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Discussione: Le quote latte

  1. #41
    Originariamente inviato da webus
    Magari noi ce lo siamo dimenticati (con le nostre pance piene), ma già dipendiamo dall'estero per l'energia (e possiamo vederlo ogni giorno quanto ci costa in termini economici e sociali) manca solo che ora ci affidiamo totalmente sulle forniture estere pure per l'alimentazione. In caso di crisi mondiale cosa facciamo: ci arrangiamo con le briosche?

    Trovo strano che questi aspetti non appaiano evidenti.
    Io trovo strano che non sia evidente che un conto sono gli strumenti per situazioni di crisi temporanee, un altro conto sono gli strumenti di un sistema di distorsione del mercato che vanno avanti da decine di anni. Tutto questo al di là delle posizioni keynesiane di Galbraith.

    Riformare l'agricoltura europea non significa affatto stravolgerla o affidarsi totalmente alle forniture estere. Significa lasciare più spazio al mercato, al commercio (che è proprio uno dei sistemi migliori per assicurarsi contro eventuali crisi alimentari) e ai vantaggi che ne derivano.
    The more the state 'plans' the more difficult planning becomes for the individual.
    Sto nella Pampa

  2. #42
    l'agricoltura non è l'unico sistema produttivo ad essere soggetto a forti influenze aleatorie dall'esterno: basti pensare al turismo, che anche lui è molto legato al tempo ma anche ad altri fenomeni altrettanto poco prevedibili quanto il tempo atmosferico...

    in ogni caso quando il maltempo si abbatte su una regione solitamente i prezzi aumentano, non calano

  3. #43
    Originariamente inviato da MasterLibe
    Sicché non diceva che le quote, in agricoltura, sono un ammortizzatore. Perché, vedi, tu hai scritto proprio quello: «Sono una specie di "ammortizzatore sociale"», parlando di quote latte. E, con tutta la buona volontà, è difficile far passare la tesi che uno strumento per gonfiare i prezzi è un ammortizzatore, tanto più che le quote di produzione nascono dichiaratamente per proteggere la produzione agricola.
    Mi pare abbastanza evidente che le quote latte siano parte di quegli strumenti di "ammortamento" del settore agricolo che ne conta numerosi altri. E sì, nascono per proteggere la produzione agricola.

    Comunque non insisto, se ancora non ti va bene: hai ragione tu.
    Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. (Maffeo Pantaleoni)

  4. #44
    Originariamente inviato da Ratatuia
    l'agricoltura non è l'unico sistema produttivo ad essere soggetto a forti influenze aleatorie dall'esterno: basti pensare al turismo, che anche lui è molto legato al tempo ma anche ad altri fenomeni altrettanto poco prevedibili quanto il tempo atmosferico...

    in ogni caso quando il maltempo si abbatte su una regione solitamente i prezzi aumentano, non calano
    e non ti pare che anche per il turismo lo stato investa cifre consistenti? E guarda che non parlo solo delle campagne promozionali che fa in giro per il mondo o degli accordi "culturali" che prende con molti governi e organizzazioni private.

    In caso di calamità i prezzi aumentano certo, ma quelli che ci guadagnano non sono quelli rimasti senza il raccolto.
    Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. (Maffeo Pantaleoni)

  5. #45
    Originariamente inviato da vificunero
    Riformare l'agricoltura europea non significa affatto stravolgerla o affidarsi totalmente alle forniture estere. Significa lasciare più spazio al mercato, al commercio (che è proprio uno dei sistemi migliori per assicurarsi contro eventuali crisi alimentari) e ai vantaggi che ne derivano.
    Posso sbagliarmi, ma non credo che al momento esista al mondo uno stato (che disponga di un sistema agricolo significativo - escluderei l'Islanda, ad esempio) che non si sia dotato di sistemi di protezione dell'agricoltura. Magari un motivo, oltre al semplice "protezionismo economico" ci sarà.

    Io sono convinto di sì e ho provato a spiegartela. Un giorno forse arriveremo a liberalizzare completamente anche questo; oggi mi pare prematuro.
    Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. (Maffeo Pantaleoni)

  6. #46
    Originariamente inviato da webus
    e non ti pare che anche per il turismo lo stato investa cifre consistenti? E guarda che non parlo solo delle campagne promozionali che fa in giro per il mondo o degli accordi "culturali" che prende con molti governi e organizzazioni private.

    In caso di calamità i prezzi aumentano certo, ma quelli che ci guadagnano non sono quelli rimasti senza il raccolto.

    qui si parlava di budget comunitario

  7. #47
    Originariamente inviato da Ratatuia
    qui si parlava di budget comunitario
    ah, mi pareva si parlasse di "mercato drogato" e il fatto che il sistema "protezionistico" fosse comunitario invece che nazionale abbastanza irrilevante.
    Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. (Maffeo Pantaleoni)

  8. #48
    Originariamente inviato da webus
    ah, mi pareva si parlasse di "mercato drogato" e il fatto che il sistema "protezionistico" fosse comunitario invece che nazionale abbastanza irrilevante.

    sì, ok...ma se il turismo dovesse dipendere dalla promozione (ad esempio) l'italia non sarebbe tra le primissime se non la prima come numero di visitatori...i visitatori in italia vengono perchè è l'italia: nonostante li trattiamo malissimo con le infrastrutture decidono ancora di venire sempre per esempio

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