Quote Originariamente inviata da Max Della Pena Visualizza il messaggio
In effetti dopo profonda riflessione sulle Sue mirabolanti elogiazioni al Marchionne che esporta la dove conviene il business italiano, a questa Sua effermazione non saprei come rispondere
Squadra di calcio del cuore e passione calcistica è diverso da imprenditoria industriale.

E per inciso mi dispiace pure che la Fiat si sia trasferita, ma semplicemente ne comprendo i motivi e non posso che convenire che han fatto la scelta migliore viste le condizioni che l'Italia impone a chi cerca di fare impresa qui.

Stesso discorso varrebbe per l'Inter che vende a Thoir o il Milan che vende ai Thailandesi: comprendo benissimo le motivazioni, che sono più che solide e razionali, ma mi dispiace. E il filo conduttore alla base è sempre lo stesso: l'Italia è un Paese in declino ed è per quello anche che rimpiango i tempi in cui invece ci potevamo permettere di "essere italiani" ed eravamo noi che potevamo acquistare i Van Basten, i Roberto Baggio, i Nedved, gli Zidane, etc. (Cioè quando i palloni d'oro e i migliori giocatori erano tutti nel nostro campionato, quasi).

Oggi se vuoi fare impresa ad alto livello o ti fai comprare o devi spostarti all'estero. Una squadra di calcio non può spostarsi all'estero...

Mi dispiace di questa situazione e mi dispiace che Fiat o l'Inter perdano la loro connotazione italiana. Ma in entrambi i casi ne comprendo perfettamente le motivazioni e so che purtroppo sono solide e razionali motivazioni imprenditoriali. Sarebbero dei pessimi manager, viceversa.

Poi agli occhi del tifoso è diverso: è preferibile un Milan che lotta al massimo per un piazzamento, senza soldi per comprare giocatori decenti ma che resta di proprietà italiana, o un Milan che può tornare a comprare campioni, che lotta per campionato e coppe, ma con un presidente Thailandese che non rappresenta in realtà nessun milanista se non in termini di carte bollate? Come si nota, qui il discorso si fa di cuore...