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  1. #1
    Utente di HTML.it L'avatar di XWolverineX
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    Vorrei aggiungere la mia goccia all'amaro calice.

    Sono uno studente di Ingegneria Informatica a Napoli (ma vivo a Praga da dicembre, come molti altri sanno).
    Ebbene, mi sono informato un po' su come convertire i miei esami e terminare il corso di studi alla università tecnica ceca (alla fine mi mancano 6 esami).

    Ebbene, il mio super corso di studi, per gli esami che ho dato, si avvicina incredibilmente molto di più ad Ingegneria Elettronica che ad Ingegneria Informatica.

    Sono pazzi, ho pensato.

    2 giorni dopo mi arriva una email. Sono stato scelto per una borsa di studio Erasmus a Tarragona. Fantastico, vediamo le corrispondenze degli esami.
    Ebbene, in anche in tal caso la corrispondenza più vicina è ingegneria elettronica o addirittura elettrica.

    Domanda fondamentale:
    Ma che cazzo mi avete fatto studiare, dannati bastardi?
    "Se proprio devono piratare, almeno piratino il nostro." (Bill Gates)

    "Non è possibile che 2 istituzioni statali mi mettano esami nello stesso giorno." (XWolverineX)

    http://xvincentx.netsons.org/programBlog

  2. #2
    Utente di HTML.it L'avatar di Scara95
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    @MItaly da noi i fisici studiano matlab e lo utilizzano anche nei corsi per l'analisi dei dati sperimentali.
    "Quid enim est, quod contra vim sine vi fieri possit?" - Cicerone, Ad Familiares

  3. #3
    Quote Originariamente inviata da XWolverineX Visualizza il messaggio
    Vorrei aggiungere la mia goccia all'amaro calice.
    Credo che l'intera questione scaturisca dal fatto che da noi l'ingegnere informatico è un ingegnere che per caso sa anche qualcosa di più orientato all'informatica, ma la formazione di base resta la stessa di tutti gli ingegneri, più il fatto che storicamente in ingegneria l'ambito informatico salta fuori da quello elettronico. Viceversa, informatica viene da una costola di matematica (e, storicamente, con parte del personale da fisica e altre facoltà MFN).
    Forse il vero problema da noi è che una facoltà di informatica autonoma e ben fatta non si è mai davvero sviluppata.
    Quote Originariamente inviata da Scara95 Visualizza il messaggio
    @MItaly da noi i fisici studiano matlab e lo utilizzano anche nei corsi per l'analisi dei dati sperimentali.
    Anche da noi c'era qualche corso più specifico (con Mathematica e algoritmi un po' più divertenti in C++), e tra l'altro chi l'ha seguito mi ha anche detto che era interessante e fatto bene. Quello che è demenziale è che nei due corsi di calcolo numerico di base (obbligatori per tutti) ci si remeni con C++ e root invece di usare qualcosa di più immediatamente applicabile e con meno rischio di fare casini; paradossalmente, secondo me anche solo spiegare in maniera un po' più organica come si usa per bene un foglio di calcolo aiuterebbe un sacco nella gestione di tanti esperimenti.
    Sospetto che l'intera questione derivi dal fatto che il dipartimento di fisica in UniMi è pesantemente influenzato dall'INFN e dal CERN, dove questo è l'ambiente di lavoro più o meno standard (con tutti i disastri che ne conseguono).
    Ultima modifica di MItaly; 12-05-2015 a 09:27
    Amaro C++, il gusto pieno dell'undefined behavior.

  4. #4
    Quote Originariamente inviata da MItaly Visualizza il messaggio
    Credo che l'intera questione scaturisca dal fatto che da noi l'ingegnere informatico è un ingegnere che per caso sa anche qualcosa di più orientato all'informatica, ma la formazione di base resta la stessa di tutti gli ingegneri, più il fatto che storicamente in ingegneria l'ambito informatico salta fuori da quello elettronico. Viceversa, informatica viene da una costola di matematica (e, storicamente, con parte del personale da fisica e altre facoltà MFN).
    Forse il vero problema da noi è che una facoltà di informatica autonoma e ben fatta non si è mai davvero sviluppata.
    Il conservatorismo e il provincialismo dell'università italiana sono purtroppo arcinoti. Per chi ha voglia di leggere c'è abbondanza di saggi in materia, da "Le mani sull'Università" di Felice Froio al recentissimo "Chi sono i nemici della scienza" di Giorgio Israel, il quale peraltro con cadenza regolare pubblica preoccupanti articoli su tali questioni (e non è certo il solo).

    In Italia esiste e resiste il mito atavico dell'ingegnere come supertecnico tuttofare buono per tutte le stagioni, anche a causa della presenza degli Albi e della relativa tradizione di impartire una preparazione eccessivamente generalista. La laurea in "ingegneria informatica", assieme ad un paio di altre specializzazioni, è stata introdotta a livello nazionale solo nel 1993: in regime di Vecchio Ordinamento, ma molto di recente. Le reali differenze tra un ingegnere rispettivamente elettronico, informatico e TLC andavano cercate col lanternino di Diogene: alcune specializzazioni ed orientamenti erano praticamente sovrapponibili dal primo all'ultimo esame. Il passaggio alle lauree triennali ha poi ulteriormente appiattito molte differenze. Il che è ovviamente assurdo!

    L'ingegneria è un insieme di discipline applicative basate sulla conoscenza di risultati scientifici, ma soprattutto su vasti "body of knowledge" e "best practices", insiemi di esperienze pragmatiche e regole empiriche approssimate, accumulati dalla disciplina nel corso degli anni. Nelle specializzazioni "classiche" dell'ingegneria (edile, civile, navale...) la singola opera è unica e non serializzabile, non si possono apportare migliorie per tentativi o test distruttivi, si applicano solo simulazioni in scala e modellazioni approssimate, ed è richiesta la progettazione totale. Ovviamente le cose sono ben diverse parlando di ingegneria elettronica, informatica, controllistica... ma questo banale dato di realtà non pare riuscire a permeare le torri d'avorio del mondo accademico, quantomeno non in modo massiccio ed uniforme.

    Allo stesso modo, è inconcepibile ammannire a degli ingegneri informatici interi corsi sulla teoria del controllo ancora concettualmente impostati come il manuale del Morris di buona memoria: quaranta lezioni su PID e sistemi continui, e nell'ultimo quarto d'ora un accenno all'esistenza dei sistemi di controllo logici. Non sembri un'iperbole: in Italia le facoltà che erogano davvero corsi di automazione incentrati (prevalentemente) sul controllo logico si contano sulle dita di una mano. Questo non significa certo trascurare i fondamenti teorici, ma semplicemente adeguarsi alla realtà.

    Fino a pochi anni fa gran parte degli sforzi della formazione interna nelle aziende più grandi ed organizzate era rivolta a smantellare e ricostruire, in una infelice e costosissima maieutica socratica, la forma mentis di ragazzotti supponenti che sbarcavano in azienda con la tronfia convinzione che l'aver sostenuto obbligatoriamente esami inutili (spesso perfino deleteri) come scienza delle costruzioni e fisica tecnica in seno ad una laurea in elettronica o informatica avesse loro "aperto la mente". Taluni arrivavano ad ostentare perfino soddisfazione ed orgoglio una volta messi di fronte alle loro spaventose lacune specifiche in ambito logico, algoritmico e discretistico e perfino nell'ambito del controllo logico e delle reti di Petri, scimmiottando dai loro docenti più ottusi un'attitudine di albagia e sufficienza davanti a tali saperi, snobbati come "secondari" (evidentemente rispetto agli intricati quanto inutili sistemi di PDE o a quelle due/tre dozzine di trasformate, appresi con fatica) o addiruttura declassati al rango di "mero sapere applicativo", in una distorsione cognitiva tanto assurda quanto diffusa. Oggi, più che altro, si lavora formativamente per colmare lacune e misconcezioni.


    Il problema dei linguaggi di programmazione, nello specifico, si riconduce facilmente ad un problema più generale: chi insegna determinate materie? Ad esempio, l'insegnamento della matematica nelle scuole di ogni ordine e grado è un disastro anche perché solo una risicatissima frazione del personale docente possiede una vera preparazione in didattica e filosofia della matematica (ebbene sì, è praticamente impossibile insegnare davvero in modo completo ed efficace l'essenza della matematica senza possedere una idea, magari anche informale ma solida, di cosa sono davvero gli enti matematici).

    Allo stesso modo, l'economista o il fisico matematico, il biologo molecolare o il filologo messi ad insegnare C++, Java, Python o anche solo SPSS/Systat senza una specifica preparazione in software engineering e progettazione producono danni con probabilità p tendente all'unità. Scrivere software (vogliamo ripeterlo qui?) non significa certo arronzare insieme un po' di codice alla bell'e meglio per risolvere un problema contingente, ma saper scegliere la migliore soluzione algoritmica e di codifica in relazione alle specifiche, all'ambiente, ed ai parametri ingegneristici classici (es. robustezza, stabilità, mantenubilità, prestazioni...).
    Ultima modifica di M.A.W. 1968; 12-05-2015 a 17:23

  5. #5
    Utente di HTML.it L'avatar di Scara95
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    Abbiamo capito che per quanto risentimento una persona possa provare verso le università italiane M.A.W. ne proverà sempre di più
    "Quid enim est, quod contra vim sine vi fieri possit?" - Cicerone, Ad Familiares

  6. #6
    Quote Originariamente inviata da Scara95 Visualizza il messaggio
    Abbiamo capito che per quanto risentimento una persona possa provare verso le università italiane M.A.W. ne proverà sempre di più
    Per ovvi motivi professionali, la risposta è sì.

    Fate un bel gedankenexperiment per rendervene conto: pensate a quanto tempo e risorse aziendali si potrebbero risparmiare se le cose funzionassero in modo appena migliore (e più "europeo", per così dire), immaginandovi coinvolti in prima persona nell'esborso di risorse ed energie per rimediare a certi disastri didattici (non solo nell'ultimo segmento dell'istruzione, in realtà), e vedrete che anche il vostro risentimento quadratico medio aumenterà esponenzialmente...
    • Un plauso a Grisha Perelman, raro esempio di genuino anticonformismo umano e scientifico.

  7. #7
    Utente di HTML.it L'avatar di MySQL
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    Abbiamo capito che per quanto risentimento una persona possa provare verso le università italiane M.A.W. ne proverà sempre di più
    Io aggiunto tre elementi
    1) negli USA non esiste informatica (di MMFFNN) come l'intendiamo noi, sono della parrocchia engineering, almeno per quanto ne so
    2) la maggior parte dei docenti di basi di dati o simili non ha idea di come si progetti un database "vero", e continua a insegnare le Teorie Di Fede (non di Emilio, intendo della normalizzazione-senza-se-e-senza-ma)
    3) da quanto so ingegneria informatica e informatica sono state mergiate a bologna, penso che in prospettiva sarà lo stesso più o meno ovunque

  8. #8
    Quote Originariamente inviata da MySQL Visualizza il messaggio
    Io aggiunto tre elementi
    1) negli USA non esiste informatica (di MMFFNN) come l'intendiamo noi, sono della parrocchia engineering, almeno per quanto ne so
    2) la maggior parte dei docenti di basi di dati o simili non ha idea di come si progetti un database "vero", e continua a insegnare le Teorie Di Fede (non di Emilio, intendo della normalizzazione-senza-se-e-senza-ma)
    3) da quanto so ingegneria informatica e informatica sono state mergiate a bologna, penso che in prospettiva sarà lo stesso più o meno ovunque
    Nel sistema scolastico anglosassone, che include anche buona parte dei paesi nordeuropei (oltre a parecchie ex colonie del Commonwealth), esistono sia lauree Bachelor e Master in Computer Engineering (che con meno di mezza dozzina di corsi extra possono diventrare una doppia laurea, includendo anche le competenze in Electronics Engineering), sia lauree in Computer Science ovvero la nostrana scienza dei calcolatori, oggi più sbrigativamente informatica, delle facoltà di Scienze MMFFNN.

    Inoltre in talune università, senza aggiungere corsi facoltativi, è da decenni tranquillamente possibile conseguire una laurea magistrale (M.Sc.) che comprende tutti e soli gli esami specialistici realmente rilevanti per le cosiddette ingegnerie "delle vocali" o nuove ingegnerie: vale a dire Automatica, Elettronica e Informatica. Ad esempio il M.Sc. in Embedded Systems dell'Università Tecnologica di Delft (uscio e bottega con la Philips SA) ha esattamente codesta connotazione, fin dai primi anni Novanta del secolo scorso, formando dei progettisti con ottimo bilanciamento delle competenze in elettronica, informatica e controllo+automazione industriale. Pressoché impensabile in Italia, sia all'epoca che oggi.
    • Un plauso a Grisha Perelman, raro esempio di genuino anticonformismo umano e scientifico.

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