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Visualizza la versione completa : Dopo Alitalia, le Ferrovie ( in realtà è il contrario :D )


andrea.paiola
31-12-2008, 11:41
Ferrovie, il conto ai nostri nipoti (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200812articoli/39602girata.asp)
La Corte dei Conti: 44 miliardi di debiti di Tav e Fs caricati sui bilanci dello stato.



Operazioni di «cosmesi contabile», costi caricati in maniera iniqua sulle generazioni future fino al 2060, una gestione finanziaria approssimativa, scelte politiche non efficienti e scelte contabili che sembrano fatte apposta per ingenerare confusione. E, da ultimo, 44 miliardi di debiti contratti dalle Ferrovie e accollati allo Stato nonostante la vecchia holding sia stata ufficialmente privatizzata almeno fin dal 1992. Una cifra iperbolica, tanto da superare la finanziaria triennale di Tremonti, ferma a 39 miliardi. Come è stato possibile lo spiega l’ultima relazione della sezione centrale di controllo della Corte dei Conti che ha analizzato due diverse operazioni. La prima ratificata con la legge 662, approvata il 23 dicembre del 1996 (due giorni prima di Natale). L’Erario si accollò tutti i prestiti stipulati e quelli in procinto di esserlo, alla data del 31 dicembre 1996. Risultato: 31.193.478.511 euro a carico dei cittadini.

Operazione appunto definita dai magistrati istruttori Aldo Carosi e Fabio Viola: «Cosmesi contabile al bilancio delle Fs con il fine di migliorarne indirettamente il conto economico». La seconda è più recente: la fallimentare nascita di Ispa (Infrastrutture Spa), società costituita nel 2002 con lo scopo di finanziare l’Alta Velocità. Ispa avrebbe contratto prestiti con banche internazionali e avrebbe prestato denaro a Rfi-Tav tramite l’emissione di proprie obbligazioni e la creazione di un patrimonio separato. I prestiti contratti da Ispa avrebbero dovuto essere restituiti grazie agli introiti ottenuti dall’Alta Velocità. Peccato - notano i giudici - che nessuno studio di fattibilità abbia mai dimostrato che la creazione di Ispa fosse più vantaggiosa nella raccolta dei prestiti.

Peccato che il patrimonio separato si sia rivelato «sostanzialmente inconsistente in quanto basato su ricavi futuri stimati approssimativamente». E peccato soprattutto che Ispa, nata per non far ricadere sul bilancio statale i costi dell’Alta Velocità, avesse su quel debito la garanzia dello Stato. Eurostat, in virtù di quella garanzia, ha imposto di far rientrare i debiti di Ispa nel bilancio dello Stato. A quel punto (nel 2005) la società è stata sciolta e incorporata nella Cassa Depositi e Prestiti. I debiti contratti sono finiti di nuovo nel calderone dell’Erario statale: altri 12.950.000.000 di euro scaricati sul pubblico. E dire che il presidente di Ispa, l’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, nel 2003 aveva dichiarato al Senato che la società non avrebbe mai pesato sul debito pubblico.

La realtà dei fatti ha dimostrato il contrario. C’è anche dell’altro, nell’analisi dei magistrati contabili. Ad esempio, quei «ricavi futuri stimati approssimativamente», finivano comunque per essere pagati dalle casse dello Stato. «Gravanti direttamente o indirettamente su risorse pubbliche - è scritto nella relazione - sfruttamento delle tratte da parte di gestori, in prevalenza pubblici, di trasporti ferroviari, integrazioni a piè di lista caricate direttamente dalla legge sull’Erario». Poi, il capitolo della gestione finanziaria. Scrive ancora la Corte dei Conti: «Complesse clausole finanziarie penalizzano spesso la parte pubblica, la quale, anche a causa dell’insufficienza di un’azione conoscitiva di supporto, tende ad eseguire pedissequamente gli articolati contrattuali, senza valutare l’opportunità di azionare opzioni in essi contenute».

Come dire: i funzionari si sono limitati a pagare le rate dei prestiti senza controllare se ci fosse un modo per pagare meno. Un esempio? I famigerati derivati. La Corte calcola che quelli sui prestiti Ispa sono costati allo Stato, complessivamente, 126 milioni di euro in tre anni e chiede delucidazioni al Ministero. Risposta: sì, ma il prossimo anno, forse, ne incassiamo 15. Peccato, notano i giudici, che le previsioni precedenti si siano rivelate sballate. Ancora: perché i contratti su due prestiti, simili per caratteristiche e ammontare, sottoscritti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro con Depfa e Morgan Stanley, hanno tassi tanto diversi, rispettivamente del 4,8% e del 5,48%? «La circostanza lascia perplessi», scrivono laconicamente i magistrati contabili, che tirano in ballo le responsabilità dei manager pubblici mai stati fatti oggetto di indagine interna e mai stati chiamati a rendere conto delle loro azioni. «Vicenda emblematica e fortemente rappresentativa», conclude la Corte. Lo terranno presente i nostri nipoti.


altri miliardi di debiti messi alle nostre spalle sulle nostre spalle... certo che una bella puntata di Report sull'argomento ci vorrebbe...

chemako
31-12-2008, 11:46
per la gioia della maggioranza degli italiani che sono sempre lieti, come successo per alitalia, di accollarsi tutti questi soldi

andrea.paiola
31-12-2008, 11:57
Originariamente inviato da chemako
per la gioia della maggioranza degli italiani che sono sempre lieti, come successo per alitalia, di accollarsi tutti questi soldi
e per la gioia mia la "metropolitana d'Italia" ieri sera ha fatto 70 minuti di ritardo su una tratta di 153 km :cry:

eh ma abbiamo le ferrovie più sicure del mondo, certo: purtroppo il motivo è che passa un treno ogni quarto d'ora :zizi:

alta velocità: costata da 3 a 50 volte che nel resto del mondo, permette di risparmiare un minuto ogni 10 km, quando va tutto bene, non ci sono altri treni in ritardo, non piove, non nevica, non fa troppo caldo

alta capacità: non ci sono treni merci, che capacità è? ci sono 10 treni al giorno e son tutti passeggeri...

FS è composta da tot aziende che non si parlano tra loro e giocano costantemente allo scarica barile, buon serbatoio di posti di lavoro e quindi di voti

i manager prendono soldi a non finire http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=263084 per fare cosa?

per aumentarsi gli stipendi

i treni son pochi e funzionano male, le rotaie son quelle che sono
ma vediamo gli interventi magnifici apportati alle stazioni
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200812articoli/39617girata.asp
Il famigerato stile assiro-milanese non è mai stato così splendente. È un incrocio fra Babilonia e Gotham City, un Vittoriano con i binari (che poi sono l’unica cosa che manca in quello vero), il super-mega-ultra kitsch fatto cemento. Di tutto, di più: erme e urne, bassorilievi e affreschi, mosaici e marmi, atrii muscosi e fori cadenti, atleti nudi probabilmente gay tipo Foro Italico e inquietanti doccioni da Notre-Dame rifatta da Viollet-le-Duc. E poi cavalli e soldati, scudi sabaudi con regolamentare scritta Fert, spettacolari arcate in acciaio, vedute di Firenze e di Roma, eroi del Carso e camicie nere (ma l’unico Mussolini sopravvissuto al ribaltone è accuratamente oscurato) e perfino un Padiglione Reale lugubremente elegante per le attese dei Savoia in transito. Manca solo la sfinge. Insomma, è la Stazione Centrale di Milano, già a lungo biasimata come esempio di insano gigantismo retorico-fascista-meneghino e oggi rivalutata non solo nel gusto dei più (però già per Frank Lloyd Wright, non un cumenda qualsiasi, era «la stazione ferroviaria più bella del mondo») ma anche dai restauri che hanno riportato all’antico splendore (splendore?) questo monumento all’Eccesso. Già: nell’orgia di superlativi per il debutto dell’alta velocità sulla Milano-Bologna in un’ora e spiccioli, scioperi permettendo, nessuno ha fatto caso alla contemporanea inaugurazione dei rifacimenti della povera vecchia Centrale, uno di quei posti dove tutti passano e che nessuno guarda. Al massimo, la si vede. E magari ci si chiede, come Marco Paolini: «La prima volta a Milano C. ti domandi: ma è Centrale o Cattedrale?». Però sappiamo che pochi luoghi sono rivelatori come le stazioni. Dimmi dove vai a prendere il treno e ti dirò in che società vivi. E allora ecco il neogotico fuligginoso dell’Inghilterra imperiale tutta Bibbia & vapore (la londinese St. Pancras, Edimburgo, addirittura Bombay dove la stazione sembra una Westminster tropicale). Ecco la solidità borghese dell’Hauptbahnhof di Zurigo, con i buffet da superfondute della domenica e i monumenti agli ingegneri dei trafori. Ecco il déco da Età dell’Opulenza dalla Grand Central Station di New York, dove ci si aspetta sempre che si materializzi un Vanderbilt o un Astor. Ecco il kolossal teutonico della stazione alsaziana di Metz, oggi purtroppo mascherato da un rifacimento (francese) minimal-chic, ma che il Grande Stato Maggiore del Kaiser aveva voluto enorme per permettere la mobilitazione rapida richiesta dal piano Schlieffen (ottimo di suo, ma rovinato nell’applicazione dal Moltke junior). E allora la Stazione Centrale di Milano diventa l’emblema di un Paese la cui realtà non è mai all’altezza delle ambizioni, di una povera Patria sempre in bilico sul vorrei ma non posso. Già i lavori di costruzione furono di durata biblica (o, appunto, italiana): prima pietra posata nel 1906, inizio effettivo nel ’25, inaugurazione nel ’31. Ma poi la stazione nacque fascistissima, emblema di un’Italia che si voleva imperiale, guerriera, volitiva, mentre sappiamo invece com’era e come, soprattutto, andò a finire. Però anche oggi questa discrepanza fra aspirazioni e realizzazioni, fra voglie e possibilità, fra sogno e realtà resta. Perché sì, c’è l’Alta velocità, ma ci sono anche le tradotte dei pendolari o gli espressi in arrivo dal Sud con ritardi di tre ore. Per non parlare poi del fatto che anche nell’evo dell’Eurostar non è detto che la puntualità sia assicurata: per esempio, poniamo, il giorno di Santo Stefano l’ES9664 delle 14,43 per Torino è partito con mezz’ora buona di ritardo mentre, richiesto d’informazioni all’apposito baracchino, lo sventurato targato Fs rispose: «Se ne avessi, gliele darei». Certo, sì, ci sono i nuovo pannelli elettronici che fanno tanto aeroporto, però nessuno ha ancora pensato di rimuovere i patetici orologioni a lancette fermi alle 10,52 dal tempo del primo centrosinistra. E poi la Stazione Centrale dovrebbe diventare, come lo sono tutte quelle europee, anche un grande centro commerciale: 30 mila metri quadrati di shopping, fanno sapere dalle Grandi Stazioni, già prenotati da Feltrinelli, Benetton, Nike e perfino dalla Coop. In effetti, gli enormi murales Dolce&Gabbana danno anche adesso una nota di glam modaiolo tipicamente milanese. Però resistono, per la gioia di chi ama le buone cose di pessimo gusto, gli incredibili tabaccai con i folli souvernir che ormai si trovano solo qui, i piattini con Padre Pio, la gondola con il centrino, la torre di Pisa con il lumino, il Duomo in finto alabastro. Da qualche parte, nonna Speranza si rassicura: le stazioni cambiano, l’Italia no.

marco@linuxbox
31-12-2008, 12:14
si, ma la piogge eccezionali, e la neve e i puffi nudi che ballano il samba ...

andrea.paiola
31-12-2008, 12:15
ah dimenticavo l'ideona di aumentare il biglietto cambiando semplicemente il nome al treno e quella ancora migliore che CHI HA UN ABBONAMENTO EUROSTAR, ANCHE ALTA VELOCITà, NON PUò PRENDERE ALTRI TRENI ( interregionali per esempio )

roba che dopo che hai speso 230 euro ( to-mi ) dovresti spenderne altri 40 per prendere gli interregionali :D

fortuna che io non pago i biglietti sennò mi giravano alla velocità della luce e facevo collassare il sistema solare

RombodiSuono
31-12-2008, 12:34
Originariamente inviato da andrea.paiola
fortuna che io non pago i biglietti

Viaggiare a scrocco non ti da il diritto alle lamentele! :dottò:

andrea.paiola
31-12-2008, 13:36
Originariamente inviato da RombodiSuono
Viaggiare a scrocco non ti da il diritto alle lamentele! :dottò:
il servizio è lo stesso anche se è gratis :madai!?:

andrea.paiola
01-01-2009, 12:08
non ci sono treni merci ma si vuole incentivare il trasporto su binario per ridurre l'inquinamento... come? non si sa

e i giornalisti e i media parlano solo del cenone, come ci si vestirà, come ci si farà i capelli certo...

aeterna
01-01-2009, 15:01
Originariamente inviato da marco@linuxbox
si, ma la piogge eccezionali, e la neve e i puffi nudi che ballano il samba ...

:malol: :malol: :malol:

lufo5
01-01-2009, 15:03
Originariamente inviato da andrea.paiola
Ferrovie, il conto ai nostri nipoti (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200812articoli/39602girata.asp)
La Corte dei Conti: 44 miliardi di debiti di Tav e Fs caricati sui bilanci dello stato.



altri miliardi di debiti messi alle nostre spalle sulle nostre spalle... certo che una bella puntata di Report sull'argomento ci vorrebbe...
macchè report! cristo santo in un paese civile non ci fanno una trasmissione per far venire un attacco di bile gli spettatori! Li si processa e li si manda in galera!

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