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  1. #1

    Utilità della pubblicità cartacea per un sito e misurazione degli accessi derivanti

    Premessa A - i sostenitori del brand potranno obiettare facilmente il tutto, ed io stesso sono un fanatico del brand, che tuttavia vale solo in alcuni casi.

    Premessa B - Sono di norma contrario ad effettuare pubblicità su magazine cartacei, quando si tratta di promuovere un sito internet.

    Le ragioni sono le più disparate, e vanno dalla possibilità di dimenticare l'indirizzo internet del sito, alla scarsa propensione a mantenere vivo l'interesse per un periodo di tempo così lungo, quale quello che intercorre fra la lettura dell'adv, e il momento in cui ci si ritrova col PC connesso davanti a se.

    A questo è da aggiungere che, facendo tale promozione (anche su riviste specializzate), i potenziali utenti sono quelli che si trovano a cavallo di due interessi.

    Per dirla in termini matematici, dati due insiemi, i potenziali utenti sono quelli che nascono dall'intersezione di due insiemi.

    Se ad esempio ho un sito che parla di "mele" e acquisto uno spazio su un quotidiano (quindi generalista) i miei potenziali utenti saranno solo quelli che sono "appassionati di mele" e (contemporaneamente) "utilizzatori abituali di internet".

    Posso ovviare a tale problema facendo una campagna mirata su una rivista che parla di mele. Quindi pescando già in un insieme di utenti in target col mio sito. Ma, anche in questo caso, solo quelli che usano il web, sono potenziali interlocutori del mio messaggio.

    Idem se pubblicizzo il tutto su una rivista che parla della rete.

    Quindi, oltre a ridurre inevitabilmente il mio potenziale ritorno (cosa che può avvenire anche in settori diversi) sommo la difficoltà di "trasformare" in accesso l'interesse di un soggetto (per i motivi visti prima).

    Pubblicizzare un sito su un altro sito, è certo più "predisponente" al clik. Si è già davanti al PC, già connessi, ecc.

    Può capitare, tuttavia, che per varie ragioni ci si trovi ad attivare una simile campagna (a me è successo in questa settimana).


    Come misuriamo il ritorno di accessi derivante?

    Se un sito ha pochi utenti unici giornalieri (diciamo un centinaio), è estremamente facile notare anche piccoli incrementi. 50 utenti in più, sono immediatamente visibili. Ancor più se giungono digitanto direttamente l'url, quindi senza referer.


    Ma se un sito ha 10/20.000 utenti unici al giorno? Molti dei quali fidelizzati (che quindi digitano l'url direttamente o pescano tra i preferiti), come risolvere il problema?

    Credo di aver pensato ad un "uovo di colombo", niente di eccezionale dunque. Semplicemente, se il nostro sito è banane.it, nell'adv su cartaceo, promuoveremo banane.com (ovviamente entrambi i domini devono essere nostri e puntare sul medesimo spazio e, il .com non deve essere - di norma - usato in altri frangenti sul web).

    In questo modo sarà molto più semplice misurare il numero di accessi che deriveranno dal .com, quindi direttamente attribuibili al ritorno pubblicitario.

  2. #2
    Utente di HTML.it L'avatar di Lab
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    Re: Utilità della pubblicità cartacea per un sito e misurazione degli accessi

    Originariamente inviato da PiccoloElfo2
    scarsa propensione a mantenere vivo l'interesse per un periodo di tempo così lungo, quale quello che intercorre fra la lettura dell'adv, e il momento in cui ci si ritrova col PC connesso davanti a se.
    Non sottovaluterei:
    - l'uso del pc in ufficio, dove i quotidiani generalisti circolano sulle scrivanie
    - chi ha trovato il messaggio pubblicitario molto interessante, magari perchè propone un prodotto sottocosto
    - la maggiore fiducia al successivo incontro su internet di quell'indirizzo che si è conosciuto su un quotidiano: il click è più probabile e interessato

    Originariamente inviato da PiccoloElfo2
    "trasformare" in accesso l'interesse di un soggetto.
    A meno che tu non abbia persone, servizi e negozi fisici tuoi partner da pubblicizzare, oltre al sito internet.

    Originariamente inviato da PiccoloElfo2
    se il nostro sito è banane.it, nell'adv su cartaceo, promuoveremo banane.com (ovviamente entrambi i domini devono essere nostri e puntare sul medesimo spazio e, il .com non deve essere - di norma - usato in altri frangenti sul web).
    Magari aggiungendo indirizzi e servizi specifici, in modo da tracciare più facilmente il gradimento per incremento di volume:
    - codici promozionali/coupon da citare per avere uno sconto
    - offerte commerciali specifiche acquistabili sul sito o telefonicamente
    - indirizzo email dedicato
    - fax e numero telefonico
    - indirizzi fisicamente raggiungibili e postali


  3. #3
    concordo con quello che dici, certamente, voglio solo precisare una cosa rispetto alle tue risposte.

    Naturalmente mi riferivo a un sito web "puro" ossia senza punti vendita raggiungibili sul territorio, e non necessariamente un sito il cui business è basato sulla vendita di prodotti.

    Riguardo il tracciamento, certamente lo si può rendere più preciso, ma inevitabilmente diviene più difficile ricordarlo.

    Sempre nell'esempio di prima, se pubblicizziamo sul magazine "a" il sito banane.it/pincopallino il rischio che molti ricordino solo "banane.it" è alto, ed in questo caso perderemmo il nostro risultato.
    Pubblicizzando banane.com, tutto diviene più semplice ed è anche replicabile in altri contesti (es.: spot radiofonici).

    A mio avviso hai dato troppo per scontato che chi digita l'url, o contatti in altro modo il sito, lo faccia con il giornale davanti. In questo caso è ovvio che si possono usare codici, indirizzi email, e numeri telefonici dedicati.

  4. #4
    se il nostro sito è banane.it, nell'adv su cartaceo, promuoveremo banane.com (ovviamente entrambi i domini devono essere nostri e puntare sul medesimo spazio e, il .com non deve essere - di norma - usato in altri frangenti sul web).
    Utilizzo lo stesso metodo per un paio di società che hanno siti da 5/8.000 unici giorno.

    Funziona bene purchè quello promosso on line non sia l'.it perchè difficilmente un utente che vede il tuo marchio "banane.com" si ricorderà il com e ti cercherà con l'it.... a meno che non adotti una strategia come quella di cartucce.com che sottolinea molto il com in tutte le pubblicità (mi riferisco all'on line).

    Generalmente piazzo il sito della società su un net per essere sicuro e gli ottimizzo quello, poi faccio puntare l'it al net e rilevo i referrer che arrivano dall'it... ecco quelli saranno tutti utenti che conoscono il brand dell'azienda e digitano direttamente l'ndirizzo nel browser...

  5. #5
    Utente di HTML.it
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    Premesso che: non mi sono mai veramente interessato a pubblicità che non siano veramente immediate, per i miei siti web.

    Mi è capitato più di una volta di collaborare con editori di riviste mensili a tiratura nazionale per pezzi riguardanti l'argomento trattato da questo o quell'altro sito web. Ma mai ho notato un incremento visibile nelle visite su scala giornaliera.
    C'è da dire, però, che quei pochi che son arrivati a conoscere il sito internet X dalla rivista Y la maggior parte delle volte sono diventati utenti che solitamente ritornano sul sito web (e che magari si registrano su un forum o cose simili) - ma nel mio caso non si parla di pubblicità, si tratta di articoli di 2 o più pagine che fanno riferimento al sito web X.

    Questo era giusto per buttare altra carne sul fuoco

    banned,

  6. #6
    Utente di HTML.it L'avatar di Lab
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    Originariamente inviato da PiccoloElfo2
    hai dato troppo per scontato che chi digita l'url, o contatti in altro modo il sito, lo faccia con il giornale davanti.
    Semplicemente quando leggo un'indirizzo internet su un'inserzione pubblicitaria che mi interessa non riesco a memorizzarlo alla prima lettura e sono costretto ad appuntarlo da qualche parte per ricordarmi di visitarlo quando sarò davanti al pc.

    Sui quotidiani ci sono pubblicità di grandi aziende con questi indirizzi:
    microsoft.com/piracy/howtotell
    ibm.com/it
    ma sono pubblicità di prodotti o servizi più che di brand

    Il rischio di un messaggio pubblicitario unicamente per fare brand con l'indirizzo .com e' di indebolire il .it.

  7. #7
    Utente di HTML.it L'avatar di agoago
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    PiccoloElfo2 scrive:

    "Credo di aver pensato ad un "uovo di colombo", niente di eccezionale dunque. Semplicemente, se il nostro sito è banane.it, nell'adv su cartaceo, promuoveremo banane.com (ovviamente entrambi i domini devono essere nostri e puntare sul medesimo spazio e, il .com non deve essere - di norma - usato in altri frangenti sul web)."

    Banane.com non serve, anche nel caso avessimo contemporaneamente 2 campagne pubblicitarie cartacee o via tv ecc ecc.

    Per ogni sito c'e' uno storico.

    Questo storico ci dice mediamente quanti accessi ha un sito senza refer.
    La differenza tra il valore medio giornaliero degli unici senza refer e il nuovo valore medio giornaliero degli unici senza refer, durante e dopo la campagna cartacea, ci fornira' un primo dato attendibile sull'efficacia per accessi unici della campagna.

    Ora, si potrebbe obbiettare che un conto sia sapere quanti nuovi accessi ci abbia reso la campagna cartacea, un conto quanti soldoni ci abbia reso.

    Ma e' un finto problema. Vale il discorso precedente.
    La differenza tra vecchia resa economica media per unico senza refer, confrontato-rispetto la nuova resa economica media per unico senza refer calcolato dopo la campagna, ci fornira' la risposta.

    ---

    In caso di piu' campagne pubblicitarie e' norma usare domini di terzo livello, per esempio p.banane.it, c.banane.it e via discorrendo...

    Ma non si dovrebbe diluire il brand spalmandolo su differenti domini, se non nel caso di tecniche studiate per sfruttare i motori di ricerca e simili...

  8. #8

    Re: Utilità della pubblicità cartacea per un sito e misurazione degli accessi derivan

    Originariamente inviato da PiccoloElfo2
    A questo è da aggiungere che, facendo tale promozione (anche su riviste specializzate), i potenziali utenti sono quelli che si trovano a cavallo di due interessi.
    Occorrerebbe sapere quanti sono in percentuale i potenziali utenti che, pur non utilizzando abitualmente internet, ci vanno sulla spinta di interessi specifici.
    Molte donne ultraquarantenni ad esempio che, pur dovendone masticare qualcosa per lavoro, cercano (o si fanno cercare dai rispettivi mariti e figli) solo quello che le ha interessate. Credo che oggi siano molti di più degli analfabeti informatici totali.
    Se il target del prodotto è quello la pubblicità cartacea potrebbe avere una qualche utilità.
    Umanesimo informatico, perché il medium non prevalga sul messaggio

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