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Visualizza la versione completa : Corriere: S. Romano e l'abolizione del valore legale della laurea


@rgo1
23-05-2007, 12:09
ieri Sergio Romano nel suo angolo sul CorSera sosteneva la necessità di abolire il valore legale della laurea in Italia.

un mio amico mi scrive che gli ha scritto così:

"Gent.mo,

come da oggetto replico alla sua incredibile risposta.

La leggo sempre e fino a oggi la stimavo anche.
E mi chiedo se le capita mai di leggere il quotidiano percui scrive...

Dunque:

Sono d'accordo sul proliferare di atenei dell'ultima ora che non offrono la stessa qualità di studio di altri, ebbene la soluzione non è togliere il valore legale alla laurea ma semmai chiudere questi atenei a favore di quelli pubblici più validi pur mantenendo il valore legale del titolo.
I criteri di selezione li ha già indicati lei, tradizione centenaria, professori permanenti, grandi biblioteche e laboratori attrezzati.

Oppure più democraticamente si potrebbero declassare tali atenei ad istituti universitari che offrono specializzazioni post-diploma di alto livello, un po' come gli attuali IFTS o come paventato dall'ex. Min. Moratti con la riforma a Y poi accantonata.

In questo modo sarebbe l'utente a decidere se frequentare i primi per conseguire una laurea o i secondi per diventare tecnici specializzati nella materia preferita con tanto di Certificazione di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore post-diploma.

Attualmente le università si occupano di entrambe le cose ed è questo semmai che le sminuisce, deviandone le risorse in più direzioni in modo dispersivo.

Per quanto riguarda le aziende e la scelta dei loro funzionari è di qualche giorno fa l'articolo del Corriere che sottolineava come nella carriera (in Italia in particolare) vale più dedicarsi con cura al Social Networking che a master, impegno e meritocrazia.

Social Networking che poi tradotto non significa altro che rete di conoscenze in ambito lavorativo utili all'inserimento nel mercato del lavoro.
Beh noi le abbiamo da sempre si chiamano volgarmente 'raccomandazioni' e qualsiasi sondaggio lei cercherà in rete le confermerà che a tutt'oggi, laurea o non laurea, riforma o non riforma, è il metodo che permette alla maggioranza degli italiani di trovarsi un qualsiasi lavoro.
Anche da laureati.
Siamo al Medioevo, vige ancora il rapporto "ad personam" e Lei mi viene a parlare di "paese dinamico"???
Per favore...

E con questo non voglio dire le solite banalità, i soliti luoghi comuni.
Non ci saranno più le mezze stagioni ma la raccomandazione è un dato di fatto.

Secondariamente parliamo di Placement universitario.
Se lei si informasse anche solo in rete, scoprirebbe torme di studenti in Economia laureatisi alla prestigiosa Bocconi che lamentano come una volta Bocconi fosse sinonimo di posto certo mentre ad oggi la nostra università più prestigiosa all'estero ha un servizio placement che arranca...

Leggiamo poi di neolaureati alla Statale che si compiacciono di ritrovarsi a lavorare fianco a fianco ai loro colleghi neolaureati Bocconiani in umili mansioni di auditing a 1100eu al mese, contratto a tempo determinato...

(Fonte: forum Studenti.it)

Non bastasse non si contano gli articoli (anche del Corriere) sul mercato del lavoro dove si lamenta che le aziende italiane stentano ad assumere laureati preferendo loro i diplomati degli istituti tecnici e dei licei, sono più giovani e costano meno.
Alla fine tutto si riduce a una misera questione di palanche.

Non c'è tutta questa richiesta di laureati in Italia.
L'azienda italiana vessata da fisco e burocrazia piuttosto che investire in ricerca e nuovi cervelli si trasferisce ad est.

Parliamo ora della fuga di studenti all'estero:

non scappano perchè in Italia mancano atenei validi.
Ma perchè per quanto valido, il titolo universitario in Italia non è sinonimo di crescita professionale.
Semmai è un deterrente ad essere assunti, non essendoci in Italia nessuna meritocrazia nè in termini di posizione nè retributivi.

Lei rimpiange che molti giovani completino i propri studi all'estero, ma come?
E' di dieci giorni fa (Corriere) la dichiarazione di Prodi: 'Erasmus sia obbligatorio per tutti!'
Con quali soldi replica Mussi?
Creando convenzioni con le banche per offrire crediti agevolati agli studenti risponde la Melandri.

Eh già l'affarone non è certo per gli studenti, semmai per le banche, rendendo Prodi l'Erasmus obbligatorio!

Ma si guardi intorno: le sembra un'Italia che si può ancora indebitare per gli studi dei propri figli?
La classe media non esiste più...
Mutui quarantennali. Rate che non si riescono a pagare. La carta di credito per sopravvivere la quarta settimana.
E le sto parlando dei colletti bianchi di Milano.
Di questo passo le università buone o cattive, chiuderanno i battenti comunque per mancanza di iscritti.
Tra i nostri ragazzi corre già voce che l'Uni è una sòla, un mazzo così e niente lavoro, non perchè non si è bravi semplicemente perchè non c'è. Punto.
Tutti all'estero! Tutti subito a rincorrere il canto della sirena della algida Albione.
Salvo poi non trovare l'Eldorado nemmeno là.

La selezione naturale nelle Università di questo passo ci sarà comunque senza sbatterci in faccia soluzioni elitarie come quelle che propone lei.

Parliamo altrimenti dell'EURES.
Il sito, nel 2006 - Anno europeo della mobilità dei lavoratori, non ci ha certo risparmiato slogan che inneggiavano a lasciare il paese: anzi! Andate all'estero, vi aiutiamo noi!

Io direi che lo stato stesso invita i nostri giovani a fuggire dall'Italia riconoscendo così la propria incapacità nel risolvere la dilagante disoccupazione e precarietà con adeguate politiche del lavoro.
Al massimo i soliti palliativi che durano la vita media di un governo, i soliti 3 anni o giù di lì.

Innalzare il livello delle università non risolverà questa incapacità, semmai la renderà ancora più visibile e imbarazzante.

Per quanto riguarda la formazione della classe dirigente: haha! mi permetta una bella risata!

A parte il fatto che abbiamo al governo personaggi con la quinta elementare, la terza media, e lauree honoris causa a ridicole università straniere e anche queste informazioni sono tratte da un articolo del Corriere, qualche esempio?

ASINI-TOP TEN

1. OTTAVIANO DEL TURCO Diploma di scuola media
2. WALTER VELTRONI Istituto professionale cineoperatore tivù
3. GIANNI RIVERA Diploma di computista commerciale
4. FAUSTO BERTINOTTI Perito tecnico industriale
5. STEFANIA PRESTIGIACOMO Diploma di maturità linguistica
6. WILLER BORDON Perito tecnico industriale
7. ENRICO BOSELLI Scuola media superiore
8. UMBERTO BOSSI Specializzato in elettronica applicata alla medicina
9. TEODORO BUONTEMPO Diplomato in ragioneria
10. ANTONIO PIZZINATO Licenza elementare

"Oppure il diessino Mirello Crisafulli (dottore honoris causa alla chiacchierata Constantinian University) e il senatore biancofiore Mauro Cutrufo, che porta all'occhiello una « laurea honoris causa in Scienze Politiche presso la University of Berkley».
Ammappete, direte voi: la celeberrima Berkeley californiana! No: Berkley senza la e tra la k ela l. Una specie di sottomarca di ateneo, che ammicca all'errore di stampa e stando alle informazioni su internet sforna delle belle lauree da appendere al muro a prezzi piuttosto convenienti."

(FONTE: adattato da Corsera del 6 maggio 2007)

Dove li vede i laureati di prestigio lei?
Eppure questi sono in politica da anni e nessuno gli contesta la poca istruzione.
I risultati poi però si vedono...

Noi in Italia un Collegio Universitario di Eccellenza per la formazione della classe dirigente lo abbiamo già ed è la Scuola Normale Superiore di Pisa che l'Europa ci invidia, fucina delle migliori menti nazionali.

Peccato che anch'essa come la Bocconi abbia ultimamente problemi di placement nonostante gli alti ingegni sfornati.
E' infatti di qualche giorno fa un'articolo sempre del Corriere dove si lamenta che la Normale non è più in grado di garantire l'insermento nella PA come ai bei vecchi tempi...

eeeeh i bei vecchi tempi, eh?!

Percui alla fine cosa resta?

solo 3 cose:

Al governo un solo studente che ha frequentato la Normale ma guarda caso non si è mai laureato (D'Alema)

Un'ìnnegabile necessità di selezione e chiarezza tra le miriadi di università, facoltà e corsi generatisi negli ultimi anni al solo scopo di aumentare in numero di laureati di serie B (triennali) che nessuno vuole.

Un'innegabile necessità di mantenere il valore legale del titolo di laurea, al fine di poter democraticamente offrire la stessa qualità formativa a tutti i cittadini italiani e non ai soliti figli di.

Altrimenti di questo passo torneremo alle cariche politiche ereditarie, o non è forse già un po' così(?)

Lasciamo stare il valore legale del titolo e facciamo piuttosto pulizia e ordine di sedi, corsi e professori nelle Università!

O abbiamo forse paura di infastidire i soliti "Baroni"?

Questo è MedioEvo, questo è Social Networking spudorato, questo è arretratezza.
Non il valore legale o meno del titolo.

Altro che 'paese dinamico'.
Di questo passo possiamo diventare solo la Repubblica delle Banane.

Ossequi

Pietro A."

Io da povera diplomata molte di queste cose non le sapevo, però anch'io non vedo la necessità di sminuire ulteriormente un titolo già bistrattato di suo e pavento un sistema universitario all'americana: addio entomologo!
:D

Voi come la vedete sta cosa?
Fermo restando che in Italia si fa più carriera facendo meccanico, idraulico, elettricista e imbianchino?

Corinna
23-05-2007, 12:13
Fermo restando che non ho letto 24 schermate di thread, ma cos'è il valore legale della laurea? Mi sento idiota, ma non lo so o non me lo ricordo :fagiano:

taddeus
23-05-2007, 12:14
Originariamente inviato da Corinna
Fermo restando che non ho letto 24 schermate di thread, ma cos'è il valore legale della laurea? Mi sento idiota, ma non lo so o non me lo ricordo :fagiano:
Fondamentalmente quello riconosciuto dallo stato, per l'iscrizione agli albi, per poter partecipare a concorsi, per poter esercitare professioni...

seifer is back
23-05-2007, 12:16
non merita neanche risposta, una persona che giudica in base al titolo di studio.

Corinna
23-05-2007, 12:19
Originariamente inviato da taddeus
Fondamentalmente quello riconosciuto dallo stato, per l'iscrizione agli albi, per poter partecipare a concorsi, per poter esercitare professioni...

ah... ho capito... allora non me ne importa un fico secco... Grazie pescepalla :smack:

nillio
23-05-2007, 12:20
Originariamente inviato da taddeus
Fondamentalmente quello riconosciuto dallo stato, per l'iscrizione agli albi, per poter partecipare a concorsi, per poter esercitare professioni...

Quindi non servirebbe la laurea in medicina, per fare i medici? :fagiano:


Corinna aumenta la risoluzione :D

nillio
23-05-2007, 12:21
Originariamente inviato da seifer is back
non merita neanche risposta, una persona che giudica in base al titolo di studio.


Giusto, non si capisce perchè per fare il cardiochirurgo serva un titolo di studio, è una forma di prevaricazione e favoritismo ignobile :incupito:

taddeus
23-05-2007, 12:24
Originariamente inviato da nillio
Quindi non servirebbe la laurea in medicina, per fare i medici? :fagiano:


Corinna aumenta la risoluzione :D
Ho scritto questo?

In Italia, per esercitare la professione medica, e' necessaria la laurea in medicina presso istituto riconosciuto .

Se cosi' non fosse anche il barbiere potrebbe tornare a fare il cerusico.

Corinna
23-05-2007, 12:26
Originariamente inviato da nillio


Corinna aumenta la risoluzione :D

Il portatile più di 1024 non regge... :madai!?:

nillio
23-05-2007, 12:28
Originariamente inviato da taddeus
Ho scritto questo?

In Italia, per esercitare la professione medica, e' necessaria la laurea in medicina presso istituto riconosciuto .

Se cosi' non fosse anche il barbiere potrebbe tornare a fare il cerusico.

Stavo prendendoti per il culo :fagiano:

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