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  1. #31
    Utente di HTML.it L'avatar di wsim
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    Originariamente inviato da lookha
    Lo Stato non deve aumentare il suo potere sul Mercato, deve tornare a fare quello che ha smesso di fare: il regolatore con l'interesse posto nei consumatori, negli investitori, e nell'interesse generale.
    Direi invece che tutti, dall'America all'Europa (meno noi che siamo governati dai puffi), con questa crisi si sono accorti che lo Stato DEVE avere nelle sue mani le imprese e le Utility di interesse sociale e collettivo, fornitrici dei grandi servizi primari.
    Certamente deve gestirle bene, ma questo è un altro discorso.

    Insomma un ritorno al sistema misto pubblico/privato visto che lasciare tutto in mano al libero mercato si è rivelato fallimentare.
    me ne sono andato, ma posso sempre riapparire con la grazia e la leggerezza di un B-52 carico di bombe.

  2. #32
    Originariamente inviato da wsim
    Direi invece che tutti, dall'America all'Europa (meno noi che siamo governati dai puffi), con questa crisi si sono accorti che lo Stato DEVE avere nelle sue mani le imprese e le Utility di interesse sociale e collettivo, fornitrici dei grandi servizi primari.
    Certamente deve gestirle bene, ma questo è un altro discorso.

    Insomma un ritorno al sistema misto pubblico/privato visto che lasciare tutto in mano al libero mercato si è rivelato fallimentare.
    io credo che si sia rivelato fallimentare solo la politica al servizio dell'impresa privata.
    La crisi non nasce dal fatto che le telecom è stata privatizzata. Nasce invece proprio da quello che ha scritto lookha: mancanza di:

    Trasparenza, informazione indipendente (REALE), controlli severi, meno relazioni possibili con la politica...
    «Nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l'ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto» - Michael Jordan

    «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.» - Gandhi

  3. #33
    Utente di HTML.it L'avatar di Nkosi
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    Originariamente inviato da lookha
    È il contrario: se la Politica vuole asservire il Mercato, siamo fottuti.
    Si ritorna allo Stato dirigista, allo Stato Intelligente (!).
    Le regole ci sono, i meccanismi di controllo pure.
    Quello che va fatto è despoliticizzare il Mercato, togliere tutti quei vincoli, quei conflitti di interessi, quella commistione tra Mercato e Politica che fa puzzare tutto di marcio, affinché lo Stato possa fare il regolatore e supervisore in modo efficace ed efficiente.

    Lo Stato non deve aumentare il suo potere sul Mercato, deve tornare a fare quello che ha smesso di fare: il regolatore con l'interesse posto nei consumatori, negli investitori, e nell'interesse generale.

    Rifondare il capitalismo è solo uno slogan roboante per nani megalomani che vogliono passare alla Storia sulla nostra pelle.
    ops avevo capito l'inverso. Ma la questione è esattamente il contrario di come la vedi tu. Il mercato non sa e non vuole regolarsi. Il mercato vuole fare profitto e questo è l'unica regola valida. Prendi per il esempio il Wto che fa esattamente quello che dici tu ponendo al centro di tutto il mercato e, nel nome della libera circolazione delle merci, impone a un qualsiasi governo di non mettere limiti al commercio. Il principio che sta alla base di questa norma non è sbagliato: impediamo che uno stato voglia proteggere le proprie aziende anche a scapito di costi finali per il consumatore maggiore. Lo stesso principio che afferma che più la concorrenza è ampia più il consumatore trarrà benefici relativi a prezzi bassi. La realtà però è molto diversa. Se consideri una qualsiasi merce di livello davvero globale ti rendi conto che è così. Il petrolio? Si alza il costo al barile e in proporzione si alza quello alla pompa. Si abbassa? Quello alla pompa si abbassicchia pianin pianino, tanto un bel cartello sì è messo d'accordo e il consumatore trova prezzi finali che sono simili in ugni punto vendita. I farmaci? Il mercato è in mano a poche multinazionali che fanno di tutto per tenere fuori le piccole medio imprese impedendo loro di crescere. L'alimentare? Le grandi aziende regolano di fatto il prezzo di acquisto dai coltivatori, impongono loro cosa e quando coltivare, e fanno i prezzi di vendita alla grande distribuzione: e anche qui il cliente finale non ci guadagna. E si potrebbe andare avanti. Ma una cosa sul concetto di Stato va detta. Lo stato non è quella banda di omuncoli che ci stanno governando in questo momento (opposizione inclusa sia chiaro). Lo stato siamo noi, sarà pur banale ma è così.
    Personalmente sono terrorizzato dall'idea di mettermi nelle mani di una o poche aziende libere di decidere cosa vendermi, di quali controlli fare su quanto mi sta vendendo, di quale prezzo applicare al prodotto. Non conosco le facce di chi le dirige e non sono libero di mandare a casa i dirigenti se questi sono disonesti, ladri o farabutti. Cosa che, almeno in teoria, dovrei poter fare con chi mi governa.

  4. #34
    Utente di HTML.it L'avatar di lookha
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    Originariamente inviato da wsim
    Direi invece che tutti, dall'America all'Europa (meno noi che siamo governati dai puffi), con questa crisi si sono accorti che lo Stato DEVE avere nelle sue mani le imprese e le Utility di interesse sociale e collettivo, fornitrici dei grandi servizi primari.
    Certamente deve gestirle bene, ma questo è un altro discorso.

    Insomma un ritorno al sistema misto pubblico/privato visto che lasciare tutto in mano al libero mercato si è rivelato fallimentare.
    Grande errore.
    La crisi è cominciata come una crisi finanziaria, generata da una scellerata politica di tassi di interesse troppo bassi che ha creato varie bolle speculative.
    Si è convertita in una crisi di liquidità, che tocca direttamente tutte le attività produttive.
    Lo Stato si è ritrovato di punto in bianco ad essere l'unica istituzione affidabile in grado di aiutare le banche, e dar fiducia al mercato.

    Da qui a dire che la soluzione è riprendersi in mano "le imprese e le Utility di interesse sociale e collettivo, fornitrici dei grandi servizi primari" c'è un oceano in mezzo.

    Il fatto che lo facciano gli Usa, non è sinonimo di garanzia. Anzi.
    Visto che la crisi è proprio cominciata negli Usa.
    Il fatto che lo faccia l'Europa, ancora meno, visto che non ha saputo evitarla, ma ha contribuito a creare le sue proprie bolle durante questi ultimi anni.

    La strada che molti Stati sono tentati a percorrere è quella appunto di sostituirsi al mercato, magari entrando nel consiglio di amministrazione di grandi società, mettendo a disposizione grandi capitali per salvare (oggi) dal fallimento tutti quelli che lo chiedano (dalle banche, ai fabbricanti di auto, alle assicurazioni, e domani chi altro?).

    Ma a cambio di cosa?
    Di Potere.
    Con la P maiuscola.
    E se non voti chi devi, domani chi ti ha salvato ti passa la fattura.
    Sicuramente.

  5. #35
    Originariamente inviato da dwarf78
    http://www.pimco.com/LeftNav/Viewpoi...ember+2008.htm

    un approccio interessante... in fondo il buon senso potrebbe per una volta essere implementato
    Ciao,
    potresti sintetizzare tu in italiano, visto che l'articolo è in inglese?
    Giorgio
    L'esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l'esame, e poi ti spiega la lezione. (Oscar Wilde)

  6. #36
    Utente di HTML.it L'avatar di lookha
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    Originariamente inviato da Nkosi
    ops avevo capito l'inverso. Ma la questione è esattamente il contrario di come la vedi tu. Il mercato non sa e non vuole regolarsi.
    Il mercato vuole fare profitto e questo è l'unica regola valida. Prendi per il esempio il Wto che fa esattamente quello che dici tu ponendo al centro di tutto il mercato e, nel nome della libera circolazione delle merci, impone a un qualsiasi governo di non mettere limiti al commercio. Il principio che sta alla base di questa norma non è sbagliato: impediamo che uno stato voglia proteggere le proprie aziende anche a scapito di costi finali per il consumatore maggiore. Lo stesso principio che afferma che più la concorrenza è ampia più il consumatore trarrà benefici relativi a prezzi bassi. La realtà però è molto diversa. Se consideri una qualsiasi merce di livello davvero globale ti rendi conto che è così. Il petrolio? Si alza il costo al barile e in proporzione si alza quello alla pompa. Si abbassa? Quello alla pompa si abbassicchia pianin pianino, tanto un bel cartello sì è messo d'accordo e il consumatore trova prezzi finali che sono simili in ugni punto vendita. I farmaci? Il mercato è in mano a poche multinazionali che fanno di tutto per tenere fuori le piccole medio imprese impedendo loro di crescere. L'alimentare? Le grandi aziende regolano di fatto il prezzo di acquisto dai coltivatori, impongono loro cosa e quando coltivare, e fanno i prezzi di vendita alla grande distribuzione: e anche qui il cliente finale non ci guadagna. E si potrebbe andare avanti. Ma una cosa sul concetto di Stato va detta. Lo stato non è quella banda di omuncoli che ci stanno governando in questo momento (opposizione inclusa sia chiaro). Lo stato siamo noi, sarà pur banale ma è così.
    Personalmente sono terrorizzato dall'idea di mettermi nelle mani di una o poche aziende libere di decidere cosa vendermi, di quali controlli fare su quanto mi sta vendendo, di quale prezzo applicare al prodotto. Non conosco le facce di chi le dirige e non sono libero di mandare a casa i dirigenti se questi sono disonesti, ladri o farabutti. Cosa che, almeno in teoria, dovrei poter fare con chi mi governa.
    come dice un conosciuto forumista: poche idee e ben confuse
    il prezzo dellla benzina nè si alza nè si abbassa allo stesso ritmo con cui si alza e si abbassa il petrolio, per il semplice fatto che la benzina non è il petrolio, ma è un derivato.
    In mezzo alla catena ci sono costi di produzione e distribuzione che fanno si che il prezzo della benzina non sia così elastico come quello del petrolio.

    È stato proprio il libero commercio ha permettere ai paesi di prosperare, di uscire dalla miseria.
    Nel momento in cui in un Paese si stabilisce la sicurezza giuridica, si aderisce a degli standard comuni di qualità, e si entra nel WTO, il commercio cresce, arrivano gli investimenti, e la povertà scompare.
    Ho postato un link apposta dove si vede proprio quello: come certe riforme fondamentali fanno uscire i paesi dalla povertà.

    Il rischio di questa crisi è proprio quello di fare di tutta l'erba un fascio, e buttare via anche tutto quello che di buono ha il miglior sistema di crescita economica della Storia dell'Umanità.

    Bisogna saper scremare, tenere tutto ciò che è buono e perfezionare gli errori per evitarne in futuro.
    Di fatto, se guardiamo, la crisi del '29 e le lezioni imparate han fatto si che quella di oggi non sia nè sarà cosi profonda e duratura.
    Non è stata evitata, ma grazie alle lezioni del passato, abbiamo diminuito i danni.

    Continuiamo sulla stessa via: impariamo dagli errori, e correggiamo per evitarli.
    Ma non si butta via il miglior sistema di crescita economica della Storia dell'Umanità.

  7. #37
    Originariamente inviato da lookha
    il prezzo dellla benzina nè si alza nè si abbassa allo stesso ritmo con cui si alza e si abbassa il petrolio, per il semplice fatto che la benzina non è il petrolio, ma è un derivato.
    In mezzo alla catena ci sono costi di produzione e distribuzione che fanno si che il prezzo della benzina non sia così elastico come quello del petrolio.
    Questo dipende se il prezzo si sta alzando o si sta abbassando
    Quando si alza segue il prezzo del petrolio, quando si abbassa.. ehhh.. ci sono i costi di produzione etc etc..

    Idem per il grano e pasta e pane, eh

  8. #38
    Utente di HTML.it L'avatar di lookha
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    Originariamente inviato da galz
    Questo dipende se il prezzo si sta alzando o si sta abbassando
    Quando si alza segue il prezzo del petrolio, quando si abbassa.. ehhh.. ci sono i costi di produzione etc etc..

    Idem per il grano e pasta e pane, eh
    no no, se vai a vedere nè si alza cosi rapidamente, nè si abbassa cosi rapidamente come il petrolio.
    E né si alza della stessa percentuale né si abbassa della stessa percentuale.

  9. #39
    Originariamente inviato da lookha
    Grande errore.
    La crisi è cominciata come una crisi finanziaria, generata da una scellerata politica di tassi di interesse troppo bassi che ha creato varie bolle speculative.
    Si è convertita in una crisi di liquidità, che tocca direttamente tutte le attività produttive.
    Lo Stato si è ritrovato di punto in bianco ad essere l'unica istituzione affidabile in grado di aiutare le banche, e dar fiducia al mercato.

    Da qui a dire che la soluzione è riprendersi in mano "le imprese e le Utility di interesse sociale e collettivo, fornitrici dei grandi servizi primari" c'è un oceano in mezzo.

    Il fatto che lo facciano gli Usa, non è sinonimo di garanzia. Anzi.
    Visto che la crisi è proprio cominciata negli Usa.
    Il fatto che lo faccia l'Europa, ancora meno, visto che non ha saputo evitarla, ma ha contribuito a creare le sue proprie bolle durante questi ultimi anni.

    La strada che molti Stati sono tentati a percorrere è quella appunto di sostituirsi al mercato, magari entrando nel consiglio di amministrazione di grandi società, mettendo a disposizione grandi capitali per salvare (oggi) dal fallimento tutti quelli che lo chiedano (dalle banche, ai fabbricanti di auto, alle assicurazioni, e domani chi altro?).

    Ma a cambio di cosa?
    Di Potere.
    Con la P maiuscola.
    E se non voti chi devi, domani chi ti ha salvato ti passa la fattura.
    Sicuramente.
    riquoto.
    E aggiungo: il fatto che alcune anziede statali siano diventate pubbliche, non c'entra nulla con la crisi che stiamo attraversando.

    Non è una crisi di servizi offerti (di meno? più scadenti ? più cari ?).
    Il problema non è che il telefono (ora telecom è privata) costa di più (anzi, mi risulta che costi di meno). Non è che le autostrade sono private e non più pubbliche...

    Il problema è che c'è una crisi strutturale di tipo finanziario e conseguentemente economico. Perchè si è provato a far valere 100 quello che valeva 10. Scaricando il rischio speculativo sulla popolazione mondiale degli investitori comuni.
    «Nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l'ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto» - Michael Jordan

    «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.» - Gandhi

  10. #40
    sono d'accordo con Aeterna

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