Il modello del
#M5S era orizzontale e leaderless. Almeno in teoria. Adesso si è capito che un organismo così grande non può reggersi senza una struttura verticale gerarchica. Almeno non in Italia e non in questo momento storico.Il caos dei meetup lo ha dimostrato: guerra fra bande, arrivisti in cerca di visibilità, poltrone occupate da riciclati di altri partiti o da furbetti che hanno usato M5S come un taxi, bizzarri figuri al limite della psicopatologia (spesso oltre), comunicazione random (qualsiasi attivista si sente in diritto di chiamare i giornali e parlare a nome del M5S dicendo la prima scemenza che gli passa per la testa, tanto uno vale uno) e così via. I peggiori nemici del M5S sono diventati gli stessi attivisti: paradossalmente, i migliori di loro o non si candidano perché non vogliono la poltrona o se si candidano non vengono eletti.
Quindi a M5S non restavano che due possibilità: ammettere il fallimento del progetto originale e chiudere baracca oppure cambiarlo pur di sopravvivere.
Si è scelta la seconda opzione, a costo di violare l’articolo 4 del non-statuto (almeno nella mia opinione… ed era comunque già violato in precedenza, visto il potere decisionale del fantomatico Staff). E’ prevedibile che ai 5 vice-Grillo ne seguiranno altri, magari di livello regionale, fino a creare una oligarchia pentastellata (come prevede
la legge ferrea dell’oligarchia di Michels) del tutto analoga alla dirigenza di un partito.
Non c’è mica da farla tanto tragica se oggi M5S assomiglia un po’ di più a una forza politica tradizionale: un partito fatto di persone oneste, competenti, trasparenti, unito a maggiori possibilità di partecipazione democratica per i cittadini, sarebbe più che sufficiente per risollevare le sorti del nostro paese, senza il bisogno di realizzare futuribili utopie.
Il vero problema è che gli italiani un partito così non ce lo mandano proprio a governare. Le votazioni sono attualmente decise dal ceto medio che continua a votare compatto i vecchi partiti, a cui è legato indirettamente o direttamente da interessi personali. Gli astensionisti sono complici inconsapevoli dello status quo voluto dal suddetto ceto medio e quel 20% che vota M5S non basta per cambiare l’Italia.
M5S oggi assomiglia un po’ di più a un partito, ma non abbastanza: per piacere agli italiani gli mancano ancora i favori alle lobby, le marchette elettorali, le promesse non mantenute, gli indagati e i condannati, i rapporti con la mafia, la corruzione, l’ipocrisia, il trasformismo… (continuare a riempire a piacere).