Pagina 6 di 6 primaprima ... 4 5 6
Visualizzazione dei risultati da 51 a 56 su 56
  1. #51
    Utente di HTML.it L'avatar di ilgiovo
    Registrato dal
    Aug 2001
    Messaggi
    518
    Originariamente inviato da lookha
    di indubbia interpretazione?
    a quanto vedo invece l'interpretazione è alquanto dubbia, tant'è che io, tu, linkato e Rebelia abbiam dato 4 interpretazioni diverse.
    E il fatto che il signor Bertolaso si sia stufato cosa implica?
    nulla? ha quindi parlato a vanvera.
    oppure implica qualcosa? e quindi dovrebbe spiegarlo.
    secondo me implica che gli escursionisti dovrebbero essere meno sconsiderati
    e implica che se questa questione entra nel casino mediatico succederà che tutti si sentiranno in grado anzi in dovere di dire la propria puttanata su questo, vedi facebook ed i gruppi di odio, e si proporranno patentino per gli alpinisti, e chiusura delle montagne (o magari a pagamento, perchè no, così tiriamo su due soldini), e altre soluzioni di controllo sull'attività alpina. Tutto per 2 pirla che vanno in giro fregandosene dell'allerta valanghe. A mio parere un alpinista è responsabile del proprio comportamento e delle proprie scelte in montagna, se fa una cazzata la paga, spesso e anche con la vita. Se qualcuno ha voglia di andare a vedere se è ancora vivo, bene. Altrimenti son cazzi suoi.
    Cacca!

  2. #52


    Fabio, il geometra con la passione delle vette di Luana De Francisco

    UDINE. Un tiepido sole illumina ancora la casa, ma le imposte, al civico 51/2 di via Milano, sono già tutte abbassate. Dentro, nel silenzio più cupo, a parlare sono gli sguardi: gonfi di disperazione, chiedono soltanto pietà. Per il loro Fabio, commesso con la passione per l’alpinismo e la bicicletta, strappato alla vita a 30 anni, mentre si preparava a scalare l’ennesima montagna. La madre Licia Rizzi e la sorella Katia lo aspettavano con il panettone sul tavolo. Ieri, sarebbe rientrato dal viaggio sulle Dolomiti.

    È bastata una telefonata, piombata in mattinata come un tonfo al cuore, a sconvolgere la pace della famiglia, rimasta già orfana del padre Pino, ex dipendente della Safau, una decina di anni fa. Allora fu un infarto a portarsi via l’uomo di casa. Sabato, invece, è stata una valanga a ingoiare il suo erede. Il corpo senza vita di Fabio Baron è stato trovato sotto due metri di neve, investito in quota, in quello che negli ultimi dieci anni era diventato il suo “ habitat” preferito. Insieme all’amico Diego, era partito da Canazei, per ascendere una cascata di ghiaccio, la stessa che i due avevano testato già l’inverno scorso, in vacanza. Ma questa volta qualcosa è andato storto e per la coppia di udinesi l’alta valle di Fassa si è trasformata in una trappola mortale.

    Nessuno, tra i conoscenti di Fabio, si sarebbe mai aspettato una fine del genere. Troppo esperto e troppo prudente per allungare la lista delle vittime della montagna. Con l’amico, collega e istruttore Maurizio Callegarin aveva accumulato tale e tanta pratica, sia su roccia sia su ghiaccio, da diventare a sua volta istruttore della Scuola alpinismo isontino di Gorizia e partecipare a spedizioni di difficoltà sempre più elevata: dalle principali vette alpine, alle Ande cilene e argentine, a Manaslu, montagna himalayana di 8163 metri, in Nepal, risalita due anni fa con una cordata formata da alpinisti dello spessore di Nives Meroi, Romano Benet e Luca Vuerich. Il prossimo agosto, con il suo gruppo di amici friulani, avrebbe puntato verso la Cordigliera centrale del Perù.


    Ma nel frattempo, Fabio, diplomato geometra e impiegato come commesso nell’area self-service della “Edil Friuli” di via Cividale, si dilettava anche con le cime domestiche, tra le frequenti gite al rifugio Vualt, in compagnia di Diego, e le corse di allenamento, talvolta anche notturno, sul Chiampon. Trascorreva così tutto il suo tempo libero dal lavoro, alternando le camminate in quota alle uscite in bicicletta verso San Daniele e Fagagna.

    I vicini, nella stradina interna di via Milano, quartiere dei Rizzi, lo ricordano come un ragazzo «educato, atletico e muscoloso», innamorato della montagna e della natura. Passioni, queste, che Fabio aveva la fortuna di condividere con la fidanzata e collega alla “Edil Friuli” Stefania Trezza, 27 anni, di Cargnacco. Non per niente, in Trentino ci era andata anche lei. «Fabio, Diego e Stefania erano partiti alla vigilia di Natale – racconta la sorella Katia, che da un paio d’anni fa l’insegnante a Fagagna – e sarebbero rientrati stasera (ieri, ndr). Erano andati via per conto loro, senza appoggiarsi a nessuna organizzazione: sono esperti di montagna, vanno spesso in spedizioni».

    Sabato mattina, Stefania aveva preferito non seguirli alla cascata di ghiaccio e restarsene al campo base. «Si intendevano di montagna – continua la sorella – e avranno valutato la situazione, prima di avventurarsi in quota con le racchette da neve e tutta l’a ttrezzatura necessaria. Il caso ha voluto che succedesse quello che è successo».

    Già, un destino cieco e crudele. «Con la scomparsa di Fabio – ha affermato Callegarin, al ritorno dalla valle di Fassa, dove si è precipitato sabato stesso, appena appresa la notizia della scomparsa dei suoi due giovani amici – abbiamo perso colui che avrebbe rappresentato l’alpinismo friulano nei prossimi anni. Il nostro futuro. Perchè Fabio – continua – era un autentico talento, dotato di grinta e forza fisica e alimentato dall’idea più pura di quel che l’alpinismo rappresenta».
    (28 dicembre 2009)



    Diego, tutta la vita dedicata alla montagna di Paola Lenarduzzi

    UDINE. Zaino, ramponi, giacca a vento, un saluto con la mano alzata e un sorriso a chi restava a casa. L’immagine di Diego tutti i sabato pomeriggio d’inverno, quando partiva per le sue montagne. Non una passione, molto di più. Ed è l’immagine che resta impressa in mente alla madre, al padre, ai fratelli. Diego Andreatta era partito per la Val di Fassa, in Trentino, il giorno di Natale, alle 11.

    «Doveva essere una minivacanza – racconta affranta la mamma Gabriella –, con lui c’era l’inseparabile Fabio e la ragazza di questi, Stefania. Tutti a bordo del camper, appena comperato da Diego appositamente per le escursioni, per evitare di passare le notti nei rifugi o nelle tende».
    Eccitato e felice, come sempre, all’idea di raggiungere le sue cime, scalando pareti di roccia d’estate, cascate ghiacciate d’i nverno.

    «Diceva: è lì che sento l’ebbrezza della libertà», aggiunge il padre Flaviano. Che tiene a precisare: «Fabio e Diego erano tutt’a ltro che degli sprovveduti, avevano esperienza da vendere. Frequentato il corso del Cai, partivano con l’equipaggiamento perfetto e soprattutto studiavano meticolosamente ogni uscita consultando Internet: la temperatura, il grado di umidità, le previsioni meteo, la pericolosità, la pendenza. Non avrebbero affrontato una scalata se non in condizioni di sicurezza».

    I due, raggiunto il campo base in Alta Val di Fassa, avevano iniziato un giro di ricognizione camminando con le ciaspole sulla neve fresca per individuare la parete di ghiaccio da scalare, quando sono stati travolti da una valanga staccatasi dalla cima del Pordoi. E una seconda slavina ha poi seppellito la squadra di soccorritori accorsi per cercare di salvarli. Sette, quattro dei quali morti. Una tragedia doppia che ha sconvolto il Trentino e non solo.

    «Erano rimasti in camper fino a mezzogiorno, poi sono usciti – continua a raccontare la madre di Diego – e alle 16 Stefania, non vedendoli tornare, ha dato l’allarme chiamando Maurizio Callegarin, istruttore del Cai di Udine, loro amico da una vita, che ha fatto attivare la macchina dei soccorsi. Ora aspettiamo notizie da lui per sapere come muoverci».

    Nato a Palmanova nel marzo ’78, studi tecnici all’istituto per geometri Marinoni, Diego Andreatta si è innamorato della montagna quando ha fatto il servizio di leva con i vigili del fuoco, a Tolmezzo. Fin da subito ha cominciato a lavorare alla stazione di servizio Shell di via Gorizia gestito dalla famiglia, assieme al padre Flaviano, che ha da poco lasciato l’attività per andare in pensione, alla madre e al fratello Marco, di 28 anni. Diego lascia anche una sorella, Elisa, sposata e con due bambine. I clienti del distributore ricordano il giovane come un tipo alla mano, sempre pronto a scambiare una battuta. Diego amava il suo lavoro anche perchè gli permetteva di “fuggire” per il weekend.

    «La montagna era davvero la sua malattia», sottolinea mamma Gabriella. Montagna significava per Diego una cima conquistata al termine di un’arrampicata micidiale, un tratto impervio percorso in sella alla bici, nei momenti più soft una camminata. Purchè oltre i duemila. Neve, ghiaccio, strapiombi, roccia, cordate, aria rarefatta, luoghi in cui raggiungi le nuvole e puoi vedere il mondo piccolino, laggiù. Le prealpi friulane, l’Alto Adige, il Trentino, la Val d’Aosta. Ma anche molto più lontano. Come l’esperienza da brivido in Himalaia con la spedizione di Nives Meroi e Romano Benet nel settembre dello scorso anno. «Con la Meroi – ricordano i genitori – aveva già in programma una seconda memorabile scalata, stavolta in Perù. Ci sarebbero andati la prossima estate».

    Tutte le esperienze, tutte le prime volte, tutte le emozioni Diego le immortalava con la sua digitale e le scaricava sul computer. Le foto che per lui avevano un significato particolare venivano ingrandite e messe in cornice. Con le spedizioni più belle aveva creato il calendario 2009. Teneva anche un diario, con racconti e ricordi e nella sua cameretta tutto parla di montagna. C’è anche un pezzo di roccia e da due ganci del soffitto scende un’amaca, dove Diego amava distendersi in relax. «Qua resterà tutto così», dicono papà e mamma.
    (28 dicembre 2009)

  3. #53
    Utente di HTML.it L'avatar di wallrider
    Registrato dal
    Apr 2003
    Messaggi
    2,755
    Originariamente inviato da lookha
    ...
    è noto come i turisti cercano solo piste con potenziali slavine per i soccorritori, e nel mezzo, se si rompono un osso son pure contenti, sai com'è, un bel trofeo da mettere su facebook.
    hai ragione, mi sono sbagliato
    il buonsenso regna sovrano, non esiste nessuno tanto ipocrita da giudicare "faziosi" certi allarmi e andare comunque. come non esiste nessuno che pensa che la cintura di sicurezza sia solo un impiccio.
    RIP Cicciobenzina 9/11/2010

    "Riseminaciceli, i ceci nell'orto"

  4. #54
    Utente di HTML.it L'avatar di vonkranz
    Registrato dal
    Sep 2001
    Messaggi
    1,387
    Originariamente inviato da lookha
    vedi dAb, che alla fine non è un pensiero così campato per aria.
    Ce n'è più d'uno che la pensa così.
    Essere salvati costa (non si sa quanto, ma costa).
    e pertanto solo chi lo merita va aiutato.

    Ma tu credi credi a Bertolaso.
    secondo me e' un pensiero campato in aria cosi' come vuoi farlo passare tu.
    nessuno (credo) sta' dicendo che visto che i 2 hanno fatto un gesto idiota e' giusto che abbiano pagato con la vita o che sarebbe stato giusto lasciarli la' a morire di freddo e fame.

    Credo che si stia dicendo che in qualche modo la gente debba essere responsabilizzata, che capisca che a causa delle sue bravate, c'e' altra gente che rischia la pelle.

    Ed e' assolutamente vero che i soccorsi costano e, se questo salvataggio fosse finito bene, sarebbe stato sacrosanto addebitare ai responsabili le spese.

    Il carroatrezzi che ti viene a recuperare in autostrada lo paghi no? Che tu l'abbia meritato o meno.

  5. #55
    Vivo in una località di montagna e più volte vedo accadere casi del genere. L’assurdo è che queste disgrazie si ripetano tutti gli anni nonostante i continui avvisi e avvertimenti…(come mille altri incidenti purtroppo - strade in primo). La colpa è “nostra”, Bertolaso ha ragione anche secondo me.

  6. #56
    Utente di HTML.it L'avatar di Linkato
    Registrato dal
    Dec 2002
    Messaggi
    487
    Originariamente inviato da nikko74
    ... Bertolaso ha ragione anche secondo me.
    Ha ragione per quello che ha detto, non per le fantasiose ricostruzioni di qualcuno, qui, nel forum... ma forse Bertolaso deve scontare un peccato originale... è quello il vero motivo.
    Primo Ministro Conte: "Sarà un anno bellissimo!"

Permessi di invio

  • Non puoi inserire discussioni
  • Non puoi inserire repliche
  • Non puoi inserire allegati
  • Non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
Powered by vBulletin® Version 4.2.1
Copyright © 2026 vBulletin Solutions, Inc. All rights reserved.