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Visualizza la versione completa : UE: le quote di produzione agricola


mdsjack
23-02-2007, 11:52
E' da tempo che ogni tanto mi balza alla mente questa domanda.
Quali motivi sorreggono questi accordi di spartizione della produzione agricola europea che comportano uno spostamento da un paese all'altro di intere coltivazioni, magari storiche di un certo territorio?

Visto che si tratta di limiti alla produzione e non alla vendita, quindi in contrasto con principi costituzionali quali la libera iniziativa economica privata, nonché fortemente contrastanti con la libera concorrenza del mercato, è evidente che devono perseguire un interesse più alto.

Ora, ne ho parlato anche con altri, ma non ho ottenuto risposte, tranne queste ipotesi:
- Spartizione della ricchezza nell'UE
- Mantenimento dei prezzi elevati per certi prodotti agricoli
- Strumento attraverso cui far passare finanziamenti all'agricoltura, che poi è facile distrarre

Non sarebbe più ragionevole imporre una ripartizione di quote di vendita all'interno dell'UE, lasciando libera l'esportazione verso l'esterno? Così facendo non si impedirebbe l'apertura di nuove imprese laddove ci fosse richiesta nel mondo, o addirittura l'incenerimento di tutto ciò che è prodotto in eccedenza. Uno schiaffo alla miseria.

Qualcuno sa spiegarmelo?

ciao,
jack.

dokk
23-02-2007, 11:55
Prezzi elevati.

vificunero
23-02-2007, 12:06
Credo che derivi dalla politica agricola comune ideata nel dopoguerra per la ripresa definiamola "agricola-alimentare" della comunità europea. Politica comune che non si adatta più alle esigenze di oggi e che pesa in maniera eccessiva sul bilancio europeo.

mdsjack
23-02-2007, 12:24
Che risalissero alla Ceca e poi Cee è lampante. Mi domando allora come siano ancora qui a prendere provvedimenti in materia.
Mi sembra strano che l'UE si faccia promotrice della libera concorrenza, poi segua politiche di questo tipo per un interesse quale il mantenimento di prezzi alti. O mi sfugge qualcosa o...

dokk
23-02-2007, 12:27
Originariamente inviato da mdsjack
Che risalissero alla Ceca e poi Cee è lampante. Mi domando allora come siano ancora qui a prendere provvedimenti in materia.
Mi sembra strano che l'UE si faccia promotrice della libera concorrenza, poi segua politiche di questo tipo per un interesse quale il mantenimento di prezzi alti. O mi sfugge qualcosa o...
Eliminando controlli, obblighi e incentivi, molti agricoltori andrebbero sul latrico.

vificunero
23-02-2007, 12:29
Come sempre è il risultato delle divergenze tra i vari paesi dell'unione. Ad esempio, non ricordo come sia finita, Blair durante la presidenza britannica aveva espressamente chiesto la revisione della politica agricola trovando l'opposizione di paesi come la Francia e credo anche delle grosse aziende che per a causa della struttura del sistema beneficiano dei sussidi pubblici. La soluzione è naturalmente aprire il mercato a vantaggio dei consumatori e anche dei produttori dei paesi extra unione. Il tutto però dipende anche da come andrà a finire con il Doha round in sede di WTO. Ancora non c'è l'accordo.

mdsjack
23-02-2007, 12:33
Originariamente inviato da dokk
Eliminando controlli, obblighi e incentivi, molti agricoltori andrebbero sul latrico. Se fosse così avremmo già la risposta, ma io la vedo al contrario: se chiudi un'azienda perchè il tuo paese produce già la quota imposta, mentre in altri paesi permetti l'aumento della produzione, poni un freno alla crescita economica dei produttori storici.
Se poi impedisci di vendere il surplus, siamo al paradosso: se un agricoltore produce significa che vende, che c'è mercato, mica è un missionario. Ora se l'UE può produrre OLTRE il suo sostentamento, ed esportare, non è un bene?

vificunero
23-02-2007, 12:37
Originariamente inviato da dokk
Eliminando controlli, obblighi e incentivi, molti agricoltori andrebbero sul latrico.

Molti agricoltori non vuol dire nulla. Per prima cosa è necessario capire di quanti lavoratori stiamo parlando (pochi visto la % di occupazione dell'agricoltura è minima) e di quanto ci costa mantenere questi posti di lavoro. Va inoltre considerata la possibilità di riconversione di certe colture, nuove opportunità nell'agricoltura e così via.

C'è un interessante esempio che può far capire quanto l'argomentazione dell'occupazione sia debole, praticamente inesistente. Negli stati uniti ci sono forti sussidi sullo zucchero per salvaguardare gli interessi degli agricoltori. Le aziende dolciarie pagano molto di più lo zucchero. Il business non è più redditizio, spostano la produzione in Messico. Il prezzo dello zucchero resta comunque alto. In definitiva si perdono più posti di lavoro, si danneggiano i consumatori, si sprecano risorse pubbliche.

mdsjack
23-02-2007, 12:53
Originariamente inviato da MasterLibe
Se limiti la produzione, contieni l'offerta e, quindi, fai in modo che i prezzi si alzino. Allora, se il punto sono esclusivamente i prezzi, posso capire, ma allora, perchè porre una quota di produzione e non di vendita? Se si ripartiscono le quote di mercato interno tra i paesi, questo non è incompatibile con una libera concorrenza nelle esportazioni verso paesi terzi, giusto?

A me sembrano tanto un sistema per arrivare ad una "sufficienza" come benessere dell'UE, mentre ci sarebbero (visto che le imprese chiudono) le risorse per raggiungere l'"ottimo", con le esportazioni.

Insomma, un metodo per garantire un minimo a tutti, ma impedendo a chi riesce, di raggiungere un massimo con la vendita del surplus extra-UE.

mdsjack
23-02-2007, 13:05
Ma scusa, se tu limiti la concorrenza nell'UE, fissando quote di mercato per i paesi, il prezzo rimane comunque indotto, anche se gli stessi produttori, FUORI dall'UE si fanno concorrenza liberamente. Per questo non trovo giustificazione al divieto di produrre...

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