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  1. #1
    Utente di HTML.it L'avatar di Linkato
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    Nel frattempo tutti coloro che stanno in carcere in attesa del processo finiscano ai domiciliari, perlomeno chi ha una pena "minore" (chi non rischia l'ergastolo, per intenderci, e tutte le pene inferiori ad XY anni).
    Sì vabbe'... anche per la pedofilia non si rischia l'ergastolo o la violenza famigliare, ad esempio, è improponibile quello che dici. Dovrebbe essere esaminato caso per caso (quindi un ulteriore ingolfamento della giustizia, con "processi" su processi)... mesi ed anni per fare una cosa del genere, non prendiamoci in giro con soluzioni cotte e mangiate quando sono impossibili da praticare.

    Ho già capito che è una battaglia ideologica di M5s per riprendersi i voti che ha abbondantemente perso e pertanto è inutile discuterne...

  2. #2
    Utente di HTML.it L'avatar di lnessuno
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    Sì vabbe'... anche per la pedofilia non si rischia l'ergastolo o la violenza famigliare, ad esempio, è improponibile quello che dici. Dovrebbe essere esaminato caso per caso (quindi un ulteriore ingolfamento della giustizia, con "processi" su processi)... mesi ed anni per fare una cosa del genere, non prendiamoci in giro con soluzioni cotte e mangiate quando sono impossibili da praticare.

    Ho già capito che è una battaglia ideologica di M5s per riprendersi i voti che ha abbondantemente perso e pertanto è inutile discuterne...
    Cazzate. Una soluzione del genere sarebbe molto più giusta e praticabile che non un "liberi tutti" che non serve a niente, sarebbe sufficiente stabilire dei parametri in base al tipo di reato.

    Tra l'altro quella del "liberi tutti" è una soluzione già stata provata in passato. Non servì a nulla perché nel giro di poco i due terzi di chi fu scarcerato tornò in carcere per altri reati. Dobbiamo rifarlo ogni qualche anno in attesa che una soluzione perfetta che non arriverà mai? O vogliamo rifarlo solo perché aiuterebbe B.?

    http://www.ristretti.org/Le-Notizie-...a-a-napolitano
    Due anni più tardi, uno studio del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria indicava che l’11,9% degli indultati erano tornati in carcere dopo appena cinque mesi. Più in generale, da una popolazione carceraria di 60mila persone, alleggerita di circa 26mila unità grazie all’indulto nel luglio 2006, si era già risaliti a 43mila detenuti nel giugno 2007.
    All’Associazione bancaria italiana, invece, risultavano improvvisamente raddoppiate, dopo un mese dall’indulto, le rapine in banca. Più delinquenti in libertà equivale automaticamente a un maggior numero di reati contro il patrimonio, spiegava uno studio dell’Abi.

    Se i costi sociali superano i benefici, i partiti ritengono più saggio non assumere iniziative affrettate, soprattutto a ridosso di scadenze elettorali particolarmente cruciali. Tanto più che lo stesso ministro Severino è pronta a fornire numerosi argomenti contrari alle misure eccezionali. Ieri l’ha spiegato persino al riformatorio campano: “La stessa domanda sull’amnistia mi è stata rivolta da due ragazzi che ho incontrato. Ho detto loro che non bisogna restare con le mani in mano attendendo che ci siano le condizioni per l’amnistia”.
    Semmai, sostiene che “si devono fare interventi strutturali che consentano di mantenere il numero detenuti compatibile con il decoro, e insistere perché le misure alternative alla detenzione diventino realtà operativa. Se si fa l’amnistia ma non c’è il mezzo per combattere la recidiva i numeri si raggiungeranno di nuovo”.

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