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  1. #61
    Originariamente inviato da lookha
    su questo non c'č dubbio, per questo dicevo prima che "Puoi essere daccordo sullo stigma sociale o meno che viene negato o dato a un fatto". É esattamente quello che succede nell'articolo: non c'č condanna morale da parte del giornalista, o almeno molto molto lieve.
    Č criticabile il giornalista? certo. Ma lo sarebbe stato sia se avesse censurato moralmente sia non l'avesse fatto.
    Č il prezzo che paga il giornalista: quello che scrive non accontenta mai tutti.

    Ma la strigliata che tu chiedi č ancora peggio. Invece di esigere un criterio predeterminato al giornalista imponendogli la condanna morale, io appello ancor di pių al criterio professionale dell'autore. Perché se impongo il criterio del direttore o peggio ancora dell'editore, il giornalista diventa un semplice burattino che non racconta pių cosa succede dal suo punto di vista, ma quello che l'editore o il direttore vuol leggere.
    Guarda che la strigliata va fatta a editori e direttori, non ai giornalisti. Sono loro che ipediscono un sano giornalismo, in Italia.
    La prima regola di Utonter č: non parlare di Utonter. La seconda regola: non si parla di Utonter - Ich habe eine schön bratwurst in mein leder hosen -... -.-. . -- --- / -.-. .... .. / .-.. . --. --. .

  2. #62
    Originariamente inviato da FranŠesco
    Evidentemente non ti rendi conto di quali armi lessicali un giornalista abbia in mano. Forse non se ne rendono conto neanche loro.
    Tu leggi quell'articolo e ti trovi ad empatizzare con un delinquente!
    Dai.
    č lo stesso meccanismo per cui si dice "aaaah e LO SO IOOO che gli fanno ai pedofili in carcere"

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