TERAMO. Il vigile del fuoco preso a calci prima di morire. Per ora al vaglio del pm ci sono solo le testimonianze di alcuni automobilisti, racconti che allungano ombre raccapriccianti sul comportamento dell'uomo che guidava l'auto finita contro la moto di Darwin Lupinetti. Secondo questi automobilisti il conducente, indagato non solo per omicidio colposo ma anche per guida in stato di ebbrezza, avrebbe colpito con dei calci il vigile agonizzante a terra gridandogli più volte: «Alzati».

Le loro testimonianze sono state raccolte dagli agenti della polizia stradale e sono finite sul tavolo del pm David Mancini, il magistrato titolare del caso. Gli accertamenti fatti hanno escluso che quei calci possano aver compromesso le già critiche condizioni dell'uomo, morto durante il trasporto in ospedale. Ma è evidente che, se le testimonianze dovessere trovare conferma, la posizione di G.A.G., 31 anni, teramano, potrebbe ulteriormente aggravarsi proprio per questo atteggiamento particolarmente crudele.

Secondo l'alcoltest degli agenti della Polstrada l'uomo venne trovato con un livello alcolico di 1,26, quello che il codice della strada chiama livello medio. L'incidente avvenne nella serata del 22 aprile in via Po, mentre il vigile del fuoco di 36 anni stava tornando a casa dopo aver finito il suo turno di lavoro alla caserma di via Cadorna. Lupinetti aveva smontato alle 20, si era cambiato ed era salito sulla sua moto, una Bmw Gs 1.100 per tornare a Molino San Nicola, dove lo attendevano la moglie e il figlio di appena 5 anni. Stava percorrendo via Po, quando all'altezza dell'incrocio con via Roma andò a sbattere contro una Mercedes Classe A. L'auto che procedeva lungo via Po, in direzione del centro dittadino, stava svoltando in via Roma. La moto andò a sbattere nella parte anteriore destra dell' auto e Lupinetti venne sbalzato alcuni metri più in là. Sul posto, per un cinico scherzo del destino, per liberare e mettere in sicurezza il tratto stradale, intervennero i colleghi della vittima, quelli che per più di dieci anni avevano condiviso esperienze lavorative. Lupinetti, speleo-alpinista e appassionato di montagna, era stato uno dei primi ad arrivare all'Aquila dopo il terremoto.


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