re: Re: Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli...

    Originariamente inviato da Cisco x™
    vero.
    anche secondo me. non capisco il perchè di specificare "la provincia di Napoli", sono più d'accordo con lnessuno che scrive
    Difficile in Italia fare business se non hai chi ti può dare una grossa mano per iniziare...
    RIP Cicciobenzina 9/11/2010

    "Riseminaciceli, i ceci nell'orto"

  4. #24
    Utente di HTML.it L'avatar di vonkranz
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    sarà, ma per qualche decina di nerd che sono diventati milionari, chissa' quanti sono rimasti sconosciuti e hanno visto le loro idee potenzialmente innovative sparire nel cesso solo perche' non hanno avuto la fortuna di conoscere il tizio che conosceva il tizio che era amico del tale che aveva xxx mila dollari da poter anche buttare.

    per carita', genialita' e determinazione sono fondamentali, ma anche una enorme dose di culo non e' da scartare (ma si sa che in determinati casi si suol dire "uomo giusto, nel posto giusto al momento giusto" anziche' "ha avuto un bel colpo di fortuna")
    ...and I miss you...like the deserts miss the rain...

  5. #25
    Utente bannato
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    Originariamente inviato da vin diesel
    Anzi tutt'altro, ritengo parte determinante del suo successo il contesto storico, si era in pieno boom industriale ed economico.
    Di gente che ha fatto soldi grazie ad idee geniali ne abbiamo anche in Italia solo magari la loro invenzione coinvolge meno persone.
    Certo ritenere che chi nasce in Italia automaticamente non ha possibilità di emergere, mi pare un po esagerato.
    infatti coinvolge meno persone, ma se un'idea è geniale, è geniale, prendi Meucci, chissà perchè è andato in USA, se tutti per sviluppare le loro idee vanno lì, ci sarà un motivo... poi certamente come hai detto dopo solo in alcuni settori è così (es. Tecnologia) noi abbiamo invece una certa creatività per la moda ed è quella che dobbiamo sfruttare, sempre con tutte le difficoltà di un sistema farraginoso e burocratico...

  6. #26
    la differenza sostanziale e' data dal fatto che in america molte fortune sono nate dal nulla, o meglio, con impegno e lavoro duro...
    in italia le fortune sono di famiglia, oppure vabbe' frutto di attivita' non propriamente lecite.

    questa differenza fa si che un moderno mecenate americano si ricordi di quando ha cominciato, e di quando aveva pure lui le pezze "ar culo"... quindi e' normale che dia una mano (piccola per lui) a chi dimostra di avere un'idea.

    e' la terra delle opportunita' mica per niente... se e' vero che sono poche decine i "nerd" diventati famosi, e' anche vero che in italia sono ZERO.
    e ce ne sono migliaia meno famosi, ma che se la vivono alla grande, e non perche' paraculati, ma perche' capaci.

    viviamo in un paese dove le capacita' personali sono un'ostacolo, che punta all'appiattimento delle competenze in virtu' della collaudata prassi: non devi mai mostrare di saperne piu' del tuo capo.
    in america uno che sa piu' del suo capo, e' il suo capo... in italia rischi di essere "esuberato" perche' quello sopra ha paura che tu gli faccia le scarpe.

    se poi vuoi tentare la via della "solitudine", auguri... per ottenere un finanziamento serve la firma anche dei bisnonni (son morti? cazzi tuoi, dovevi chiederlo prima il finanziamento), il business plan non vale una cippa, l'idea nemmeno, il mercato potenziale meno di zero... per la banca conta solo che una tua zia che ti fa da garante abbia un terreno su cui rivalersi tra pochi anni, tanto la tua impresa e' destinata al fallimento, tanto vale fare patti chiari prima.

    ripeto, immaginate uno come jobs, che finite le superiori s'e' chiuso in un garage, senza amicizie "in alto" perche' essendo nerd non ha mai frequentato la gente "giusta" in aperitivi o serate da 100naia di euro a bottiglia... all'eta' in cui se n'e' andato, idolo mondiale, miliardario e con un'azienda che dominera' in futuro ancora per parecchi anni, lui qui sarebbe ancora in ballo tra contratti a tempo, magari con una specializzazione sap, addirittura con qualche certificazione microsoft, pur di lavorare...
    http://larsen.altervista.org/
    Larsen O: 19/06/2001-21/04/2011 (la Rebelia bannara e' stata qui)

  7. #27
    Originariamente inviato da franzauker
    principalmente c'è gente vegliarda con miliardi di dollari disponibile a "buttarne" via qualche decina così, giusto per vedere se funziona (venture capital).
    Gente che scommette forte, perde spesso, ma quando ci "inzecca" si trova moltiplicati gli investimenti.

    Pochi giorni fa De Benedetti ha detto che nel '76 ha avuto l'occasione di investire 100.000 dollari di olivetti in Apple. L'avesse fatto ora sarebbe tra gli uomini più ricchi del mondo. Supponiamo che avesse preteso il 10% dell'azienda, oggi varrebbe circa 35 MILIARDI di dollari.

    Qua in Italia non trovi chi investe 1.000 euro in una giovane azienda o un'idea... se non gli dai 10.000 euro di garanzie a l'avallo di un qualche pensionato pubblico
    La differenza fra un finanziere e un imprenditore è tutta lì.

    De Benedetti si rammarica di non aver investito 100.000 dollari di Olivetti in Apple e di averci "smenato" 35 miliardi di dollari (dimostrando per altro la sua scarsa conoscenza del settore ove si trovava a comandare le sorti della più importante industria informatica italiana), mentre un imprenditore si rammaricherebbe - semmai - di aver avuto idee simili a quelle di Apple e non essere riuscito a realizzarle, smenandoci 350 miliardi di dollari.

    La finanza compra e al massimo finanzia, appunto. L'imprenditore crea, produce, fa. Il primo dovrebbe essere al più un'utile stampella per il secondo. In Italia invece comandano i fananzieri e gli imprenditori sono destinati prima o poi a lasciar loro il posto.
    «Nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l'ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto» - Michael Jordan

    «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.» - Gandhi

  8. #28
    Utente di HTML.it L'avatar di kuarl
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    Originariamente inviato da Nuvolari2
    La differenza fra un finanziere e un imprenditore è tutta lì.

    De Benedetti si rammarica di non aver investito 100.000 dollari di Olivetti in Apple e di averci "smenato" 35 miliardi di dollari (dimostrando per altro la sua scarsa conoscenza del settore ove si trovava a comandare le sorti della più importante industria informatica italiana), mentre un imprenditore si rammaricherebbe - semmai - di aver avuto idee simili a quelle di Apple e non essere riuscito a realizzarle, smenandoci 350 miliardi di dollari.

    La finanza compra e al massimo finanzia, appunto. L'imprenditore crea, produce, fa. Il primo dovrebbe essere al più un'utile stampella per il secondo. In Italia invece comandano i fananzieri e gli imprenditori sono destinati prima o poi a lasciar loro il posto.
    questo ragionamento è troppo semplicistico. La finanza serve ed è importante, ma non basta a governare un azienda. Questo però non la rende responsabile di ogni male. Marchionne sarà anche un finanziere ma la FIAT da quando c'è lui si sta riprendendo molto bene.

    Solitamente gli azionisti nominano dei delegati che siedono nel consiglio di amministrazione e guidano l'azienda. Ciò che conta è quindi la capacità delle persone che compongono tale consiglio. Il problema della Olivetti è che morto il fondatore alla nuova proprietà importava solo fare soldi e non lavorare bene. Olivetti era famoso per l'idea di azienda che aveva e per l'utilità sociale ad essa collegata.

    Quando l'Olivetti passò di mano aveva la quasi totalità del mercato italiano, che seppur piccolo, aveva un bel potenziale. E questo grazie alla spinta dei vari governi che hanno narcotizzato il mercato tagliando fuori la concorrenza estera. Senza concorrenza alla Olivetti hanno tirato fuori prodotti sempre peggiori finché la qualità era talmente bassa da non essere più tollerabile ed ecco il crack. Sono convinto che se l'Olivetti fosse stata non dico americana ma anche tedesca, oggi sarebbe una superpotenza mondiale.

  9. #29
    Originariamente inviato da kuarl
    questo ragionamento è troppo semplicistico. La finanza serve ed è importante, ma non basta a governare un azienda. Questo però non la rende responsabile di ogni male. Marchionne sarà anche un finanziere ma la FIAT da quando c'è lui si sta riprendendo molto bene.

    Solitamente gli azionisti nominano dei delegati che siedono nel consiglio di amministrazione e guidano l'azienda. Ciò che conta è quindi la capacità delle persone che compongono tale consiglio. Il problema della Olivetti è che morto il fondatore alla nuova proprietà importava solo fare soldi e non lavorare bene. Olivetti era famoso per l'idea di azienda che aveva e per l'utilità sociale ad essa collegata.

    Quando l'Olivetti passò di mano aveva la quasi totalità del mercato italiano, che seppur piccolo, aveva un bel potenziale. E questo grazie alla spinta dei vari governi che hanno narcotizzato il mercato tagliando fuori la concorrenza estera. Senza concorrenza alla Olivetti hanno tirato fuori prodotti sempre peggiori finché la qualità era talmente bassa da non essere più tollerabile ed ecco il crack. Sono convinto che se l'Olivetti fosse stata non dico americana ma anche tedesca, oggi sarebbe una superpotenza mondiale.
    Quoto, ma aggiungo che il signor Olivetti era italiano emerso dal nulla grazie alle sue capacità seppure in Italia.
    Ma forse nessuno sa che in Italia oggi si sviluppano anche la maggior parte dei videogiochi.
    Noi per giustificare le nostre mancanze personali abbiamo la cattiva abitudine di accusare il sistema italiano. Che assolutamente non è perfetto. Ma non è causa di tutti i mali.

  10. #30
    Utente di HTML.it L'avatar di lnessuno
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    Originariamente inviato da vin diesel
    Quoto, ma aggiungo che il signor Olivetti era italiano emerso dal nulla grazie alle sue capacità seppure in Italia.
    Ma forse nessuno sa che in Italia oggi si sviluppano anche la maggior parte dei videogiochi.
    Noi per giustificare le nostre mancanze personali abbiamo la cattiva abitudine di accusare il sistema italiano.
    La maggior parte addirittura? Io conoscevo solo la milestone...

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