"Sono incerte le strategie di Wind». Con questo lapidario giudizio appena due settimane fa l’ultimo report di Credist Suisse First Boston liquidava il problema della bassa crescita del mercato italiano della banda larga su Adsl e dell’unbundling, il meccanismo che permette il distacco di utenti da Telecom Italia a vantaggio dei suoi concorrenti sulla rete fissa. E in effetti, ancora sospesa a metà strada tra la fine dell’epoca Enel e l’inizio dell’era Sawiris, fino a ieri poco si poteva capire della direzione e della velocità di crociera che la nuova proprietà egiziana avrebbe impresso al gruppo guidato da Tommaso Pompei. E proprio l’interesse di Sawiris ad immettere risorse nelle attività di rete fissa era uno dei punti più oscuri. Se non altro per il buon motivo che Orascom, il gruppo con cui il nuovo proprietario di Wind ha finora operato nelle tlc, è essenzialmente una telecom mobile. Attività su rete fissa ne ha in pratica solo in Egitto, dove peraltro controlla il primo portale del paese, un po’ come Libero qui in Italia. Per tutte queste ragioni è importante rilevare che i primi segnali che vengono dalla nuova gestione vanno invece nella direzione di una completa continuità con quanto Wind ha fatto finora.
«Con un investimento stimabile attorno ai 300 milioni di euro stiamo attrezzando un numero crescente di nostri siti all’interno delle centrali locali di Telecom Italia con i nuovi router basati sulla tecnologia cosiddetta Adsl 2+, quella che consente una velocità di connessione fino ad una larghezza di banda di 24 mega al secondo spiega Antonio Converti, responsabile di Libero e quindi di tutto quello che concerne la banda larga su rete fissa e i nuovi servizi connessi Entro la fine di quest’anno avremo attrezzato circa 500 siti. Significa che saremo in grado di portare tutta la nuova generazione di servizi legati alla banda larga al 27% della popolazione italiana».
Nuove risorse sono dunque già state messe in campo in casa Wind per far ripartire lo sviluppo della infrastruttura di rete fissa, e altre arriveranno nei prossimi anni, come quota di quel piano di investimento da un miliardo di euro l’anno per i prossimi cinque anni di cui Sawiris ha iniziato a parlare in giro e di cui si saprà di più quando tutto l’iter autorizzativo del passaggio delle quote di Wind da Enel a Wheather Investment sarà concluso, si suppone entro la fine di questo mese. E da quel momento in poi si vedranno progressivamente anche le nuove opportunità per la società nell’integrarsi con un gruppo che punta ad operare in un bacino potenziale da 600 milioni di utenti come quello dei mercati mediterranei.
Insomma Wind dichiara di muoversi su tutti i fronti. Sul mobile, certamente, dove c’è terreno da recuperare e l’obiettivo dichiarato è di arrivare ad una copertura Umts sul 65% della popolazione entro la fine di quest’anno e dove sta per partire una forte campagna di promozione della banda larga mobile presso i grandi utenti business per la trasmissione dati. Ma non solo sul mobile. E questa è una indicazione importante per il mercato.
A rafforzare l’intenzione del gruppo in attesa dell’Adsl a 24 mega, ci sono altre iniziative già nei prossimi giorni. Libero sta infatti per annunciare una nuova offerta sulla banda larga già per i prossimi giorni. A partire dal 18 luglio partirà infatti una nuova offerta Flat, e sotto i 20 euro (almeno fino al prossimo dicembre), per navigare senza limiti di tempo a 4 mega anche nelle zone non ancora raggiunte direttamente dalla rete in banda larga di Libero.
Entro la fine dell’anno, poi, sulla rete Adsl2+, arriverà anche dell’altro: la tv e il Voip, la telefonia su Internet. «Abbiamo già deciso il settopbox che distribuiremo conferma Converti Si collegherà da una parte alla presa telefonica Adsl e dall’altro al televisore. Poi. in wifi, darà la connessione ad uno o più computer della casa. Abbiamo scelto questa soluzione perché il wifi va bene per far passare connessioni Internet, ma non ha ancora la qualità necessaria per supportare il passaggio del segnale tv. Parallelamente stiamo definendo un catalogo di offerta tv diviso in tre aree distinte. Un pacchetto di circa 50 canali ‘tradizionali’, sia italiani che internazionali, accessibili gratuitamente, un pacchetto di contenuti già disponibili attraverso l’offerta satellitare e, infine, un pacchetto di canali ‘à la carte’, composto da canali tematici (intrattenimento, sport, fiction, per adulti) per i quali sarà possibile sottoscrivere abbonamenti mensili a prezzi contenuti, da 1 a pochi euro. Tutto assieme, è un pacchetto di circa 150 canali a cui si aggiungerà, già dai primi mesi del 2006, una nuova area di ‘video on demand’, basato su un catalogo di titoli ‘classici’ a cui ogni mese si aggiungeranno 10 novità, ossia 10 titoli tra quelli che nei sei mesi precedenti sono stati in programmazione nelle sale cinematografiche».
La possibilità per Wind di tornare a premere sull’acceleratore dell’unbundling è un vantaggio sotto tutti i punti di vista. Sia quello della redditività, perché è solo grazie all’unbundling che si possono lanciare tariffe ‘flat’ sia quello dei nuovi servizi che permette alla telecom di non restare indietro dal punto di vista degli sviluppi tecnologicoindustriali. E, non ultimo, anche dal punto di vista di una maggiore indipendenza nei rapporti con Telecom Italia. Con l’unbundling la ‘bolletta’ che Wind dovrà pagare a Telecom rappresenterà un costo fisso e calcolabile, mentre finchè si resta nelle secche della rivendita delle offerte di Telecom Italia ci si deve accontentare di fare le stesse cose che fa Telecom cercando di rosicchiare qualche margine.
Ma la partita dell’unbundling e della banda larga è in questa fase parecchio complicata perché l’intero mercato deve fare i conti con gli effetti di alcune scelte strategiche di Telecom Italia che stanno dimostrandosi difficoltose da gestire. E’ vero che Telecom ha rafforzato le sue posizioni dominanti anche sul mercato della banda larga, con una quota di mercato superiore al 70% e superiore a quella di tutti gli altri ex monopolisti europei, ma è anche vero che la maggior parte dei suoi abbonati alla Internet veloce in Adsl sono legati da un contratto a consumo. E, a quanto risulta, non consumano molto. Ci sarebbero non rari casi di abbonamenti completamente inattivi. E’ una situazione anomala. Libero, per esempio, ha un rapporto nei suoi 600 mila abbonati Adsl di 50 a 50 tra abbonamenti flat e a consumo. E contano di arrivare ad un rapporto di 60 a 40 in favore del flat entro fine anno.
In questa situazione, ogni volta che un operatore alternativo chiede il distacco di un utente da Telecom di fatto porta via proprio un utente di quelli che fanno traffico e utilizzano la banda larga. E, sembra, Telecom non è particolarmente sollecita nell’operare i distacchi di utenti dalla propria rete.
E’ per questo che martedì scorso i quattro maggiori concorrenti di Telecom sulla banda larga (Wind, Tele2, Tiscali e Fastweb) hanno inviato una breve lettera al presidente dell’Authority per le tlc, Corrado Calabrò e, per conoscenza, ad Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust. Nella lettera non si scende in dettagli, ma i quattro amministratori delegati che la firmano in calce (Pompei, Filippetti, Cellini e Parisi) parlano di «azioni anticompetitive», di «formulazione di condizioni tecnicoeconomiche discriminatorie ed abusive» che ostacolano l’azione sul mercato dei concorrenti, ne limitano pericolosamente e illegittimamente la crescita e con questo portano danno allo sviluppo dell’intero settore italiano della banda larga."
http://www.repubblica.it/supplementi...0converti.html

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