Correre è un atto liberatorio.
Correre consapevolmente, si intende. Non per scappare. Non per non tardare a un appuntamento. Correre per correre, si intende.
Correre per correre è un atto liberatorio perché, come non si stancava mai di ripetere il nonno di Allemanda, si corre sempre con le mani libere.
Per accompagnare il gesto. Per tenere l’equilibrio. Per proteggersi il viso se si inciampa e si finisce a terra. Per salutare quelli che incontri.
Quando si corre con le mani libere si scopre che non c’è molto altro che ci si possa fare. Le mani ciondolano interrogandosi sulla strana sensazione di volare appese a un aquilone. Si aprono e si chiudono informicolite di curiosità: dove sono finiti i pesi, le maniglie, i lacci che pensavano di dover sempre portare, afferrare, legare?