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  1. #1

    marketing e sistemi promozionali

    Stefano Gelmuzzi il 02.07.05 15:18


    Sono uno studente di marketing.
    Anzi di Economia e marketing internazionale.
    E vorrei spendere qualche parola in difesa di questa "disciplina".

    Dire che il marketing abbassa la qualità dei prodotti e alza i prezzi è come dire che la televisione peggiora il via vai di informazioni.

    E' come prendersela con il mezzo invece di chi del mezzo ne abusa.

    Il marketing, nella sua definizione base nasce come insieme di ricerche e metodi per soddisfare bisogni ed esigenze dei consumatori.
    Per migliorarci la vita non per peggiorarcela.

    Certo, che il sistema pubblicitario abbia preso una brutta piega non è difficile da intuire, ma per un'azidenda che si trova di fronte concorrenti con prodotti simili a prezzi simili, qualcosa per vendere, ossia persuadere bisogna pur inventarselo, anche perchè se non si vende, gli operai e i dipendenti non si pagano.

    Inoltre, parlando di Marketing, si possono citare esempi positivi, come il marketing territoriale, ossia le iniziative per la valorizzazione del territorio e dei beni culturali.

    Non vorrei che questa disputa sul marketing ricalchi la lamentela sulle veline in televisione... sono show poco intelligenti ma che si aggrappano agli istinti umani più o meno inconsci... serve solo la forza e la voglia di cambiare canale, tutto qua....




    [link http://www.beppegrillo.it/archives/2....html#comments ]

  2. #2

    Re: marketing e sistemi promozionali

    Temo che tu ti stia andando ad infilare in un vespaio

    [supersaibal]Originariamente inviato da Elbompr
    Il marketing, nella sua definizione base nasce come insieme di ricerche e metodi per soddisfare bisogni ed esigenze dei consumatori.
    [/supersaibal]
    Errato, il marketing non cerca uno modo per soddisfare i bisogni! Il marketink "inventa i bisogni" e poi propina i (propri) strumenti al fine di soddisfarli!
    E non migliora la vita ma, spesso, la complica. Vedi l'esempio delle tariffe dei telefonini, occorre una laurea in economia per comprendere la tariffa migliore alle nostre esigenze!

    Certo, che il sistema pubblicitario abbia preso una brutta piega non è difficile da intuire, ma per un'azidenda che si trova di fronte concorrenti con prodotti simili a prezzi simili, qualcosa per vendere, ossia persuadere bisogna pur inventarselo,
    pur non discutendo l'importanza del marketing, penso che l'azienda potrebbe midificare la qualità o il costo del prodotto/servizio, invece che imbonirlo!

    anche perchè se non si vende, gli operai e i dipendenti non si pagano.
    Vabbè questa è come la storia del presidente operaio. Dubito che per un'azienda al primo posto ci sia l'amore e la preoccupazione per i dipendenti. Altrimenti i colossi economici non produrrebbero in cina o in altri lughi in cui non esiste rispetto per il lavoro dipendente! Il lavoratore, per l'azienda, è un gradino sotto la materia prima. Questo come norma, poi ci sono le eccezioni.

    Inoltre, parlando di Marketing, si possono citare esempi positivi, come il marketing territoriale, ossia le iniziative per la valorizzazione del territorio e dei beni culturali.
    Mai visto operazioni di marketing finalizzate esclusivamente ad opere di bene. In genere o c'è il guadagno o la politica dietro, che provano a dare un velo di buoni propositi con l'aiuto del marketing.
    Non vorrei che questa disputa sul marketing ricalchi la lamentela sulle veline in televisione... sono show poco intelligenti ma che si aggrappano agli istinti umani più o meno inconsci... serve solo la forza e la voglia di cambiare canale, tutto qua....
    Cambiando canale non elimini le veline, puoi solo scegliere fra letterine, schedine, z0cc0l1ne, costantino ecc. ecc. Come per il marketing. Nessun luogo ne è sprovvisto, resta solo da vedere quale uno voglia sorbirsi.

    Ripeto, non amo le crociate contro il matketing, ma cercare di farlo passare per strumento positivo, a favore delle masse, delle esigenze collettive e degli operai delle aziende, mi sembra una forzatura.

    PS. posso chiederti a quale anno sei?

  3. #3
    Eheh, discussione simpatica ma che non ha senso se non per il tuo ottimismo.
    Siamo tutti uguali, nasciamo con un brand in fronte e con il marketing nel sangue. Tutti, dico tutti, agiamo solo nel nostro interesse personale. C'è chi lo raggiunge "egoisticamente" chi "altruisticamente": le virgolette visto esternamente.

    Il presidente di un'azienda, il ceo, il promotore, fino all'operaio, vivono solo nel loro interesse. L'accrescimento del gelato citato nell'articolo, o l'efficacia crescente di un dentifricio, o le potenzialità dimagranti di un prodotto crescono per far crescere le vendite, non certo per soddisfare esigenze.

    Il creativo, l'innovatore ricerca le "esigenze", i "bisogni" e parte da questi per imbonire. Le medicine non piacevano ai bambini e per "farli contenti" inventarono le Zigulì.

    Per farli contenti? Se vuoi credilo, vivi meglio.

    Da come la vedo io, il marketing ha rovinato il mondo e, per come la vedo io, il mondo si scioglierà a causa del marketing, così come i gelati troppo grossi che alla fine ti sporcano denti, pancia e vestiti.

    Vuoi vedere facce contente? Vai nei paesini dove il marketing è l'urlo settimanale del piccolo mercante. Noi siamo solo formiche guidate da pochi burattinai.

    che domenica triste



  4. #4

    Falsi bisogni

    Il marketing è concepito per farti sentire dei bisogni che prima non avevi. È un atteggiamento tipico della società capitalistica sin dai suoi albori. Di falsi bisogni o bisogni indotti ne parlava già Marx nel 1850, quindi è strutturale al sistema.

    Cito la frase di un ex pubblicitario convertitosi, un certo Beigbeder che fu il capo della pubblicità di una nota casa automobilistica nord americana che al momento (causa l'étà) non ricordo con certezza:

    “Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Quando avete fatto sacrifici per anni e avete finalmente la macchina dei vostri sogni, ecco che io ve ne propongo una ancor più bella e potente. Così vi sentirete nuovamente inadeguati. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma.”

  5. #5
    Ovviamente sono d'accordo con tutti qui, tranne che con l'autore del thread, di cui pero' ammiro e rispetto lo slancio emotivo e l'innocene entusiasmo.

    Sempre che non sia un vecchio markettaro che ci sta fregando tutti quanti ;-)

    Solo un aneddoto: lo sapete che la lobby delle sigarette negli Usa negli anni 30/40 ha pagato fior di quattrini ai registi di Holliwood per far vedere le Dive che fumavano e conquistarsi un mercato enorme, dato che fumare è sempre stata una prerogativa prettamente maschile?

    Sempre sulle sigarette: la trovata geniale delle light. Sono cancerogene tanto quanto le altre, e sono state studiate principalmente per fare in modo di "stoppare" chi decide di smettere, dandogli l'illusione di ridurre di parecchio i rischi legati al fumo.

    Per fortuna che vengono incontro ai nostri bisogni, gli uomini del marketing



    Sergio
    D'accordo d'accordo, la scuola può anche andare bene.
    Ma chi insegnerà a questi ragazzi le vie della Danza?
    -http://privatewww.essex.ac.uk/~patri...eetAnDandy.htm

    -Chinese Medicine Blog

  6. #6
    Da come la vedo io, il marketing ha rovinato il mondo e, per come la vedo io, il mondo si sciogliera' a causa del marketing, cosi' come i gelati troppo grossi che alla fine ti sporcano denti, pancia e vestiti.
    Vuoi vedere facce contente? Vai nei paesini dove il marketing e' l'urlo settimanale del piccolo mercante. Noi siamo solo formiche guidate da pochi burattinai.
    Che domenica triste
    Eh si, e' una triste storia in effetti.
    Viviamo in ipercolorate citta' sovrastati da messaggi subliminali dove non sappiamo mai per quale beneficio emotivo subito abbiamo deciso di acquistare quel prodotto o servizio.
    Tutto cio' che ci circonda e' il prodotto di accurate e profonde analisi psico-sociologiche; ogni cosa al fine di suscitare in noi emozioni, trasmetterci sensazioni piu' o meno generatrici di sogni da tempo anelati e quindi bisogni piu' o meno indotti.

    E come marketer partecipiamo pure a questo scempio.

    In effetti Stalin aveva trovato un'alternativa a tutto questo.

    Ho avuto occasione di visitare e vivere brevi periodi in alcune citta' tempio dell'Europa dell'Est negli anni del Real Sozialism e di marketing la' non vi era traccia.
    Il popolo acquistava esclusivamente generi di prima necessita', fondamentalmente in quanto gli altri generi, quelli di lusso o voluttuari non esistevano, non erano ne' prodotti ne' importati.
    Famoso a noi vittime della societa' dei consumi era il mercato nero di generi voluttuosi come le calze velate, per le quali sappiamo bene ognuno di quei cittadini era disposto a vendere sorella e mamma per ottenerne un paio, che le donne di quei fortunati Paesi liberi dal marketing all'alternativa di mostrare le ricche vene varicose sul folto pelo irsuto avevano calzettoni di lana ispida o cotone floscio e cascante.

    Non vi era quindi necessita' alcuna di convincere chicchessia ad acquistare alcun genere.
    Nessuno aveva la missione di far sbavare.
    E la gente non consumava.
    Sul fatto che fossero o meno felici pero' mi sembra senza dubbio un discorso piu' complesso.

    Mancava dunque ogni forma di pubblicita', a parte i chiassosi tazebao propagandistici di regime, e da nessuna parte era possibile ricevere benefici emotivi di nessun genere.

    Niente insegne e colori, niente annunci e musica.
    Tutto era grigio, silenzioso e dimesso.

    Il pane ad esempio si poteva reperire quasi ovunque.

    Per i gelati la cosa diveniva un po' piu' complicata.
    Ricordo che mi colpirono le uniche due gelaterie che trovai in un torrido agosto di Varsavia.

    Sulla parete grigia e scrostata di un muro esterno che dava direttamente sul marciapiede vi era un pertugio esterno di circa 40 x 40 cm. dal quale sbucava la mano di uno svogliatissimo addetto che consegnava il gelato monosapore [e per giunta non ben identificabile] e ritirava il denaro; sopra la scritta MOPOXEHO, scritta a mano con vernice nera e calligrafia infantile.

    Non erano gelati troppo grossi, e non sporcavano i denti, ne' pancia e vestiti.

    Il gelato era un bene non di prima necessita', quindi erano solo due [forse tre] le "gelaterie" in citta', e sul marciapiedi alle 8 di mattina vi era gia' una fila di una trentina di persone, che arrivava fino al centinaio nelle ore di punta.

    Qualcuno di voi cari amici ha vissuto l'edificante esperienza dell'assenza degli effetti devastanti del marketing di quei Paesi?
    Una pacchia.

    Noi invece viviamo in occidente, dove gli uomini di marketing sanno meglio venire incontro ai nostri bisogni, ad esempio aumentando chimicamente la percentuale del componente del tabacco che da' l'assuefazione, anche se altamente cancerogeno, ma ricco di beneficio emotivo.

    Spero tu possa avere una domenica migliore caro Frateralph.

  7. #7
    Sono tra quelli che ho vissuto quell'esperienza viaggiando per motivi miei nell'est fino al 91. Conosco parte di quella situazione, l'ho vissuta in prima persona spesso: solo guardandola negli occhi tristi della gente e dal sorriso di quando ti regalavano un cucchiaino di zucchero nelle loro brodaglie.

    Non è certamente quella situazione cui spero si arrivi. Ovvio.
    Sono per il mercato liberissimo, liberissimo, penso che tutto si aggiusti e bilanci da solo.
    Questo però non significa non poter far aprire gli occhi alla gente, almeno a chi conosco e chi raggiungo.

    Personalmente ho fatto delle scelte di vita che mi permetto di vivere serenamente "in vacanza tutto l'anno", non schiavo del marketing imposto.
    E soffro a vedere tanta tanta gente che non arriva a fine mese comprare ciò di cui non ha stretto bisogno, soffro nel vedere formiche che giornalmente riempiono metropolitane e strade ... per concedersi il "lusso" di affollare settimanalmente spiagge. Non credo siano felici, certo lo sono più di chi soffre la fame.

    Ti sembra contraddittorio il discorso? Lo è perchè è contraddittorio il mio modo di pensare e di lavorare (io lavoro nel marketing) e sinceramente a volte ho voglia di mollare tutto, non per me ma per chi inganno con falsi bisogni.

    "suscitare emozioni per accendere desideri" dice un nota pubblicitaria italiana. In realtà la pubblicità crea bisogni non desideri.

    Allora, ripeto. Guardo i pendolari nei giorni feriali, guardo le folle che popolano le strade nei giorni festivi, guardo i ragazzi che si ubriacano e ridono la sera, guardo i festeggiati e i festeggianti quei pochi giorni dell'anno e vedo solo tanta tristezza.
    Far aprire gli occhi può essere utile o è meglio farli vivere nelle loro sicurezze, nei loro desideri, nei loro bisogni imposti?

    Una via di mezzo è sempre possibile per uscire dal contraddittorio.

    Tutto offtopic questo discorso.



  8. #8
    Mi sembra che qui si generalizzi troppo facendo apparire il marketing con quella che è una degenerazione ( creare nuovi bisogni ).

    Una delle regole fondamentali del Marketing è la qualità del prodotto.
    Si può anche affermare che vengano creati nuovi bisogni, ma se alla fine viene avvertito quel bisogno come inutile non c'è marketing che tenga. Se il Marketing "crea" nuovi bisogni è perché sono state fatte delle ricerche di mercato. Il Marketing è strettamente correlato alla ricerca Aziendale e all'innovazione.

    Certamente il marketing ha un costo che incide sul prodotto.

  9. #9
    direi che, in tutto questo discutere, manca la replica di elbompr

  10. #10
    ha cambiato forum



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