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Discussione: banca d'Italia

  1. #21
    Ma perchè dovrebbe pagare dato che NESSUNO qua in Italia ha mai pagato?





    ps:l'Italia è sempre stata lo zinbello...
    To be, or not to be: that is the question:
    Whether 'tis nobler in the mind to suffer
    The slings and arrows of outrageous fortune,
    Or to take arms against a sea of troubles,
    And by opposing end them? To die: to sleep;
    No more

  2. #22
    già in italia neanche si sa l'italiano...
    Non andare, vai. non restare, stai. non parlare, parlami di te...
    .oO Anticlericale Oo.

  3. #23
    [supersaibal]Originariamente inviato da MrRock'N'Roll
    Ma perchè dovrebbe pagare dato che NESSUNO qua in Italia ha mai pagato?





    ps:l'Italia è sempre stata lo zinbello... [/supersaibal]
    e allora continuiamo cosi

    vuoi una pizza compà? tarantella maccheroni, funiculì funiculààà

  4. #24
    Il prezzo che Antonio Fazio ci sta facendo pagare non è più misurato solo nel suo straordinario stipendio (il più alto tra i banchieri centrali di tutto il mondo con la sola eccezione di Hong Kong) ma dall'allargamento dello spread sui titoli del debito pubblico.
    Un altro motivo per cui non lasciare la poltrona
    Eccoti!

  5. #25
    vale la pena leggerlo tutto:
    Il governatore resta
    il Cavaliere scappa


    DOPO molte settimane di tiro alla fune la vicenda Fazio-Banca d'Italia è ormai arrivata a un punto fermo che si può riassumere così: il governatore non se ne va, il presidente del Consiglio è latitante, la credibilità dell'uno e dell'altro è scesa sotto zero sia all'interno sia all'estero.

    Francamente peggio di così non poteva andare, ma forse non abbiamo ancora toccato il fondo. Lo toccheremo se il mercato finanziario dovesse registrare quest'incredibile situazione riversandone gli effetti sulle quotazioni dei titoli del Tesoro e sul fabbisogno necessario al suo finanziamento.
    Se anche questo dovesse accadere, lo Stato rischierebbe una crisi senza precedenti.

    Perciò non è figura retorica dire che l'intero sistema Italia è in bilico sull'orlo di un precipizio. Non a caso l'asta di titoli pluriennali che era in calendario la scorsa settimana è stata rinviata nel timore che potesse riservare cattive sorprese. Intanto lo stock di debito pubblico continua ad aumentare e con esso anche il rapporto deficit-Pil che ha già raggiunto il 5 per cento e non accenna a fermarsi.

    Previsioni? Forse Fazio potrebbe andarsene il 31 maggio, dopo aver letto per l'ultima volta la sua annuale relazione nel grande e affollato salone di Palazzo Koch. In quel momento forse ci sarà già il nuovo governo post-elettorale che dovrà provvedere alla sua sostituzione.

    Debbono dunque passare almeno altri otto mesi e mezzo, con tutto ciò che può accadere nel frattempo, prima di veder la fine di questa indecorosa vicenda.

    * * *

    Sembra un racconto gotico, una favola da maghi, trabocchetti, doppi fondi, avvoltoi, castelli assediati, rumori sotterranei, tuoni e saette che fendono un cielo abbuiato. I nostri nipoti, semmai qualcuno vorrà raccontargliela tra venti o trent'anni, stenteranno a credere che si tratti di fatti realmente accaduti; ma è anche possibile che siano proprio loro a subirne le nefaste conseguenze così come noi subiamo il peso di un debito immenso che fu accumulato trent'anni fa nella più assoluta e generale incoscienza della classe dirigente di allora, complice passivo un paese assistito e plaudente.

    Nella vicenda di oggi Antonio Fazio recita il ruolo dell'eroe negativo, Silvio Berlusconi quello di un re travicello indeciso a tutto e quindi impotente. Per un capo di governo che vanta una maggioranza parlamentare di cento voti è incredibile parlare d'impotenza, eppure è così. Ma l'aspetto ancor più incredibile della questione sta nella circostanza che la sua impotenza è lui stesso che la vuole sotto il ricatto della Lega, cioè di un partito locale che dispone del 5 per cento dei voti in Parlamento.

    Ostaggio volontario. Capo di governo contumace. Collasso della sua volontà.

    Sindrome da sconfitta immanente e imminente. Chi lo frequenta in questi giorni registra (e racconta) che la sua mente è prevalentemente assorbita dal pensiero di che cosa farà dopo la sconfitta. Dove riparerà le sue immense fortune. Come le dividerà tra i figli e le mogli. Che fine farà la sua potente "famiglia".

    E' evidente che le banche e la finanza hanno un ruolo preminente in una mente così ossessionata dal futuro. Finora Fazio è stato il padrone del sistema bancario. Il despota che ha favorito certi disegni impedendone altri. Dopo di lui non sarà più così e Berlusconi teme questa incognita novità. Il suo è un grande impero immateriale. Produce e vende immagini. Realtà virtuali. Pacchetti azionari che rappresentano servizi ma non beni materiali. Per di più sorretti ancora per qualche anno da licenze governative senza le quali l'intero edificio crollerebbe come un castello di carte.

    E pensate che un uomo che ormai convive con questa ossessione sia libero di decidere la sorte di chi è ancora al vertice di quel sistema di potere? Perciò Berlusconi latita e tenta di scaricare su altri una responsabilità che toccherebbe a lui di assumere. Ha provato a scaricarla su Ciampi, poi sul Parlamento, infine sulla Banca centrale europea.

    Mosse maldestre. Il Quirinale gli ha obiettato che non ha alcun potere, né di nome né di fatto, di interferire sul rapporto fiduciario tra governo e governatore della Banca centrale, mentre ha un ruolo essenziale nel valutare il nome del governatore eligendo.

    La Bce, facendo appello al proprio statuto e al trattato fondativo dell'Istituto, ha chiarito che può adottare provvedimenti sanzionatori nei confronti di uno dei suoi membri solo in caso di "colpe gravi" ma non può sostituirsi ai governi nazionali in materia di credibilità e di fiducia.

    Quanto al Parlamento, esso può certo esprimere ordini del giorno rivolti al governo, ma quei documenti non hanno alcun valore se non nei confronti del destinatario, cioè ancora una volta il presidente del Consiglio.

    Il Parlamento però una cosa sostanziosa la potrebbe fare: potrebbe completare il manchevolissimo emendamento presentato dal governo sul disegno di legge per il risparmio, aggiungendovi oltre alla clausola del mandato a termine, quella del limite di 70 anni oltre il quale il governatore deve abbandonare la carica. Si dirà che sarebbe un emendamento ad personam. Non è vero poiché varrebbe per tutti i governatori a venire. E quand'anche, il Parlamento attuale di leggi ad personam ne ha votate tante e poi tante da rendere questa obiezione irricevibile. I messaggi volti a spostare su altri la responsabilità di agire sono stati comunque respinti al mittente, ma il mittente è inesistente, come nel romanzo-favola di Italo Calvino.

    * * *

    Il ministro del Tesoro non latita, non compie mosse maldestre, ma volteggia con eleganza. Schiva. Lancia un affondo. Stringe in angolo l'interlocutore. Poi un passo indietro e uno di lato. Resta in pedana. Questo è l'importante: restare in pedana.

    Poiché conosce benissimo la procedura da seguire, qualche giorno fa Siniscalco aveva programmato le sue mosse: avrebbe scritto una lettera al presidente del Consiglio (scripta manent) nella quale avrebbe manifestato la propria sfiducia (non personale ma istituzionale) nei confronti del governatore della Banca e avrebbe chiesto al capo del governo di farla propria e di comunicare una tale sfiducia al Consiglio superiore della Banca affinché adottasse le decisioni del caso. Qualora il presidente del Consiglio non avesse accettato la sua richiesta Siniscalco si sarebbe dimesso da ministro del Tesoro. Questo era il programma dichiarato.

    Dichiarato ma non attuato. La lettera a Palazzo Chigi non c'è stata. C'è stato invece un incontro, vari incontri, una girandola di incontri, ma verba volant. Berlusconi ha apprezzato le idee del suo ministro ma ha ribadito che si trattava di idee personali. Ha fatto appello alla coscienza di Fazio. Gli ha spedito Gianni Letta. Poi, di fronte all'inanità di questi tentativi ha allargato le braccia e ha concluso che non aveva altro da fare e neppure da dire. Siniscalco? Ciò che ha chiesto non l'ha avuto. Si dimetterà? Credo piuttosto che resterà in pedana.

    Post scriptum. In tutta questa vicenda il Direttorio della Banca d'Italia si è chiuso in un silenzio assoluto, sia come collettivo sia come singoli membri. Si tratta di tre persone, il direttore generale e i due vicedirettori generali, che insieme al governatore portano la responsabilità di guidare l'Istituto e la sua politica. Capisco l'abitudine al riserbo. E' apprezzabile. Ma anche il riserbo ha dei limiti. In situazioni estreme il riserbo diventa corresponsabilità. Nei casi di supposto malgoverno la corresponsabilità diventa complicità.

    Comunque se non si vuole infrangere il riserbo per ragioni di lealtà istituzionale, c'è un altro strumento a portata di mano: le dimissioni da un incarico diventato incompatibile con la propria coscienza. Ma poiché nessuno dei tre ha rotto il silenzio e tanto meno si è dimesso, se ne deduce che i membri del Direttorio condividono interamente la posizione del governatore e sono quindi corresponsabili con lui di una crisi istituzionale di inaudita gravità. Ecco un altro aspetto tutt'altro che positivo di questa tristissima vicenda.

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