Originariamente inviato da D56
non è solo un problema del veneto, nillì, è il problema dell'italia da sempre: mi sovviene la riflessione di gramsci sul distacco fra gli intellettuali e la società civile nel sud
è accaduto che al nord la classe trainante non sia una borghesia colta e illuminata, ma una neoborghesia che ha saltato rapidamente, in una generazione, dal mondo contadino alla società industriale e non si è creata una sua classe d'intellettuali all'altezza
la borghesia, quella colta, ha bisogno di tempo per formarsi, e poi ricreare quell'humus culturale che crea valori positivi, una dialettica non banale intorno alle sfide dei tempi, prima fra tutte l'integrazione dell'enorme numero di lavoratori stranieri
è come dire: troppe palanche troppo in fretta, sì che è una borghesia diversa ad esempio da quella genovese o torinese
comprendo comunque il senso di sgomento di nillì per quel senso d'immutabilità, di incapacità di ragionare in modo dialettico che appartiene a molte persone
ma è destino che i mutamenti avvengano, solo che avverrà solo quando la popolazione immigrata, divenuta essa stessa borghesia produttiva e dominante, porterà nuova anche se rischiosa contaminazione culturale
allora, chi avrà buoni mezzi intellettuali per capire, starà a galla (di certo ci riuscirà cacciari), altri invece finiranno inesorabilmente nella pattumiera della storia (seppure con una buona pensione)